L’Udinese e l’uomo che non voleva farsi re

L’Udinese e l’uomo che non voleva farsi re

Intanto l’uomo che non voleva farsi re lo è di fatto diventato e si spera comunque vada che la società lo dica ufficialmente magari aggiungendo che lo ha convinto a creare un regno più duraturo. I soldi non sono tutto, ma la stima delle persone sta andando oltre io risultati e questo è comunque qualcosa su cui costruire.

di Redazione
Udinese: mister Luca Gotti

“Pensare a qualcosa di più? Non è che io tengo la squadra coi piedi per terra, è che conosco il campionato e quindi so che c’è tutto in girone di ritorno da giocare nonostante i 9 punti in tre gare. Un girone che andrà affrontato con criterio ed umiltà, e così potremmo toglierci delle soddisfazioni”. Parole e musica di Luca Gotti, l’uomo che non volle farsi re, ma che di fatto sta prendendo in mano lo scettro di questa Udinese come nessuno in precedenza sia mai riuscito a fare. Tre vittorie consecutive non accadevano da tempo, dalla gestione Oddo quando il suo impatto fece esultare (quasi) tutti inducendo a credere che tutto potesse diventare rose e fiori. Poi…Poi sappiamo com’è finita. Accadde anche con Colantuono di girare la boa con  gli stessi punti di oggi e poi…Poi sappiamo com’è finita.

Per cui le parole dette dal mister sono musica per tutti, anche se a primo impatto non è il pop orecchiabile che molti vogliono spacciare per vendere subito qualcosa. No, è musica sofisticata che nel tempo si apprezzerà di più. Umiltà  lavoro, come insegnava sempre il suo conterraneo Francesco Guidolin. L’Udinese di oggi è al pari col Napoli, chi lo avrebbe detto a inizio stagione? E chi lo poteva immaginare solo un mese fa? Ecco, la bellezza di questo gioco è questa, ma anche la sua crudeltà è altrettanto imprevista: per passare dagli altari alla polvere è questione di episodi, oppure di un gruppo difficile da gestire. Oggi Gotti, uomo di poche parole ma di tanta sostanza anche per la sua preparazione umanistica, sta riuscendo proprio laddove i suoi predecessori hanno fallito. Ovvero dare a ognuno dignità e possibilità. Chiaro che alla lunga anche il miglior psicologo non riuscirebbe a gestire malumori dovuti all’impossibilità di schierare quindici uomini in campo, magari col famigerato 5-5-5. Gotti lo sa, Marino lo sa, la società anche. Ma se i primi due possono fare pressioni alla fine la decisione su chi vendere spetta sempre alla proprietà. per questo il mercato di gennaio sarà un banco di prova anche per i Pozzo che da anni forse perdono qualche timore di “svendere” un loro giocatore e per poi magari doverselo tenere perché nessuno più lo vuole. Chiaro che De Paul oramai rimarrà, e bene così perché sta dimostrando di ritrovarsi e di essere prezioso. Anche Fofana si sta ritrovando ma qui il ragionamento esula dal rendimento: il giocatore ha dietro Jajalo e Barak e quindi  è auspicabile che venga fatta una scelta in questo settore. Così come davanti è chiaro che qualcuno debba salutare. Si parla di Pussetto, ma non trascuriamo nulla perché gennaio è un mercato particolare e probabilmente tutto si giocherà alla fine.

Anche dopo che Gotti, con la tranquillità della classifica, avrà provato nuove soluzioni tattiche magari. Qualcosa lo si è già intravisto quando è entrato proprio Pussetto sia a Lecce sia col Sassuolo. Azzardare una squadra più offensiva non significa di fatto cedere qualcosa dietro. Perché gol fatti e subiti non dipendono solo dai numeri del modulo ma da un equilibrio di squadra dove tutti agiscono per il bene comune. Appunto, spirito di gruppo, appunto quel lavoro che sta facendo l’uomo che non voleva farsi re. Ma per arrivare a tenere saldo lo scettro serve anche avere la truppa giusta. Meno generali, più gregari e qualche asso nella manica da tenere sempre in serbo. Non solo per la salvezza, ma vista la classifica anche per altro. Chissà, però per ora bene ricordare il recente passato proprio per non dimenticare gli errori fatti.

Intanto c’è la Juve per la Coppa Italia. Una partita che diventa “gestibile” visto che non si deve già pensare a quella dopo col Milan in campionato. Giocarsela a viso aperto, poi sarà quel che sarà. Ma anche in passato l’Udinese in Coppa riuscì in imprese che sembravano impossibili. La competizione è particolare e oggi l’Udinese ha la tranquillità per giocarsela. Intanto l’uomo che non voleva farsi re lo è di fatto diventato e si spera comunque vada che la società lo dica ufficialmente magari aggiungendo che lo ha convinto a creare un regno più duraturo. I soldi non sono tutto, ma la stima delle persone sta andando oltre i risultati e questo è comunque qualcosa su cui costruire.

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