Udinese, vizio capitale

Udinese, vizio capitale

Oggi come ieri, l’altro ieri e nel recente passato. Rassegnarsi all’evidenza è il primo passo per non  farsi del male e cercare di salvare il salvabile. Il vizio anche a Roma è stato capitale, mentre le virtù non sembrano esserci. Poi se qualcuno si appella a VAR o simili, allora forse è bene ribadire che proprio in Friuli si alzarono le asce per imporre lo stravolgimento di questo sport. 

di Redazione

Un errore al giorno toglie la sicurezza di torno. Anche a Roma, contro la prima squadra della Capitale, l’Udinese si fa piccola piccola. Cambiano gli allenatori, cambiano gli avversari, ma la sostanza è sempre la stessa. Hai voglia a parlare di episodi. Il fatto è che l’errore del singolo (non uno, ma molti e sparsi equamente ad ogni partita) condizionano tutta la squadra, che come dice il nome dov ebbe avere una sua geometria mentre l’Udinese è priva d’anima, una formazione di singolarità più che di singoli che inanellano le stesse prestazioni a prescindere da quello che poi è il risultato.

La Lazio ha dominato, punto. L’Udinese ha subito, come spesso avviene; chiudendosi, sperando che giocando in dieci dietro la linea del pallone si possa come lo scoglio arginare un mare come quello biancazzurro. Purtroppo per il buon Gotti non è questione di avversario: l’Udinese ha preso punti in maniera che appare casuale, senza continuità di rendimento. Poi la classifica è vero che ancora non è drammatica, ma a forza di fare i finti ottimisti nei piani alti di Piazzale Argentina, si rischia di fare una brutta caduta quando ci si sveglierà. Poi va detto che rimediare a una squadra costruita male appare difficilissimo (i terzini sono opinione da anni in queste latitudini, verrebbe da dire); a gennaio col mercato si penserà a venderemo sempre che ci sia qualcuno disposto  spendere per giocatori che definire mediocri è poco. De Paul in testa: mr 35 milioni è l’ombra dell’ombra che era e va pure sottolineato che per sua ammissione ora gli piace la zona di campo dove gioca (?!). Pensiamo un po’ che sarebbe se non gli piacesse.

Poi i singoli errori, dunque: Ekong, Becao, Nuytinck, ma aggiungete a piacere gli ingredienti, sono la punta dell’iceberg. Aggiungete nella ricetta da portare con sé nella tomba anche un capitano che finisce spesso in panchina per scelta tecnica (probabilmente la prima volta nel calcio contemporaneo), un attacco a dir poco spuntato e Monument Man, Musso, che quest’anno ha salvato già parecchie grane (vedi Spal), ecco che il piatto è servito. Che acquolina…

Ora Gotti, che sarà anche un galantuomo, dovrà iniziare a prendersi pure lui le responsabilità di qualcosa che ha costruito e forse gestisce qualcun altro. Da tempo diciamo che ci sono troppi personaggi che voglio o dire la loro su formazione e stile di gioco, confermando che se ci sono tanti generali e poca truppa non c’è nemmeno trippa per gatti non  solo per Gotti per l’appunto. Il tecnico di Montebelluna non affermando con convinzione che vuole afre l’allenatore, ma semplicemente mettendosi a disposizione rischia pure lui di contribuire al rilassamento generale che da anni si respira a Udine. “Tanto c’è sempre chi fa peggio” il pensiero dominante che in  effetti ha slavato il salvabile nell’ultimo lustro. quest’anno le cose sono un po’ diverse, con le ultime tre che non sono squadre materasso anche se il Brescia attualmente sembra la più probabile candidata a retrocedere. Ma Bologna, Genoa e compagnia hanno i mezzi per risollevarsi e il calendario bianconero  è più nero che bianco da qui a gennaio.

Per cui la società invece di rilassarsi sfogliando i numerosi curriculum di allenatori che gli arrivano, decida cosa fare. A forza di riflettere anche lo specchio più robusto si rompe. L’allenatore che serve all’Udinese deve però avere carta bianca, che sia Gotti o un altro. Il problema è che anche “quell’altro” è difficile da trovare non  perché non ci sia, ma perché deve accettare se arrivasse problem i pregressi che nessuno vuole avere in mano.

L’Udinese è questa cari lettori. Oggi come ieri, l’altro ieri e nel recente passato. Rassegnarsi all’evidenza è il primo passo per non  farsi del male e cercare di salvare il salvabile. Il vizio anche a Roma è stato capitale, mentre le virtù non sembrano esserci. Poi se qualcuno si appella a VAR o simili, allora forse è bene ribadire che proprio in Friuli si alzarono le asce per imporre lo stravolgimento di questo sport.

 

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