Udinese – Bologna, nel segno di Sinisa e Igor

Udinese – Bologna, nel segno di Sinisa e Igor

Sinisa Mihajlovic lotta in campo fuori per una battaglia ancora più importante con un carattere unico. Tudor lotta in campo per evitare il tracollo, si assume responsabilità che non ha e fa scelte obbligate in attesa che la sua Udinese se non trovare il il gioca almeno possa trovare la co battezza e l’unità d’intenti. Per una partita da non perdere

di Monica Valendino, @Moval1973

Caro amico ti scrivo...Il mitico, indimenticabile, unico Lucio Dalla nella sua “Anno che verrà” esordiva così in una delle canzoni diventare storia della musica italiana. Bolognese Dalla, tifoso dei Rossoblu, chissà cosa avrebbe scritto a Sinisa Mihajlovic oggi: “Caro amico, guarda com’è profondo il mare, specchiati. Vai a fondo ma poi risali con nuove conoscenze perché quello che si scopre la sotto è incomprensibile a chi vive qua sopra“. Forse questo, forse avrebbe organizzato una semplice festa per sorridere un po’.

Caro Sinisa ti scrivo. Da quando facevi coppia con Alessandro Nesta in quella Lazio fantasmagorica, da quando trascinavi la Samp, da quando hai deciso di diventare allenatore sei sempre stato uguale. Un guerriero che nasce in quella Serbia troppo martoriata dalla comunità internazionale, quasi isolata, forse insignita di crimini risalenti alla disfatta dell’impero di Tito che non erano solo suoi, anzi andrebbero rivisitati oggi tra tutte le etnie tenute insieme sotto l’egida del regime, ma sostanzialmente incompatibili. La Serbia ha sempre patito nella storia, con sogni di grandezza con la sua unione non solo sociale con  la Madre Russia, con la realtà di un territorio che deve immergersi in Europa prima di tutto. Contraddizioni, sofferenza, lotta. In sintesi questo è il carattere che hanno quelle popolazioni, ma senza far mai mancare un sorriso.

Sinisa è così, orgoglioso e sincero, lottatore e indomito. Oggi che il destino lo ha colpito con un pugno nella pancia di quelli che Cassius Clay avrebbe tirato raramente si sta già cercando di rialzare. Il suo Bologna, la sua vita sono là e un guerriero non abbandona i suoi compagni. Perché la sua forza è creare uno spogliatoio che non lo veda solo come allenatore, ma come leader, amico spesso, duro come un padre deluso altre. Insegnare e dirigere, comprendere e stimolare, queste le sue doti. Per un attimo quando l’Udinese lo scorso anno ha esonerato Velasquez abbiamo sperato che la dirigenza bianconera potesse puntare su di lui che allora era libero. No, arrivò Nicola e il resto è storia.

Sinisa continua a lottare con un verme che non sempre trionfa citando una delle più belle poesie di Edgar Allan Poe. E noi siamo con lui, ma non solo. Siamo con  chi lotta senza tregua per attaccarsi alla sua vita. Ma siamo anche con chi, distrutto dalle speranze infrante prende altre strade. Siamo con Coppato per la sua battaglia, siamo con Fabo, con Welby, con Coscioni e con tutti quelli che hanno deciso di non soffrire, ma soprattutto non far soffrire chi gli stava vicino. Una scelta comprensibile, forse per qualcuno meno ma in uno Stato laico tutte queste posizioni vanno prese con delicatezza, con il cuore pieno di rabbia perché non possiamo fare nulla se non stargli vicino, ma con la testa che sta sia con Sinisa e la sua lotta incitandolo e standogli vicino, ma anche con chi ha deciso con le lacrime agli occhi di dire basta. Nessuno e ribadiamo nessuno può decidere né per la vita né per la morte. Sono i momenti più intimi di un individuo, lasciamoli tali. Sinisa è però tra quelli che lotta e sappiamo che ce la farà, lo sentiamo perché dev’essere così. Mancherà in panchina al Friuli per una partita che il Bologna vuole vincere per salire in classifica e far vedere al suo tecnico che non lotta da solo.

L’Udinese deve vincere per sé stessa e basta. A Udine si pensa a un riconoscimento allo stadio per il tecnico felsineo, ma si penserà anche ai problemi della squadra bianconera. Normale sia così, è la partita e Sinisa vuole questo, una normalità che agli occhi dei distratti è difficile da comprendere. Tudor è croato, sappiamo che aria è tirata a inizio anni novanta tra quell’etnia e quella serba e non solo. Ma in campo si è altro, lo sport unisce prima di tutto. Igor ha carattere pure lui da vendere ma ancora non è riuscito a trasmetterlo ai suoi. O meglio la squadra lotta più che negli anni scorsi, ma spesso in modo sconclusionato anche per carenza di buoni giocatori e impossibilitò per il tecnico di cambiare molto. Non ci sarà ancora De Paul, ma non è del tutto un male. Pussetto che giostra accanto a Okaka può essere una soluzione, sempre che l’ex Watford abbia testa e gambe a posto. Ma non è solo lui a dover  mostrare questo: altri bianconeri sembrano delusi dalla permanenza, distratti e indisciplinati in campo, quasi per un’anarchia dove vige la protezione dall’alto di qualche invadente procuratore. Pierpaolo Marino sta lottando contro questo sistema atavico, che rende l’Udinese una pericolante da un  lustro, ma la risposta la darà sempre il campo.

Tudor con quella coppia davanti sceglierà probabilmente Walace, Mandragora e Fofana in mezzo per dare sostanza, ma anche percussioni, con Larsen e Sema a spingere perché saranno le fasce decisive. Dietro nessuna novità apparente con la solita difesa a tre, tanti gol presi a causa di distrazioni ed errori tecnici non solo di distrazione e questo preoccupa di più.

Siamo alla sesta: il Bologna può cercare di spiccare il volo, l’Udinese non può perdere. Sinisa vuole vincere anche guardando dal letto d’ospedale dove lotta come un leone per dimostrare che la sua squadra ha oramai assimilato il suo carattere, Tudor da bordo campo vuole vincere per non sentire davvero il fiato sul collo del club che per ora lo conferma, ma conosciamo quanto accaduto negli ultimi anni dove il capro espiatorio di errori altrui è sempre il tecnico (o il ds a seconda). Però ai Friulani anche il pari sarebbe stretto, per il Bologna meno. Una gara tutta da decifrare, dove  si gioca in campo ma anche in panchine così’ diverse ma così vicine. Con un pensiero forte a Sinisa, scuola Boskov, uno che quando giocava tirava punizioni che per chi era in barriera erano minacce  concrete. Oggi le punizioni le cerca attraverso i suoi, con il gioco la grinta, qualità che per ora mancano all’Udinese.

Comunque vada forza Udinese, Sinisa insegna che non si deve mai mollare. E forza Miha, sappiamo che non mollerai mai.

 

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