Udinese, vizi e vecchi merletti

Udinese, vizi e vecchi merletti

Forse qualcuno è rimasto male perché è dovuto rimanere. Ebbene, questi ragazzetti inizino a pensare che solo qualche anno fa non esisteva che un calciatore non accettasse un contratto formato. La speranza di andare in squadre più forti è ovvia e innata, ma serve capire che una firma vale quanto un’ambizione.

di Monica Valendino, @Moval1973

L’Udinese si ritrova con 4 punti dopo cinque gare, insomma in linea con le ultime stagioni dove non si arrivava a un punto di media per gara che consentirebbe di sperare nei famigerati 40 punti che significherebbero (forse) salvezza tranquilla. Certo ribadiamo da settimane che i conti si devono iniziare a fare dopo dieci gare quando le statistiche  e la classifica avranno già un certo senso, anche se poi nel calcio può succedere sempre di tutto. Guardate alla Fiorentina: oggi è nei bassifondi e presumibilmente con la squadra che ha ci sarà per poco, il tempo del rodaggio. L’anno scorso era la squadra rivelazione poi si salvò all’ultimo anch’essa. E’ il calcio signori!

A Udine però c’è qualcosa di atavico che costringe i bianconeri a soffrire da oramai un lustro. La mancanza di un goleador che sapesse prendere le redini dopo l’addio (anche abbastanza freddo da parte del club) di Di Natale è stato un peso insormontabile  e ha fatto capire anche a chi lo metteva in discussione quanto fosse indispensabile. Da allora la società ha preferito puntare sulla quantità più che sulla qualità. Tante punte tutte da dieci gol al massimo a stagione, ma dove si arriva difficilmente a trovare una coppia da venti reti (che significherebbero più o meno altrettanti punti), visto che i doppioni si sprecano e la sensazione è che qualcuno debba giocare più di altri. L’arrivo di Okaka onestamente è stato incomprensibile poiché  Nestorovski, Pussetto, Lasagna, Teo e la permanenza più o meno forzata di De Paul già avrebbero creato dubbi all’allenatore, figurarsi adesso. Ovvio che la frase di circostanza è che “più scelte un tecnico può fare meglio è“. Ma non è così: chiunque abbia giocato a calcio, anche negli amatori, sa che se deve fare panchina perché c’è qualcuno più forte sta zitto, ma se vede che chi va in campo è alla pari con lui ma inspiegabilmente gioca più spesso nascono malumori che poi sfociano in lassismo. Inevitabili dinamiche di gruppo, psicologia spicciola insomma.

Per questo non si deve sparare sul pianista, ovvero il tecnico. Tudor non è Guardiola, ma non è nemmeno un imbecille, vede certe cose che si vedono dagli spalti (come Fofana sempre in campo…), ma forse come i suoi predecessori molto numerosi, può fare solo queste scelte. Lui avrebbe tanto voluto passare alla difesa a quattro, ma invece che puntare a cercare terzini puri si è pensato a prendere qua e là giocatori che poi stanno creando intasamento dove non serve e carenza di possibilità per poter cambiare canovaccio. Per cui teniamoci stretti il croato che se non altro ha carattere e si spera che almeno questa caratteristica si trasmetta. Perché la squadra sembra anche demotivata, sembra andare in crisi di panico quando le cose (quasi sempre) vanno male e fa fatica a riprendersi. Serve carattere e uno come Tudor, affiancato da un dirigente navigato come Marino non possono di certo trasformare in cigni brutti anatroccoli (Fofana!!!!!), ma almeno possono cementare lo spogliatoio o almeno provare a farlo. Riuscirci sarebbe un piccolo passo per l’umanità, ma un grande passo per questa squadra perché le salvezze si raggiungono con unità d’intenti e si sa che a Udine tra procuratori con o senza portafoglio la situazione non è sempre facile.

Detto questo ora bisogna pensare alla classifica perché se i primi conti si faranno fra qualche settimana, oggi i bianconeri si trovano terzultimi con la Samp che starà la sotto ancora per poco. La Spal fatica, ma anch’essa ha potenzialità, come dire che quest’anno le squadre materasso tipo Benevento o Crotone non ci sono. Per cui serve iniziare a fare punti per non ritrovarsi nel pieno del calendario con i controcazzi già con le ossa acciaccate.

Il punto di Verona non è stato bello, la squadra di fatto ha mostrato un non gioco preoccupante, ma diamine con il 3-5-2 addirittura con un 3-6-1 da anni si capisce  che si fatica a creare occasioni e si rischia dietro. Colpa del modulo o dei giocatori?  Come dire è nata prima la gallina o l’uovo? I soli due gol segnati fin qui danno già una risposta. Però quel punto fa legna come dicono oggi giorno i nuovi tecnici, per cui a fine anno chissà magari può rivelarsi importante. Non critichiamolo, in altre occasioni soprattutto senza Musso, la squadra avrebbe perso. Per cui si riparta dal fatto che almeno con uno scontro diretto l’Udinese è ancora alla pari, in attesa del Bologna, del Toro e della Fiorentina un trittico interrotto dalla sosta dove i Friulani diranno con più certezza se hanno le palle oppure se come ogni stagione vivono alla giornata: se trovano l’avversario giusto al momento giusto magari vincono, altrimenti…lasciamo perdere.

Tudor lo comprendiamo e lo difendiamo, ma ora è venuta anche l’ora delle scelte drastiche. Al di là di quello che può aver scritto sul suo contratto che solo la Figc conosce, è meglio che prenda di petto la situazione e mandi in campo magari qualche riserva affamata, piuttosto che giocatori che appaiono demotivati o palesemente inadeguati al ruolo (Mandragora da un anno oramai non si  capisce che cosa può dare, se non qualche giocata sporadica al pari di De Paul).

Forse qualcuno è rimasto male perché è dovuto rimanere. Ebbene, questi ragazzetti inizino a pensare che solo qualche anno fa non esisteva che un calciatore non accettasse un contratto formato. La speranza di andare in squadre più forti è ovvia e innata, ma serve capire che una firma vale quanto un’ambizione. Per cui facciano il loro dovere senza troppi fronzoli, buoni per i tifosi, ma inutili poi alla fine dei conti. Si riparta dal punto di Verona, ma si inizi a dare continuità con motivazioni, visto che le idee di nuovi moduli sono rimandate a tempi migliori.

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