Udinese, la prova del nove

Udinese, la prova del nove

L’Udinese si presenta nel limbo a Firenze: la classifica è cortissima, perdi e torni nel purgatorio, vinci e prendi entusiasmo. Al Franchi si capirà di che pasta è fatta questa squadra. Nulla è precluso se c’è carattere, organizzazione e disciplina abbinate a un rapporto di gruppo che vada al di là dei propri miseri interessi

di Monica Valendino, @Moval1973

Quando finisce la partita, quando terminano i novanta minuti di gioco regolamentari, quando lo spettacolo calcistico è passato, è storia, è morto, comincia il periodo della dissezione, l’autopsia, l’analisi attenta degli accadimenti recenti. (Jorge Valdano). Dopo che l’Udinese ha battuto il Bologna ci si interroga: è solo stato un episodio dovuto alla rabbia interiore dovuta alle sconfitte recenti o Tudor sta trovando una strada, impervia, ma pur sempre una via d’uscita per sollevare questa squadra?

La parola passa come sempre al campo, giudice supremo, corte costituzionale inappellabile dove tutto si decide. A Firenze non è in ballo di certo il campionato bianconero, ma la credibilità dei bianconeri, da anni malati di bipolarismo calcistico. A una domenica maniacale dove tutto gira, si alternano quelle depressive dove anche il passaggio elementare diventa pesante  come una palla da carcerato piuttosto che a un pallone di cuoio.

L’allenatore croato ritrova De Paul guarda caso al rientro contro quella Fiorentina che l’ha tanto cercato per due estati consecutive, senza però mai affondare il colpo che invece può aver accusato il giocatore. Ritrova Okaka dal primo minuto, ma dovrà essere bravo psicologo a gestire i vari Pussetto, Lasagna, Nestorovski, tutta gente che ambisce un posto e che potrebbe soffrire di una situazione anomala per una squadra che deve giocare un solo torneo e forse la Coppa Italia (ma ricordiamoci che dopo il Bologna ci sarebbe la Juve). Insomma tanti giocatori sullo stesso livello da gestire, tutti con ambizioni personali che spesso stridono con la filosofia del gioco dove come diceva sempre Gianni De Biasi “il nome che porti sulla maglia non vale nulla rispetto al simbolo che porti davanti“. Vaglielo a spiegare ai ragazzetti moderni, figli di procuratori più che di genitori che immaginano già soldi a palate per i loro pargoli fin da quando giocano come pulcini per divertirsi e si ritrovano a dover imparare trucchetti e schemi.

A Firenze sarà battaglia per l’Udinese, lo sanno anche i pulcini. Montella ha una rosa che può ambire almeno alle prime otto posizioni, intanto ha un gioco che sta iniziando a decollare oltre a gente come Ribery e Chiesa che se non stai attento ti castigano. La Fiorentina come banco di prova, ma tutte le prossime gare saranno toste per cui attenzione a non guardare oggi la classifica.

Ma come ricordava Jean Paul Sarte nel calcio tutto è complicato dalla presenza della squadra avversaria. L’Udinese deve iniziare a prendere coscienza di sé, non può permettersi di vivere con ataviche paure, con una difesa spesso indecisa, una mediana a fasi alterne e a un attacco che segna col contagocce. Serve quadratura: piace l’idea di spostare Larsen a sinistra e Sema a destra, calciare col piede inverso i cross potrebbe essere un buon modo per mettere palloni decenti in area visto che per i “fascisti” bianconeri raggiungere il fondo è pressoché dispotico. Bene Jajalo che continua a macinare idee, ma deve migliorare nella velocità d’esecuzione della manovra, mentre Fofana e Mandragora devono trovare semplicemente continuità e non una gara buona e tre da dimenticare. E davanti…Davanti serve concretezza, poco da fare, se non si arriva a due attaccati in doppia cifra saranno comunque problemi. E’ ora che tutti si sblocchino.

De Paul finora è stato anche sopravvalutato non solo come prezzo. Da quando è arrivato lo abbiamo paragonato a Ortega, qualcuno dei lettori più attempati se lo ricorderà tra Samp e Parma: ottimi piedi, grande tecnica, ma il tutto offuscato da un certo egoismo che produceva ben poco specie quando abbinato a un’anarchia tattica che poco si addice al calcio d’oggi. Okaka poi è giunto in ritardo, la forma è quella che è, ma c’è anche da aggiungere che appare nervoso in queste prime apparizioni. Inspiegabile, ma comunque un segnale da tenere d’occhio. Sarà dunque la prova del nove, anche per il numero che rappresenta l’attaccante: serve arrivare al gol là davanti con continuità per iniziare a mettere paura alle difese avversarie. La chiave è tutta qua.

L’Udinese si presenta nel limbo a Firenze: la classifica è cortissima, perdi e torni nel purgatorio, vinci e prendi entusiasmo. Al Franchi si capirà di che pasta è fatta questa squadra. Nulla è precluso se c’è carattere, organizzazione e disciplina abbinate a un rapporto di gruppo che vada al di là dei propri miseri interessi. In fin dei conti il calcio è fantasia, un cartone animato per adulti. (Osvaldo Soriano).

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