Col Cesena siamo contati dietro: Caronte ha uno stiramento, Bochniewicz verrà valutato solo domani, dietro non siamo messi bene, ma comunque sempre in undici si gioca! Sarà dura, contro una diretta concorrente. Dopo la delusione della settimana scorsa però serve ripartire.
La scorsa settimana al primo mezzo errore abbiamo preso la rete, è una costante: facciamo la partita, concediamo poco, ma è lo stesso troppo e contemporaneamente concretizziamo al di sotto di quanto creiamo.
Vutov, per esempio, ha grandi qualità tecniche, deve costruirsi fisicamente, ma non è mai stato un grande goleador: tiene molto palla, a volte più del dovuto, deve essere più cinico e meno lezioso. Sabato scorso è stato quello meno efficace, gli piace tenere palla, ma deve imparare a muoverla con più velocità. Alterna cose incredibili, a momenti di stanca. Anche lui, però, è in forte dubbio per una forma influenzale. Navighiamo a vista, quindi, ma rimane una gara che vogliamo fare nostra.

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Sono d'accordo con Mondonico quando parla di uno contro uno: nelle categorie più piccole si predilige magari la tattica, mentre l'uno contro uno una volta era una peculiarità di tutti, quindi le abilità tecniche e la fase difensiva erano migliori. Oggi noi lavoriamo molto su questo aspetto, perché i giocatori imparino a saltare l'uomo, cosa che è più importante degli automatismi. I giocatori devono provare, anche sbagliando. Il parallelo con Vutov, ma anche Rovini, Jaadi, quelli che hanno qualità offensive viene naturale: io chiedo loro di saltare sempre l'uomo: è importante, perché se non prendi rischi quando sei giovane, poi, quando cresci difficilmente migliori su questo in prima squadra.

Devono imparare che giocando in prima squadra non si deve sbagliare in fase difensiva per troppa sicurezza, ma quando attacchi devi provare: ma non basta dirglielo, si deve anche poter sbagliare per capire.

Dai nostri la gente si aspetta che siano già pronti, ma l'obiettivo è costruirli e quindi devono anche poter sbagliare. In difesa abbiamo qualità, per esempio, ma errori li facciamo: ma sbagliando s'impara si dice, e saranno pronti in prima squadra, questo è il nostro obiettivo.

Oggi, parlando di calcio, i giocatori vengono osannati alla prima cosa buona, poi massacrati al primo errore. Anche per l'allenatore è difficile gestire certe situazioni. Da noi c'è la cultura della poca pazienza purtroppo. In Champions, lo Shalcke ha giocato due '95 e un '96. All'estero tutto viene vissuto con più tranquillità. Qui è un dramma nazionale quando perdi o uno sbaglia. Anche chi giudica da fuori, giornalisti e tifosi, è diverso qui: all'estero viene visto il calcio in maniera diversa, dove il risultato è importante, ma non determinante nel valutare un giocatore o una prestazione. In Italia si deve pensare a vincere, magari giocando male, piuttosto che provare a giocare, ma rischiando anche di perdere. Poi ci sono gli eterni scontenti ugualmente...

Luca Mattiussi @Mondoudinese

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