La follia dell’Italia e il campionato falsato

La follia dell’Italia e il campionato falsato

Edgar Allan Poe scriveva che “la follia è probabilmente il grado più elevato dell’intelletto”. Il grande scrittore e poeta di Baltimora non aveva ben chiara però la situazione italica.

di Redazione

Il caos. L’Italia, da sempre Paese considerato pressapochista e pasticcione, in questi tempi strani dove l’emergenza sul Covid-19 sta creando più allarme che morti, sta dando il peggio di sé. E il calcio come sempre ne è l’esempio. Partiamo dalle parole del ministro per lo Sport Vincenzo Spadafora che in merito alla scelta di rinviare le partite nelle regioni coinvolte parla di «valutazione unanime dei vertici del mondo sportivo e calcistico nel senso di prediligere il rinvio piuttosto che giocare negli stadi vuoti, tenendo conto anche delle ripercussioni a livello di immagine sul nostro Paese» Una domandina: ma per l’immagine del Paese non era meglio giocare a porte chiuse dando l’impressione che c’è precauzione, ma non allarmismo totale?

Oppure se davvero c’è così tanta preoccupazione, magari per informative dell’OMS che non  sono di certo pubbliche, allora bene che si chiuda tutto. Ma altrettanto bene andrebbe forse rivedere anche le decisioni sulle aperture della scuole, visto che un virus non si debella per decreto e tanto meno non cambia nulla se domenica c’è l’emergenza e lunedì per magia tutto deve tornare alla normalità. Il Friuli VG in questo senso è stato protagonista assoluto: tra le primissime regioni a decretare lo stato d’emergenza (fino a fine luglio), il primo a chiedere la chiusura delle scuole, il primo a ricredersi.

Sta di fatto che la decisione di rinviare Juve – Inter ha quasi del ridicolo visto che mercoledì Juve – Milan di Coppa Italia per volere del prefetto di Torino si dovrebbe (usiamo comunque il condizionale) giocare a porte aperte: accesso interdetto però ai tifosi provenienti dalle tre regioni critiche per l’emergenza coronavirus. Ecco la soluzione che i biologi non trovavano. Basta isolare solo alcuni, poi il resto è tutto bene perché il commercio, pardon l’economia, deve andare avanti.

Allora parliamoci chiaro: o in Italia un problema grave ma non drammatico è stato ingigantito all’ennesima potenza, oppure un problema drammatico lo si sta portando al ridicolo.
La logica sembra aver perso la sua importanza e gli interessi dei singoli orticelli viene prima del bene comune. Così se l’Udinese e la Juve esultano per la decisione di posticipare le loro gare, da altre parti si parla giustamente di come questo campionato, già definito macinato e non più spezzatino, oramai ha perso ogni credibilità. Come pensare che il recupero di maggio di queste gare non possa cambiare la prospettiva della classifica? Prendete l’Udinese: ora con la Fiorentina si sarebbe giocata la salvezza contro una squadra che deve ancora uscire dalle sabbie mobili del tutto, a maggio i Viola potrebbero tornare in Friuli già belli che salvi e con la testa alle vacanze, virus permettendo ovviamente.
Per non  parlare della lotta scudetto con la Lazio oramai capolista solitaria che però vede dietro di sé due squadre con a fianco asterischi che ricordano, come nel film di Benigni e Troisi, “che devi morire”. Mo ce lo segniamo.

Intanto in Gran Bretagna si paventa l’idea che le scuole possano chiudere per due mesi, addirittura si parla già di beffa per il Liverpool che in caso (paventato) di chiusura anticipata della Premier (possibilità segnalata da molti quotidiani autorevoli), non  vedrebbe riconoscersi il titolo che ad oggi sembra alla portata e che manca ai reds da 30 anni.
In Svizzera si blocca il campionato, cosa già fatta in Giappone e Corea del Sud (che attualmente hanno meno casi dell’Italia), col Paese del Sol Levante che ufficialmente non ha ancora preso una decisione sull’Olimpiade: per ora si disputa, ma si attende ancora prima di dirlo senza se e senza ma. Contemporaneamente se nel mondo (ancora apparentemente lontano dal contagio che c’è in Italia) vengono cancellate fiere importantissime, qui si conferma Vinitaly. Qualcosa non torna e se all’estero si guardava con paura all’Italia ora si guarda anche con diffidenza con il solito pensiero che da sempre attornia la penisola: “qui ci vogliono fregare”.

Ma tornando al calcio tutto appare ancora più pressapochista: che cosa succederà il prossimo fine settimana se il virus non avrà rallentato abbastanza da giustificare un ritorno alla normalità agonistica e si sarà esteso ad altre regioni? Si bloccherà ancora tutto, si rinvierà o si giocherà ancora a porte chiuse alcune gare altre no? E nelle scuole? Se l’incubazione è di circa 14 giorni come mai in Friuli e in altre regioni già il 2 marzo tutti rientrano quando è da solo una settimana che si sono manifestati i primi casi?

Intanto a Udine c’è soddisfazione e ci mancherebbe: l’Udinese oggi come oggi partiva sfavorita con i viola e quindi di chiaro che tutto il club sia strafelice di non aver giocato. Sono soddisfazioni davvero. Per cui se qualcuno pensava di voler fugare i dubbi dei cittadini imponendo una falsa tranquillità, ecco con queste mosse si sta ottenendo il contrario, crescono le domande a cui nessuno sta dando risposta, se non  quella di facciata. Esattamente come ha fatto la Cina.

E pensare che solo sette giorni fa chi oggi esulta per il ritorno all’attività produttiva chiedeva addirittura di chiudere i confini o magari impegnare l’esercito. Edgar Allan Poe scriveva che “la follia è probabilmente il grado più elevato dell’intelletto”. Il grande scrittore e poeta di Baltimora non aveva ben chiara però la situazione italica.

 

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