Le due facce del Friuli: il sogno del Pordenone, le paure dell’Udinese

Le due facce del Friuli: il sogno del Pordenone, le paure dell’Udinese

Neroverdi e bianconeri vivono momenti agli antipodi: una delle spiegazioni va ricercata nel concetto di gruppo

di Redazione

Ci sono due immagini di Cosenza-Pordenone che fotografano il “segreto” della squadra di Tesser, che spiegano la differenza attuale tra i ramarri e l’Udinese. E, quindi, aiutano a capire perché i tifosi neroverdi sognano la A mentre quelli bianconeri sono pervasi dagli incubi.

Primo scatto. Monachello, dopo un contrasto a centrocampo, rimane a terra. Protesta con l’arbitro, chiede un fallo: Gavazzi, mentre insegue un avversario, lo invita ad alzarsi. A combattere per la maglia, a mettere il proprio mattone per dare forma al sogno, alla parola “impronunciabile”.

Secondo scatto. Camporese ha appena sbrogliato una situazione difensiva complicata: esorta i compagni a prestare maggiore attenzione, a dare tutto. All’orizzonte sempre la stessa cosa: quel sogno, che nell’immediato significava violare il Marulla.

E’ bene fare una precisazione. Gavazzi e Camporese non hanno mancato di rispetto ai compagni, anzi: sono stati uno sprone, hanno voluto ergersi a guida del momento in un gruppo che non ha bisogno di primedonne, perché ognuno è un leader.

Negli sport di squadra il gruppo può fare tutto o annientare ogni cosa: dipende dalla sua esistenza o meno. Se c’è, nessun traguardo – alcun sogno – può essere precluso a priori. Se non c’è, spesso sono guai. Grossi.

Certo, probabilmente è riduttivo sintetizzare nel concetto di gruppo i momenti agli antipodi di Udinese e Pordenone: c’è molto altro. In egual misura, però, la propensione a essere squadra è forse l’elemento maggiormente paradigmatico delle differenze di oggi.

Nel Pordenone ciascun giocatore, dopo aver fatto il suo, pensa quello che può fare per il compagno, e quindi per la squadra: per il gruppo, concetto esaltato da Tesser e fatto proprio da tutti. Proprio da tutti: chi non salta un minuto e chi gioca col contagocce.

Ora, tutto si può dire tranne che nello spogliatoio bianconero il clima sia lo stesso. Gli spogliatoi sono luoghi a sé stanti, universi paralleli dove gli equilibri sono sottili, alle volte infinitesimali. Non basteranno a giustificare fortune e disgrazie di una squadra, ma di sicuro aiutano a comprendere. E trasformano i sogni in incubi.

Massimo Pighin

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