Calcio: qualcuno vorrebbe riprendere gli allenamenti. Un medico di Udine: “Pazzi”

Calcio: qualcuno vorrebbe riprendere gli allenamenti. Un medico di Udine: “Pazzi”

I controlli ci sono, ma la polizia e i carabinieri on possono pattugliare tutto. Probabili ente arriverà l’esercito. Ma se la mentalità non cambierà i morti li avranno sulla coscienza tutti quelli che oggi cercano o vogliono fare i nuovi furbetti dei quartierini.

di Redazione

Sembra proprio che il mondo del calcio viva ancora su Marte. Il presidente della FIGC, Gravina, auspica la ripresa per il 3 maggio, i club si adeguano ma mugugnano. Vittime tutti della bolla speculativa che hanno creato negli anni, sopravvalutando il loro prodotto, aumentando gli ingaggi a dismisura, gli stessi che ora chiedono di ridimensionare agli atleti, vivendo di proventi tv senza pensare mai a vivai o calciatori autoctoni per cercare di non essere schiavi dei padroni dell’informazione sportiva.

Ora piangono. E vorrebbero imporre ai calciatori una ripresa degli allenamenti a brevissimo termine, proprio mentre alcune regioni (e presto il Governo) imporrà nuovi divieti come quello di fare jogging per strada. Come si può pensare che dei calciatori siano immuni? Come si può pensare di lanciare un messaggio sbagliato, dopo quelli già lanciati dal mondo del pallone, facendo credere che i loro atleti siano immuni, mentre i cittadini devono rispettare regole rigidissime che non hanno ancora una fine certa, anzi si presume che il tutto durerà almeno tre mesi basandosi sul modello cinese? Come si può credere davvero che il mondo del pallone possa uscire prima di altre attività da una crisi che ridimensionerà il mondo che conoscevamo solo qualche settimana fa?

Insomma tante parole come al solito, superflue perché le immagini che contano sono altre: i mezzi militari che portano via numeri di cadaveri senza fine, città intere messe in ginocchio e tante zone d’Italia che iniziano a tremare vedendo la linea dei contagi aumentare ovunque in maniera enorme.

Il calcio deve fermarsi del tutto. Punto. Andando in giro per Udine, una città come altre non ancora nel dramma come Bergamo o Brescia, ci si accorge però che come spesso è accaduto nel passato il calcio è specchio della società, e quella italiana è inutile negarlo è fatta da pressapochisti, ingannatori delle regole e furbi. Nel capoluogo friulano anche al 20 marzo si vedono troppe persone in giro. Un medico, c he vuole rimanere anonimo, ci dice senza mezzi termini: “qui sono tutti pazzi. Anche io seguo il calcio, ma se ricominciasse prima che tutto sia finito il messaggio verrebbe preso dalla gente comune come di un ritorno alla normalità, e questa non arriverà prima di alcuni mesi. Noi in Friuli aspettiamo il picco tra il 15 e il 2o0 aprile, ma ciò non significa che dopo sarà subito la fine, anzi. Sarà solo l’inizio di una discesa ma proprio per evitare nuove salite le norme durissime serve che durino ancora. Noi per adesso non siamo ancora al limite, ma i numeri che ci preoccupano sono quelli non ufficiali. Quelli derivati dai cosiddetti asintomatici, che sarebbe meglio definire con sintomi lievissimi. Sono loro il focolaio peggiore, quello che potrebbe portare penso a circa 6 mila i casi conclamati da qui a fine aprile. Questo significherebbe arrivare ala situazione di Bergamo visto il rapporto che abbiamo come numero di abitanti. Per questo auspico che anche il calcio, commutante altre attività chiudano del tutto altrimenti la gente comune si sentirà autorizzata a afre confronti e sarà indotta a non rispettare le restrizioni che sono importantissime e che devono tirare per tutto il tempo necessario. quanto? Io penso almeno fin o a fine maggio, ma non abbiamo date certe”.

Poi passeggiando per un quartiere popoloso della città (Chiavris) capiamo cosa intendeva il medico dell’Ospedale cittadino. Ancora cantieri edili aperti senza norme di sicurezza. Nessuna mascherina tra i dieci operai contati, nessun limite di sicurezza per la vicinanza e soprattutto lavori in un condominio abitato per cui anche gli abitanti messi a rischio. Ma non c’è solo questo: ancora gente che corre, ancora molte persone in bicicletta. I controlli ci sono, ma la polizia e i carabinieri on possono pattugliare tutto. Probabili ente arriverà l’esercito. Ma se la mentalità non cambierà i morti li avranno sulla coscienza tutti quelli che oggi cercano o vogliono fare i nuovi furbetti dei quartierini.

 

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