Udinese, arsenico e vecchi merletti

Udinese, arsenico e vecchi merletti

Ora serve che la società si faccia viva, che batta un colpo. L’Udinese appare la stessa anche con altri allenatori, anche con quel Gotti che tutti inneggiano

di Monica Valendino, @Moval1973

L’Udinese si avvelena il sangue. Si dice che gli episodi nel calcio sono sempre determinanti e in effetti sono gli episodi ad aver deciso la sfida di Marassi, che come dice il vignettista sono diventati sassi. Lanciati dal Var, quella tecnologia che determinerà prima o poi anche il cambiamento del nome del gioco, perché chi ha superato gli ‘anta’ probabilmente non si riconce più nelle mischiate regolamentari che stanno stravolgendo il gioco. Il contrappasso della vicenda è che a volere questa autodeterminazione dei computer a discapito degli arbitri è stata proprio l’Udinese, seguita a ruota da tutte le altre ovviamente.

Comunque sia rimane l’analisi di una gara che l’Udinese perde. Come al solito per errori dei singoli, ma non è una novità e non è nemmeno una giustificazione perché l’individualismo e la mancanza di spirito di gruppo è uno dei problemi atavici (inutile  mostrare abbracci e baci). Jajalo, uno che sembrava con la testa sulle spalle si trasforma in Enzo Catania detto Turbo Minchia (citazione dal mitico Cuore), ma anche altri errori hanno determinato la sconfitta.

Ora ci si chiede: Gotti cosa poteva fare? Nulla. Come i suoi predecessori. Ci si chiede se poteva gestire meglio la squadra dopo che è rimasta in dieci. Ma un allenatore che conosce i propri limiti non metterò mai dentro un’altra punta (Pussetto). Ha fatto quello che novantanove allenatori su cento in questi casi avrebbero fatto, limitare i danni. Che poi novantanove volte sia cento non basta per evitare il ko, specie se davanti hai una squadra che sa di giocarsi una finale.

A differenza di Bergamo la squadra non è naufragata. Ma non basta. La classifica non è ancora pericolosa, ma traballante (e molto). L’Udinese deve ancora ringraziare Musso che se con la Spal non avesse evitato il peggio ora si troverebbe in zone più paludose.
La questione è tattica, ma non solo: perché le fasce sono sfasciate (Opoku a destra è inguardabile), ma come già Tudor diceva non è stato fatto nulla per poter gestire tatticamente la squadra con altre scelte visti i doppioni che i tecnici si ritrovano come centrali difensivi o come attaccanti. Poi c’è l’aspetto psicologico con una fragilità mentale atavica quanto una tensione interna che non si riesce a domare, come per gli incendi in California.

C’è poi la questione allenatore, che da romantica con  Gotti che rifiuta di allenare da primo tecnico l’Udinese, sta diventando la solita telenovela friulana. L’Udinese fatica a trovare il sostituto alla faccia di quelli che si sono offerti, che sembra la corsa dei disperati a una panchina di Serie A. “Questa partita non cambia la mia posizione in generale, non cambia la disponibilità che do al club, poi le tempistiche le decide l’Udinese”, ha detto il tecnico veneto alla fine. Non è una novità, come non sono una novità gli errori od orrori dei singoli. Non basta parlare di episodi, perché questi sono figli di altre situazioni, che nel caso bianconero sono complesse.

Ora serve che la società si faccia viva, che batta un colpo. L’impressione è che sia andata avanti con Gotti perché non  c’era di meglio a bassi costi da portare in panchina. Ma il calendario ora si fa davvero tosto e l’Udinese non sembra dare l’impressione di poter competere. Non per il Var o perché un giocatore decide che fare un fallo da dietro a centrocampo sia edificante, ma perché manca altro,  molto altro.

 

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