Il calcio riparte come doveva fare dall’inizio: a porte chiuse. Ma c’è già chi mugola nella follia

Il calcio riparte come doveva fare dall’inizio: a porte chiuse. Ma c’è già chi mugola nella follia

Anche la Uefa non si è dei fatto espressa su Euro 2020: per adesso si gioca, ma ogni decisione verrà presa in base all’evolversi della situazione, nulla è escluso così come per l’Olimpiade di Tokyo. La situazione è allarmante a livello locale, e anche se in ballo ci sono interessi economici mostruosi non si può pensare di fare certe manifestazioni se non ci sono basi di sicurezza che ad oggi non esistono.

di Redazione

Il calcio ripartirà nel fine settimana, almeno quello di Serie A. Per il resto la FIGC potrebbe decidere anche di annullare i campionati dilettanti. Mentre per la Serie B e la Lega Pro si dovrebbe giocare a porte chiuse ovviamente. Col controsenso del momento sintetizzato tutto da quanto successo col Pordenone. I neroverdi in piena emergenza hanno giocato al Friuli a porte aperte contro la Juve Stabia. In mezzo al pubblico il consigliere regionale Bolzanello, vittima innocente del contagio che appena ricevuta la notizia che tutto il consiglio è in quarantena si è spostato isolandosi. Perché gli stadi oggi non sono sicuri e il contagio che gli esperti dicono che ha un quoziente quasi tre, ovvero ognuno può contagiare quasi tre persone.

Ma questo non  fa desistere dalla follia del calcio che in questo frangente ha dato il peggio di Sè, cosa peraltro già complicata visti alcuni precedenti. Mentre fin dall’inizio dell’epidemia in Italia si iniziavano a prender misure sempre più drastiche il calcio (e anche l’Udinese) faceva finta di nulla sperando che i termini fissati per decreto sterminassero il virus, oppure che gli stadi fossero immuni in quanto i tifosi sono i più sani del mondo (e quelli che economicamente tengono su il baraccone). Così dalle richieste di porte aperte ci si è trovati di fronte alla scelta: o sospendere tutto o giocare a porte chiuse. Ovviamente si è fatta la scelta che su queste pagine auspicavamo fin dall’inizio, la più logica e quella che può garantire un po’ di distrazione di massa in un momento non facile.

Ma nonostante questo qualche tifosi (più di qualche a dire il vero) sui social già invita a recarsi allo stadio per tifare da fuori. Alla faccia di inviti (che potrebbero divenire anche ordini) a non fare assembramenti e ad evitare il più possibile i contati tra persona.

Alla fine ecco quanto accadrà. Porte chiuse fino al 3 aprile con la Serie A che slitta recuperando prima i sei incontri della 26ª giornata che sono stati rinviati e poi ripartirà “scalando” di un turno. Il tutto aperto solo a pochi operatori tv, ovviamente “certificati” di non avere contratto il virus: anche su questo punto le aziende interessate (Sky etc) dovranno garantire la sicurezza autocertificando chi si sposterà. Alle 18 di domenica si giocherà dunque Udinese-Fiorentina.«Abbiamo deciso di accogliere i suggerimenti del Governo, salvaguardando i rapporti con gli operatori televisivi, non c’era un’altra soluzione», ha spiegato da Roma il vicepresidente dell’Udinese, avvocato Stefano Campoccia. I bianconeri, dunque, dovranno fare a meno del sostegno del pubblico amico per due gare, contro Fiorentina e Atalanta. Se non ci saranno ulteriori misure d’emergenza( inutile negare che l’allarme è massino) il calcio potrebbe tornare alla normalità l’11 aprile, quando l’Udinese ospiterà il Genoa. Ma aspetteremmo per parlare di questo visto che tutto è nebbioso e le informazioni arrivano a rate anche per la poca conoscenza che c’è attorno al covid-19. Anche la Uefa non si è dei fatto espressa su Euro 2020: per adesso si gioca, ma ogni decisione verrà presa in base all’evolversi della situazione, nulla è escluso così come per l’Olimpiade di Tokyo. La situazione è allarmante a livello locale, e anche se in ballo ci sono interessi economici mostruosi non si può pensare di fare certe manifestazioni se non ci sono basi di sicurezza che ad oggi non esistono. Anzi, essendo l’Europeo itinerante potrebbe essere anche deciso di spostarlo in una nazione sola per evitare spostamenti di tifosi o impedire ad altri di seguire l’avvenimento (ad oggi gli italiani non possono di fatto muoversi facilmente).

 

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