Udinese, siamo alle solite. Ora la “nuova finale” a Brescia

Udinese, siamo alle solite. Ora la “nuova finale” a Brescia

Per cui siamo alle solite, nulla di nuovo all’orizzonte con ostentato ottimismo da parte di qualcuno, paure da parte di altri, quelli che rivedono lo stesso film da troppo tempo senza che nessuno ascolti la critica quando si dice che la pellicola è montata male.

di Redazione

In due gare contro le milanesi l’Udinese si è presa le pacche sulle spalle fuori dal campo, ma i calci in culo dentro. C’è poco da fare: alla fine nel calcio contano i numeri e le tre sconfitte consecutive compensano le altrettante vittorie. Meriti e demeriti si compensano, rimangono i dati oggettivi: la squadra di Gotti commette troppe ingenuità dietro, è prevedibile come gioco, ha giocatori che anche se ci mettono foga non reggono comunque ad alta intensità per novanta minuti (problema atavico), infine da tempo immemore non segna del resto negli ultimi cinque anni ha il peggior attacco della massima serie come il genoa. Sono soddisfazioni.

Ma le pacche sulle spalle non arrivano da  tutti. Perché analizzando i fatti si evince che se è vero che i bianconeri nel primo tempo hanno mostrato un paio di belle azioni, il resto è stato il solito Musso protagonista, il solito errore grave dietro in occasione del gol (Nuytinck si è lasciato fregare da Lukaku come un ragazzino), becao che mostra ancora svarioni vari al pari anche di De Maio, mai completamente lineari. Se a questo si somma che davanti l’Udinese tranne qualche irruenza di Okaka e qualche tiro da fuori non riesce a fare una manovra che sia una degna di nota e i suoi attaccanti sono a dir poco spunti, si capisce che alla fine il risultato era scritto.

Le pacche sulle spalle, anzi, rischiano di far cadere nell’oblio errori che vanno distribuiti comunque tra tutti e rischiano di far calare la concentrazione su quella che sarà una sfida salvezza delicatissima. Ora come ora l’Udinese è a più otto sulla terzultima, ma la trasferta di Brescia diventa un crocevia fondamentale per questo campionato. Un film già visto: da anni c’è una partita sparti acque che determina poi sofferenze ulteriori e piccoli respiri di sollievo, mentre la malattia comunque permane. Contro le Rondinelle che hanno confermato Corini, come all’andata ci sarà da soffrire e nulla è scontato. Specie in un campionato dove ad oggi la sola Spal appare decisamente fuori gioco. Per il resto dall’Udinese fino al Brescia con Genoa, Samp e Lecce di mezzo tutto può succedere. Specie sbagliando qualche partita, cosa che peraltro non è affatto impossibile perché i risultati recenti dimostrano i soliti difetti.

Dal mercato non è arrivato nulla che potesse far fare alla squadra un salto di qualità tattico più che tecnico, scegliendo cioè di privarsi di qualche doppione nel solito 3-5-2 che da molte stagioni è additato a dir poco noioso per far spazio a nuovi innesti che avessero dato a Gotti la possibilità di cambiare assetto in maniera logica.

Per cui siamo alle solite, nulla di nuovo all’orizzonte con ostentato ottimismo da parte di qualcuno, paure da parte di altri, quelli che rivedono lo stesso film da troppo tempo senza che nessuno ascolti la critica quando si dice che la pellicola è montata male.

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