Bertolotto: “Il Pordenone non smetterà di avere fame”

Bertolotto: “Il Pordenone non smetterà di avere fame”

Il giornalista che segue i ramarri per Messaggero Veneto e Gazzetta dello Sport analizza il momento d’oro della squadra di Tesser

di Redazione

Alberto Bertolotto è uno dei maggiori conoscitori del mondo Pordenone: segue da anni la squadra neroverde, della quale oggi si occupa per Messaggero Veneto e Gazzetta dello Sport. Giornalista appassionato e preparato, è anche un apprezzato scrittore sportivo: analizziamo con lui il momento d’oro dei ramarri, terzi in classifica nell’anno dello storico debutto in Serie B. Bertolotto parte da una considerazione di rilievo: “Non c’è il rischio che venga meno la mentalità: il Pordenone continuerà ad avere la fame che ha dimostrato di avere finora”, dice.

Perché? “Ogni componente dell’ambiente neroverde ha una motivazione per fare in modo che ciò avvenga. Tesser, dopo l’esonero di Cremona, è tornato in Serie B: a 61 anni ha ancora “fame” di allenare. E’ evidente da come studia le partite, dal modo in cui le prepara. Ha ancora voglia di allenare, insomma, e riesce a trasmettere la sua fame alla squadra. Questo è un fattore determinante”.

Anche i giocatori, per ragioni diverse, secondo Bertolotto sono molto motivati. “Ci sono giovani come Pobega e Di Gregorio, che vogliono salire di categoria e lo possono fare, per le qualità che stanno dimostrando di possedere – evidenzia il giornalista -. Giocatori come Misuraca e Burrai  sono ritornati in Serie B: sapevano di poterci riuscire solo guadagnandosi la promozione e ci sono riusciti. Un discorso simile vale anche per Gavazzi“.

Capitolo “vecchi”. “De Agostini e Stefani sono persone serie, fungono da traino per tutto il gruppo. Si aggiunga un altro elemento: la qualità. Cito, in questo caso, Camporese, giocatore che sta dando un contributo di grande spessore. Infine, ma non da ultimo, rivolgo lo sguardo a Strizzolo: a parte per i 3 gol, è fondamentale per la squadra. La sua incisività va oltre il bottino personale, perché permette ai compagni di esprimersi al meglio. Attacca la profondità, sfibra la difesa, rompe continuamente la linea: è essenziale. Il suo obiettivo è andare per la prima volta in doppia cifra: anche per questo è tornato in una società e in un ambiente che stima”.

Per questo, a giudizio di Bertolotto, è impossibile che i ramarri possano smarrire per strada la fame. “Parlare di favola neroverde non è sbagliato – conclude -: dieci anni fa il Pordenone giocava il derby di Serie D col Tamai. Neanche il tifoso più ottimista probabilmente avrebbe sperato in quello che poi si è concretizzato: nulla arriva per caso, però. C’è del lavoro dietro, ci sono competenze, c’è professionalità. Una cosa è importante, soprattutto per i tifosi: ricordarsi di dove si era per avere l’esatto quadro delle cose. E per riflettere sul fatto che, prima di criticare, è meglio pensarci su. C’è chi sta molto peggio”.

Questi alcuni dei libri di Bertolotto:

“La prima B. La storica promozione del Pordenone”

“Il Mundial di Karol”

“A ritmo di Polska”

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