Ulteriori restrizioni: non si esce di casa. Chiusure attività. Calcio stop mondiale

Ulteriori restrizioni: non si esce di casa. Chiusure attività. Calcio stop mondiale

L’Italia si ferma dunque, ma gli italiani hanno il dovere di far capire al mondo che questo è un grande Paese. Che Dio sia con tutti voi cari lettori. Questo giornale per primo ha sempre scritto tutta la verità su quanto accadeva e per primo si è+ battuto per chiudere tutto il possibile, mentre altri già facevano calcoli su come tornare alla normalità. Ora è il momento delle responsabilità da parte di tutti. Vi terremo informati sempre su quanto avviene. Ma intanto rimanete in casa.

di Redazione

L’Italia vive l’ora più buia, ma il mondo intero sta adeguandosi capendo che si deve agire prima di quanto stiamo vivendo in prima persona qui nel Belpaese. Il premier Giuseppe Conte sicuramente non avrebbe mai immaginato anche solo due mesi fa che nella sua carriera politica sarebbe stato costretto a chiudere in casa il suo Paese. Ma di fatto era l’unica possibilità. Ecco che quanto avevamo anticipato è arrivato, prima ancora di quanto si poteva immaginare.

Il presidente del Consiglio  ha firmato nella serata di mercoledì 11 marzo un decreto che prevede, dal 12 marzo al 25 marzo, la chiusura di negozi, bar e ristoranti. Saranno limitati gli spostamenti delle persone alle esigenze davvero indispensabili come la spesa e i farmaci.

IL DISCORSO «Siamo il Paese che, in Europa, è stato colpito più duramente dal Coronavirus», ha detto il presidente del Consiglio in un videomessaggio. «Ma siamo anche quelli che stanno reagendo con maggior forza, diventando giorno dopo giorno un modello anche per gli altri. Ho fatto un patto con la mia coscienza: al primo posto c’è e ci sarà sempre la salute degli italiani. Solo pochi giorni fa vi ho chiesto di cambiare le vostre radicate abitudini di vita, rimanendo in casa il più possibile, uscendo solo lo stretto necessario. Ero consapevole che si trattava di un primo passo, e che ragionevolmente non sarebbe stato l’ultimo. È ora di compiere un passo in più, quello più importante». Conte ha a quel punto dettagliato le attività che, da giovedì e per due settimane, rimarranno chiuse: «tutte le attività commerciali e di vendita al dettaglio, ad eccezione dei negozi di generi alimentari, di prima necessità e delle farmacie. Quindi», ha aggiunto,«non è necessario fare nessuna corsa per acquistare cibo nei supermercati». Chiudono «negozi, bar, pub, ristoranti, parrucchieri, centri estetici, i reparti aziendali che non sono indispensabili per la produzione». E ha aggiunto: «A breve nominerò anche un commissario straordinario, con ampi poteri di deroga, che potrà potenziare la produzione di beni che occorrono. Il commissario, il dottor Domenico Arcuri, amministratore delegato di Invitalia, si coordinerà con il dottor Borrelli e con la struttura della Protezione civile, cui va il mio ringraziamento». «Se saremo tutti a rispettare queste regole usciremo in fretta da questa emergenza, il Paese ha bisogno della responsabilità di ciascuno di noi. Siamo parte di una medesima comunità: ognuno si giova dei proprie e degli altrui sacrifici. Siamo una comunità di individui. Rimaniamo distanti oggi per abbracciarci tutti poi. Tutti insieme ce la faremo», ha concluso

Che cosa chiude?

Sono sospese – secondo quanto riferito dal presidente del Consiglio – le attività commerciali al dettaglio, fatta eccezione per le attività di vendita di generi alimentari e di prima necessità.
Chiusi i mercati su strada.
Chiusi i bar, i pub, i ristoranti.
E i servizi di mensa che non garantiscono la distanza interpersonale di un metro. Restano chiusi i reparti aziendali non indispensabili per la produzione: le industrie e fabbriche potranno continuare a svolgere le proprie attività produttive a condizione che assumano misure di sicurezza adeguate ad evitare il contagio. Si incentiva la regolazione di turni di lavoro, ferie anticipate, chiusura dei reparti non indispensabili.
Restano chiusi fino al 3 aprile – come da precedente decreto – musei, cinema, teatri, scuole e università.

Che cosa resta aperto?

Le attività commerciali legate alla vendita di generi alimentari e di prima necessità; sia nell’ambito degli esercizi commerciali di vicinato – insomma: il panettiere, la latteria, il macellaio – sia nell’ambito della media e grande distribuzione (ipermercati, supermercati, discount di alimentari), anche all’interno dei centri commerciali
Restano aperte le farmacie, le parafarmacie, le edicole, i tabaccai: tutti devono far rispettare la distanza di sicurezza interpersonale di un metro.
Resta consentito il commercio al dettaglio in esercizi non specializzati di computer, periferiche, attrezzature per le telecomunicazioni, elettronica di consumo audio e video, elettrodomestici.
Resta consentita la ristorazione con consegna a domicilio, nel rispetto di norme igienico sanitarie molto precise.
Restano aperti i ristoranti nelle aree di servizio stradali e autostradali e nelle stazioni ferroviarie, negli aeroporti e negli ospedali.
Aperti anche servizi bancari, finanziari, assicurativi, pompe di benzina, idraulici, meccanici, artigiani.
Consentito anche il commercio al dettaglio di ferramenta, vernici, vetro e materiale elettrico e termoidraulico; articoli igienico-sanitari, articoli per l’illuminazione, articoli medicali e ortopedici, profumerie, piccoli animali domestici, ottica, saponi, detersivi. Aperte anche le lavanderie.
L’attività del settore agricolo, zootecnico e di trasformazione agroalientare.
Industrie e fabbriche – ha detto il presidente del Consiglio – continueranno le proprie attività a condizione che proteggano i lavoratori con protocolli di sicurezza speciali.

Cosa cambia (ma resta garantito)?

Il funzionamento dei mezzi di trasporto pubblico, che potranno adattare il numero di corse per garantire solo i servizi minimi essenziali.

NEL CALCIO come prevedibile ecco che arriva il primo caso di contagio. Si tratta di Daniele Rugani, il primo calciatore di Serie A positivo. Il difensore della Juventus, “attualmente asintomatico” come spiega la società bianconera con una “comunicazione urgente” apparsa sul sito alle 23, è risultato positivo al test: da domani la Juventus sarà in isolamento volontario, interrompendo di fatto gli allenamenti a poco meno di una settimana dal calcio d’inizio del ritorno degli ottavi di Champions contro il Lione. Partita che entra nella sfera delle ipotesi, visto che domani la Uefa dovrà valutare il primo caso di positività per un calciatore impegnato nelle competizioni internazionali. Una scelta, quella di porsi in isolamento volontario, che domani dovrebbe sottoporsi alle stesse misure: l’ultima partita in cui Rugani è sceso in campo è stata contro l’Inter domenica scorsa (match trascorso interamente in panchina). Oltre ai calciatori bianconeri ovviamente saranno messi in isolamento anche quelli dell’Inter, protagonisti della partita di campionato domenica scorsa.

L’effetto a breve sarà lo stop mondiale delle competizioni sportive professionistiche e non. Dopo che l’OMS ha dichiarato la pandemia globale ha il potere anche di decretare la fine di manifestazioni i che possono a mettere a rischio la salute pubblica. Ecco dunque che a breve arriverà l’ufficialità dello stop per competizioni Uefa e Fifa per quanto riguarda il calcio. Impossibile pensare ad alternative, se così fosse sarebbe un oltraggio ai sacrifici che la popolazione sta facendo lanciando anche un messaggio controverso e sbagliato sulla gravità del momento.

IL CAMPIONATO DI SERIE A come quelli minori dovrebbero rimanere chiusi fino al 3 aprile, ma è oramai chiaro che questa data sia indicativa e non vincolante. Non si può immaginare che tutto sia finito per allora. Si spera che le misure aiutino per questa data ad avere un calo significativo dei contagi per riprendere il controllo sanitario. Ma il virus non si fermerà e serviranno misure contenitivo almeno per altri 40 giorni, come accaduto in Cina. Ciò significa che se l’Italia a fine marzo avrà dati confortanti pian piano si potrà allargare la cinghia, ma non immediatamente. Il calcio, nonostante la mole di miliardi che fa girare, non può e non deve essere considerato un bene primario ed essenziale per cui appare logico che tutto slitterà. Usiamo questo verbo perché onestamente non sappiamo come e quando riprenderà. Ora come ora è l’ultimo dei problemi.

L’Italia si ferma dunque, ma gli italiani hanno il dovere di far capire al mondo che questo è un grande Paese. Che Dio sia con tutti voi cari lettori. Questo giornale per primo ha sempre scritto tutta la verità su quanto accadeva e per primo si è+ battuto per chiudere tutto il possibile, mentre altri già facevano calcoli su come tornare alla normalità. Ora è il momento delle responsabilità da parte di tutti. Vi terremo informati sempre su quanto avviene. Ma intanto rimanete in casa.

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