In scena il B-movie delle 22

Perché una sconfitta fa incazzare molto di più della gioia per una vittoria. questa passa, si pensa già alla gara che verrà.Una sconfitta con i suoi errori, invece rimane A volte anche come cicatrice indelebile.

di Redazione

Sapete una cosa? L’Udinese è tornata, ovviamente chiudendo gli occhi i quasi quattro mesi di “lockdown” sembrano un istante. sembra ieri: l’Udinese offre sempre lo stesso, preoccupante, spettacolo. Una serie di gol sbagliati, poi puniti per quella vecchia regola del calcio che non perdona mai.

Ma oramai ci si fa il callo. Non fa più nemmeno notizia l’impresentabile e atavico attacco bianco e nero, molto più nero che bianco. Non fanno notizia nemmeno le frasi fatte, i “se” e i “ma” che accompagnano i dopo partita.

Farebbe notizia una cosa che non accade. Invece di rammaricarsi per un risultato ingiusto (ci saranno mai risultati davvero giusti nel calcio?) sarebbe bello vedere un po’ di dignità, almeno dialettica. Perché una sconfitta fa incazzare molto di più della gioia per una vittoria. questa passa, si pensa già alla gara che verrà.Una sconfitta con i suoi errori, invece rimane A volte anche come cicatrice indelebile.

Il rumore di una sconfitta non dovrebbero essere considerazioni fuori luogo, dovrebbe essere un silenzio interrotto da scarpini lanciati sul muro, un dirigente o un allenatore che ha il volto scuro dalla cui bocca escono critiche perché è indecente che si possa perdere crepando cinque volte più dell’avversari. L’indole materna che giustifica tutto rischia sempre di creare alibi in giocatori che si auto perdonano. “infondo siamo solo sfortunati”: no, miei cari. siete scarsi se non riuscite a mettere dentro un pallone su quindici e non siete sfortunati perché questo accade da tempo immemore, non è solo una gara storta come si vorrebbe far credere. Forse vi salverete, ma non sarà nemmeno questa volta per merito, specie in un campionato dove i valori sono saltati e chiamalo “il più falso della storia” non è do certo esagerato.

Ma l’Udinese è sempre la stessa. Cambiano i parametri, ma tutto rimane uguale: formazione, tattica, m errori, parole. Lo stesso copione che in serate estive appare quasi un film, di quelli che Rete4 passava anni fa dopo le 22, quando ci si sdraiava al fresco per un bel “B-movie”. Oggi attenti perché il nome rischia divenire un terrore vero: mai come oggi, con tre gare alla settimana, con valori sballati, tutto è in discussione e certi difetti mai affrontati rischiano di essere pagati a caro prezzo.

Per cui basta ipocrisia: si dica la verità alla gente. Oppure almeno ci si mostri incazzati, perché non è normale che tutto venga passato come un evento che deve “darci fiducia per il futuro”.

 

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