L’ora più buia. #Iorestoacasa #fermiamoilcalcio. I due motivi per cui aver paura

L’ora più buia. #Iorestoacasa #fermiamoilcalcio. I due motivi per cui aver paura

L’Italia vive l’ora più buia. Parlare di partite sarebbe bello, ma prima serve capire che ognuno di noi ha la responsabilità di chi gli sta vicino. Altrimenti ben vengano misure ancora più restrittive. 

di Redazione

Il virus che provoca il la Covid-19 è oramai una pandemia, ma oltre alla Cina sta scoppiando per prima nel peggior posto possibile: l’Italia, da sempre riconosciuta all’unanimità come il Paese dei superficiali, dei pressapochisti e degli opportunisti in questi giorni sta offrendo a tutti i livelli il peggio di sé.

Mentre il Governo si assume le responsabilità per misure restrittive mai prese e inimmaginabili fino a solo un mese fa, ecco che qualcuno continua a pensare ai suoi interessi. La gente muore, gli ospedali rischiano il collasso, chiunque può essere contagiato: ma ecco che molti si mostrano falsi eroi sfidando a petto in fuori e col ghigno di chi vorrebbe gridare “me ne frego” i consigli orsa diventati divieti e che a breve potrebbero essere costrizioni. La legge marziale ancora non è mai stata istituita, ma a mali estremi…

Si sono visti in questi giorni i difetti degli italiani esplodere: in Friuli, tanto per citare un posto ma non l’unico, mentre le scuole sono chiuse per precauzione molti si stanno già organizzando come se fosse una vacanza. Non facciamo colpe agli studenti, ma ai genitori che magari gridano al Governo epiteti perché vogliono aiuti economici e magari lasciano i loro figli uscire per andare in supermercato, al bar o ovunque possano essere a  contatto con più persone. In Friuli mentre gli impianti di sci sono stati chiusi a livello nazionale, la domenica del divieto eccoli presi d’assalto. In Friuli mentre Protezione Civile e medici si sgolano per indicare l’unica via per ora possibile, quella dell’isolarsi, ecco alcuni signorotti che tirano la giacca a sindaci e politici locali per far eludere le normative e tutti pronti ad ascoltarli in nome del commercio.

Nessuno si rende conto che l’economia mondiale rischia una crisi mai vista e che i calcoli si faranno alla fine. Arginare ora l’onda non serve a nulla se non a crearne altre ad effetto che rischiano di travolgere ulteriormente tutto.

In tal senso è da stigmatizzare il comportamento dei padroni del calcio. Se fossimo in una nazione con dei princìpi solidi le porte chiuse sarebbero state l’unico modo per dare ancora una parvenza di normalità laddove tutto si sta chiudendo (non per ferie). Ma mentre sono in vigore i divieti ecco i tifosi che si organizzano per eluderli ancora, assembrandosi per incitare i loro “beniamini”. Mentre sono in vigore divieti per le persone i padroni del vapore litigano come non mai, vogliono far credere che mandare le partite in chiaro non sia possibile perché ligi alle regole, quando da sempre cercano gli escamotage per aggirarle.

Si capisca una volta per tutte che questo virus ha due spiegazioni per cui va temuto. 
In primo luogo per la sua contagiosità. In termini medici ha un valore R=3, ovvero che ogni persona ne contagia fino a tre. In soldoni se io conosco Tizio, che conosce Caio, che conosce Meni io posso essere contagiato da quest’ultimo anche se non so nemmeno chi sia.
In secondo luogo non essendoci un vaccino (ci vorranno mesi e forse ancora di più) ora l’unica cura per gli ammalati più gravi (potrebbe capitare anche a vostri famigliari) sono bombardamenti antivirali usati normalmente per Ebola e l’HIV. Tra questi l’AZT. Per molti di voi questo potrebbe essere quasi un sollievo, un modo per pensare che “tanto mi cureranno”, invece no. Chi ha qualche anno si ricorderà che nel anni ’80 e ’90 quando l’AZT era l’unica arma contro l’HIV era stato messo al bando per la sua tossicità. Uccideva più la cura che il virus dell’AIDS. Guardatevi “Dallas buyers club” bellissimo film con Matthew McConaughey: una storia vera che conferma quanto all’epoca l’AZT venne messo al bando dagli stessi malati che sapevano che morire di questo antivirale era peggio della malattia per  gli effetti collaterali che provoca.

Si capisca quindi la drammaticità del momento. Per fortuna questo virus non è sempre mortale, anzi spesso il suo decorso è positivo e provoca pochi sintomi. Ma non significa che chi ci sta vicino possa avere la stessa fortuna. E’ individuale: ognuno ha la sua capacità immunitaria e risponde a suo modo. Anche i più sani.

Per questo l’appello: restate a casa il più possibile, se non  per le attività obbligatorie. Tenete a casa i vostri figli, non  è una vacanza. E fermiamo il calcio. Giocare così non ha senso. Ci sono ospedali che stanno vedendo morire alcuni pazienti perché incapaci di sostenere il carico che sta arrivando. Per ora alcune Regioni sono colpite meno, ma non significa che presto non possano vivere le stesse situazioni con un collasso totale del sistema Italia. Per questo prevenire è meglio che curare, si dice.
Fermate dunque il baraccone del calcio: non è giusto nemmeno che si creino cittadini di serie A e B. Mentre ad alcuni si chiede di evitare spostamenti, i club con la loro carovana di dirigenti, magazzinieri, giocatori, staff si spostano dalle zone rosse, oppure altre vi ci recano. Non importa se ad oggi nessuno è ancora positivo, presto potrebbe cambiare e chi non presenta sintomi è contagioso ugualmente. Ma mettere a rischio i dipendenti dei club, le loro famiglie e di conseguenza a cascata anche i loro conoscenti e non solo (R=3) è da folli. Gli interessi economici avuti in questi anni possono bastare a sopravvivere.

Anche perché come detto i calcoli dei danni si faranno alla fine. E nulla sarà come prima nemmeno per il calcio. Credeteci. Non ci saranno più certe spese folli, forse tutto tornerà a livelli più umani e non sarebbe nemmeno un male perché ad oggi sembrano alieni sbarcati sulla Terra inconsapevoli dei rischi che il piante riserva.

L’Italia vive l’ora più buia. Parlare di partite sarebbe bello, ma prima serve capire che ognuno di noi ha la responsabilità di chi gli sta vicino. Altrimenti ben vengano misure ancora più restrittive. 

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