Non si spari sul pianista. Ma sul direttore d’orchestra!

Non si spari sul pianista. Ma sul direttore d’orchestra!

Tre punti su diciotto sono una media retrocessione. Non  si può guardare il bicchiere mezzo pieno anche quando è proprio quasi vuoto, se non fosse sempre che c’è chi sta peggio.

di Redazione

L’Udinese ha perso un’altra occasione, l’ennesima, per dare prova di crescita, ma soprattutto di staccarsi dalla zona arancione della classifica. Il calendario non aiuta a stare sereni, detto tra l’altro che non è propriamente fortunato. “E’ un pareggio fuori casa, su un campo difficile come questo, non deve passare come una sconfitta, perché con questo registriamo tre risultati utili di fila. Devo vedere il bicchiere mezzo pieno, il campionato è lungo e la squadra ha bisogno di essere incoraggiata proprio in momenti come questo, quando c’è la delusione per un risultato ripreso in extremis dagli avversari. I ragazzi hanno profuso tutto quello che avevano, e vanno sollecitati a continuare“, ha detto il direttore Marino. Ma qualcosa non torna. Se non si batte un Bologna tramortito dal ko col Genoa e dagli infortuni, quando mai si riuscirà a fare un salto di qualità. Stare vicino alla squadra? A Udine da un lustro si assiste un malato cronico che non si capisce se sia in coma indotto o che patologia rara abbia. Anzi, qualche tifoso-medico sostiene che la malattia è chiara: è un virus che pare arrivi dal Regno Unito.

Una cosa è chiara. Anche quest’anno la società ha sbagliato scelte. Dall’inizio della stagione abbiamo scritto su queste pagine che la rosa era piena di doppioni e soprattutto ancora pensata per quello strano 3-5-2 che non funziona più da quando non ci sono più né Guidolin né Di Natale che segnava a raffica. Da allora solo Lasagna è riuscito tre stagioni fa a superare la doppia cifra. Oggi assieme a Okaka l’ex Carpi fa la coppia (non gol) più brutta d’Italia. Qualcosa non  funziona a livello tattico, ma il mister che non voleva fare il mister continua a perseguire la strada dei suoi predecessori. Attratto dal 4-3-3, ma stranamente poco coraggioso nel proporlo anche quando l’avversario sembra fatto apposta per provarlo. Mancanza di coraggio o imposizione tacita che da anni sembra pervenire, visto che perfino i tecnici più ancorati alla difesa a quattro si sono dovuti ricredere sulla via di Damasco?
Ma Gotti sbaglia anche molto i cambi: inspiegabile quello tra Lasagna e Jajalo che dimostra paura e mette ulteriore ansia alla squadra., Altro che i tifosi che devono incitare. Se il coraggio non lo si mette da dentro…

Ma non si spari sul pianista. Gotti è uomo onesto e conoscitore di calcio, solo che per uno strano scherzo del destino si è ritrovato a fare l’allenatore dell’Udinese. Qualche male lingua afferma che è perché tutti i contattati hanno risposto “no grazie” alle offerte irrinunciabili di Pozzo. Sia quel che sia la società ha cannato anche quest’anno la panchina, prima confermando Tudor (unico a capire da subito quali difficoltà avrebbe avuto l’Udinese e forse troppo sincero nell’affermarlo pubblicamente), poi non cercando qualche soluzione valida abbinandola poi a un mercato invernale che è stato a dir poco statico.
Sia è detto che senza il Watford questa Udinese non avrebbe possibilità, che la sinergia è essenziale. Sarà, ma qui pare chiaro che sia Zeegelaar, sia Sema, sia lo stesso Okaka siano operazioni più opportunistiche che mirate per migliorare una Udinese che da anni ha fasce laterali non di certo impeccabili, una difesa a tre con giocatori che spesso commettono errori da dilettanti, un attacco che più spuntato non si può.

Gotti e i suoi predecessori che colpa hanno? Fanno quello che possono e alla fine la squadra ha quel che merita, consapevole che tre peggiori ci sono sempre. Anche se prima o poi la fortuna smetterà, è statistica. Per cui se proprio si vuole cercare un capo d’accusa non si spari sul pianista, ma piuttosto sul direttore d’orchestra. Che ha una bacchetta che non è né magica né attrattiva. Forse non ha nemmeno un’idea di che musica fare, del resto nessuno sente mai parlare di ambizioni o di progetti che vadano oltre alle illusioni.

Il problema dell’Udinese attuale è qui. Per questo serve che si faccia una scelta. Se puntare sull’Udinese significa costruire solo squadre che possono al massimo salvarsi è bene essere sinceri con i tifosi, gli unici che davvero sostengono sempre la squadra per i colori che porta.
Inutile girarci attorno: una squadra come questa è mediocre a essere ottimisti. Ma non è un problema di oggi. Il peggior attacco degli ultimi cinque anni abbinato alla peggior difesa del lustro confermano che se c’è ancora qualcuno a parlare di stagione storta o momento no, allora ha poca memoria. Tre punti su diciotto sono una media retrocessione. Non  si può guardare il bicchiere mezzo pieno anche quando è proprio quasi vuoto, se non fosse sempre che c’è chi sta peggio.

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