Machis, ecco perché l’Udinese lo ha dato in prestito

Machis, ecco perché l’Udinese lo ha dato in prestito

Nelle ultime tre giornate il giocatore venezuelano ha realizzato cinque delle otto reti messe a segno dal Cadice regalandole un bottino di ben sette punti

di Redazione

Nato a Tucupita – in Venezuela – il 7 febbraio 1993, nel 2012 arriva la chiamata dal Granada, ai tempi di proprietà della famiglia Pozzo. Dopo 42 minuti in Liga tra agosto e gennaio passa in prestito al Guimaeres. Nel 2015 si trasferisce in prestito all’Huesca in seconda serie dove colleziona 38 partite, nove gol e sei assist, 2 presenze, 1 gol in Copa del Rey. Nel 2016/17 gli si presenta la grande occasione in Liga con la maglia del Leganes, ma il venezuelano non la sfrutta: 27 presenze 1 gol 3 assist in Liga, 2 presenze e 2 gol in Copa del Rey. Ritorna quindi al Granada, in divisione cadetta, dove nel campionato 2017/18 riesce a mettersi in mostra realizzando 14 reti e sei assist in 33 gare. Approda così all’Udinese dove però non brilla: 1 rete in Coppa Italia col Benevento e poi si eclissa. La voglia di giocare e di mettere in mostra il proprio talento lo portano in Andalusia, in prestito al Cadice in Segunda Division. In rosa dal 29 gennaio 2019, trascina letteralmente la sua squadra in zona play-off consolidandola al quarto posto. La sua esplosione arriva con otto gol in dieci presenze, solo nelle ultime tre giornate realizza cinque delle otto reti messe a segno dalla sua squadra regalandole un bottino di ben sette punti.

Il suo ruolo naturale è ala sinistra, ma viene spesso impiegato come punta centrale o seconda punta. La sua miglior caratteristica è l’agilità e la tecnica individuale, tanto nel dribbling quanto nelle conclusioni. Diversi suoi gol sono infatti arrivati da tiri dalla distanzaRendimento alla mano, questa è una caratteristica che lo rende letale in seconda serie, ma che lo penalizza in quelle maggiori, dove ha sempre raccolto risultati mediocri, poiché ama giocare senza costrizioni tattiche ed essere lasciato libero di esprimersi. In massima serie però non c’è molto spazio per le sperimentazioni in campo e la pressione è alta. Nella continua evoluzione calcistica, oggi si predilige la disciplina con precisi compiti tattici inoltre l’attaccante moderno deve sapersi sacrificare anche per la fase difensiva. Una certa allergia all’inquadramento tattico e il suo fisico brevilineo – è alto 1 metro e 70 da cui ne consegue  la poca forza contro avversari più strutturati – possono spiegare le prestazioni opache  nelle squadre maggiori. E’ perfetto in un tridente offensivo ma in una Udinese votata alla difesa (almeno prima dell’arrivo di  Tudor), un giocatore con le sue caratteristiche non rientrava negli schemi tattici. La scelta quindi di un percorso dalla “lunga gavetta” potrebbe essere nata dall’intenzione di non bruciare il suo indiscusso talento e dargli dunque la possibilità di maturare calcisticamente per la massima serie, magari con destinazione Udinese.

 

 

 

 

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