Non parlate al conducente

Non parlate al conducente

L’Udinese necessita di un rifacimento importante e non basteranno le solite scommesse esotiche per tornare ad essere ambiziosi. Per questo non si metta troppa pressione su Marino: darà il massimo, ma ora vogliamo capire quanto la proprietà metterà becco su determinate decisioni.

di Redazione
News Udinese, Marino punta Lovera.

L’arrivo di Pierpaolo Marino ha suscitato in tutti i tifosi friulani e negli osservatori molto entusiasmo. Il suo trascorso in Friuli, la sua conoscenza delle dinamiche calcistiche, la sua personalità sono indiscutibilmente una garanzia. Ma molti si aspettano il miracolo.

Non avverrà, o almeno è improbabile che un brutto anatroccolo che per cinque anni si è salvato con affanno possa passare a a cigno senza le consuete tappe intermedie. Un dirigente seppur bravo da solo può poco. Non va dimenticato quando con Ventura l’Udinese rischiò fino all’ultimo e si salvò a Lecce grazie a un rigore “generoso” su Di Michele. Quindi pensare che un dirigente da solo possa avere la bacchetta magica è sbagliato e si mettono solo aspettative che per ora sono solo speranze.

L’Udinese degli ultimi anni è stata una società patriarcale, con Pozzo Jr a tirare le fila di tutto e con i suoi (pochi) stretti collaboratori a fare da sherpa e non solo. La società ultimamente si è appoggiata anche troppo a qualche procuratore invadente, l’arrivo di certi giocatori è parso addirittura incomprensibile (come dimenticare Marquinho o Iturra), in sintesi è mancata la programmazione.

Ripartire significa gettare le fondamenta, ma sia chiaro che oggi come oggi il livello tecnico della squadra è basso benché ne dica qualcuno. La classifica del resto non mente e nemmeno gli occhi di chi qualcosa di calcio ne sa. Ora servirà vendere. Come detto De Paul, Fofana, forse Larsen serviranno a fare cassa, mentre si andranno a perdere D’Alessandro, Okaka e Zeegelaar. In difesa da valutare Samir che non ha molte richieste.

Fino  a quando queste situazioni non saranno chiarite non si passerà alla fase acquisti e solo allora capiremo anche quale ruolo avrà Marino: perché a qualcuno, nei bar dove si parla di calcio e non sempre a vanvera è sorto il sospetto che l’operazione ritorno e nostalgia possa solo mascherare una sorta di “restaurazione” friulana. Far credere al popolo di dargli quello che vuole per poi continuare a perseverare nella propria politica. Marino non è uno che mette la faccia solo per fare un favore, sia chiaro, ma è anche vero che nemmeno i suoi predecessori volevano farlo. Poi le dinamiche interne al club sono talmente cambiate negli ultimi anni che anche il dirigente più scaltro deve attenersi a nuove gerarchie che fino a sei anni fa erano totalmente diverse.

Anche il mercato è cambiato. Ai tempi di Marino I le comproprietà erano la salvezza dell’Udinese, dove su 100 giocatori controllati almeno 10 emergevano e tre o quattro diventavano addirittura pezzi da novanta. Oggi al massimo ci si salva con la formula del prestito riscattabile, ma è qualcosa che può funzionare solo in certe occasioni. Un giocatore che sa che vale farà sempre di tutto per tornare al club di appartenenza (specie se di prima fascia) per giocarsi le sue carte o strappare un contratto migliore. Costruire la squadra con troppi prestiti sarebbe perseverare ancora in errore.

Poi c’è da capire quanta libertà di scelta ha il tecnico. Marino si è già incontrato con Tudor e probabilmente hanno fatto una lista delle necessità. Ma qui si capirà se sarà ministro con portafogli oppure no. A Mario serve libertà d’azione e di trattativa, perché di calcio ne sa tanto e perché ha capacità per superare anche le concorrenti per convincere certi giocatori a venire a Udine.

Ora siamo ancora in una fase embrionale. Passata l’esuberanza per la notizia del ritorno di uno dei dirigenti più stimati, c’è da rimanere con i piedi per terra e capire se davvero la svolta è voluta o se è solo propaganda. Dai nomi che arriveranno si avrà la risposta. L’Udinese necessita di un rifacimento importante e non basteranno le solite scommesse esotiche per tornare ad essere ambiziosi. Per questo non si metta troppa pressione su Marino: darà il massimo, ma ora vogliamo capire quanto la proprietà metterà becco su determinate decisioni.

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