Calcio surreale, Serie A nel caos e nella bufera: così l’Udinese rimane…a porte chiuse

Calcio surreale, Serie A nel caos e nella bufera: così l’Udinese rimane…a porte chiuse

Ora per Gotti e i suoi c’è da preoccuparsi: Torino fuori, Atalanta in casa, Roma fuori e Genoa in casa sono le gare forse chiave di questo campionato, sempre che continui. Chiaro che con un punto a partita non si andrà lontano. Ma non sono di certo i clienti migliori per sperare in colpi d’ala importanti. A meno che tutto non  si fermi e chissà magari lo stop potrebbe anche essere definitivo.

di Redazione

Nella partita più surreale, in uno stato d’ansia nazionale, l’Udinese continua a complicarsi la vita non andando oltre un pari contro la Fiorentina, rimanendo sulla linea di galleggiamento. Il terzo punto su sei partite comunque è qualcosa che deve allarmare e si capisce bene perché il club spingeva per il rinvio della partita la settimana scorsa. La squadra bianconera è da tempo ammalata, in campo i sintomi conosciuti da sempre in casa Udinese si sono manifestati: errori difensivi, errori dei singoli, mancanza di continuità e mal di gol. Ecco così spiegato il risultato contro i Viola.
LA PARTITA in sé non regala molto: un paio di occasioni per tempo, Udinese che sembra più incisiva nel primo tempo Fiorentina che sembra migliore nel secondo, ma entrambe denotano poca incisività e il pari è il risultato ovvio. A porte chiuse per fare una battuta amara, anzi ermetiche vista lo pochezza offensiva mostrata.
Ora per Gotti e i suoi c’è da preoccuparsi: Torino fuori, Atalanta in casa, Roma fuori e Genoa in casa sono le gare forse chiave di questo campionato, sempre che continui. Chiaro che con un punto a partita non si andrà lontano. Ma non sono di certo i clienti migliori per sperare in colpi d’ala importanti. A meno che tutto non  si fermi e chissà magari lo stop potrebbe anche essere definitivo. L’Italia affonda nel virus, qualcuno nel calcio già fa i suoi calcoli.

IL CONTORNO Il calcio è ufficialmente lo sport più amato dai marziani. Perché solo gli alieni oggi possono capire certe situazioni che ai terrestri comuni sfuggono, specie dopo aver assistito alle ultime uscite (in campo e fuori) dell’ex sport più amato dagli italiani.  La serie A nel caos: per ora si gioca, ma è sempre a rischio la sospensione. Dopo un iniziale rinvio, la prima gara della giornata, ovvero Parma Spal, è stata soltanto posticipata alle 13.45 ma alla fine si è giocata. A pochi minuti dall’inizio della partita in programma alle 12.30, è infatti arrivata una dura nota del ministro dello Sport Vincenzo Spadafora che invita la Figc a dichiarare la «sospensione immediata della A». Scene surreali da Parma, dove i giocatori, già in campo, sono stati invitati a rientrare negli spogliatoi. Gli arbitri hanno chiesto alle due squadre di ritardare l’ingresso, in attesa di comunicazioni. La partita è stata quindi , come detto, posticipata alle 13.45, ma si è poi disputata, ovviamente a porte chiuse con la vittoria degli emiliani.

La situazione però è decisamente fluida.  Il ministro Spadafora aveva chiesto di rinviare a data da destinarsi le partite già programmate, ma il suo appello è caduto nel vuoto. La Lega e le società sono intenzionate a giocare. Nel decreto del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, Spadafora aveva chiesto di inserire un divieto di far disputare le partite nelle «zone interdette» ritenendo non idonea la misura delle «porte chiuse», ma la proposta non è stata accolta e infatti il provvedimento non coinvolge il ministro dello Sport. La richiesta alla Lega di serie A e Sky di mettere «in chiaro» gli incontri era stata fatta – come specifica Spadafora — «per evitare che le persone che non hanno l’abbonamento si riunissero con altri e dunque senza rispettare le misure di comportamento sulla distanza ed evitando assembramenti. Si era vicini a un accordo invece sono prevalsi gli interessi economici di realtà che pretendono di godere da sempre di un trattamento privilegiato e che vivono ormai fuori dalla realtà». Perciò il ministro voleva risolvere la questione con il provvedimento della sospensione.

«Condivido le dichiarazioni di Damiano Tommasi, presidente dell’Associazione Italiana Calciatori, — era stato invece il punto centrale dell’intervento di Spadafora — e mi unisco alla sua richiesta. Non ha senso in questo momento, mentre chiediamo enormi sacrifici ai cittadini per impedire la diffusione del contagio, mettere a rischio la salute dei giocatori, degli arbitri, dei tecnici, dei tifosi che sicuramente si raduneranno per vedere le partite, solo per non sospendere temporaneamente il calcio e intaccare gli interessi che ruotano attorno ad esso». Il ministro fa riferimento ai provvedimenti adottati, per esempio, dalla Lega basket che ha già sospeso la giornata prevista per domenica 8 marzo. «Altre Federazioni hanno saggiamente optato per uno stop per i prossimi giorni. Credo sia dovere del presidente della Figc, Gravina, un supplemento di riflessione, senza attendere il primo caso di contagio, prima di assumersi questa gravosa responsabilità. Del resto, ancora prima che la situazione diventasse così drammatica per il Paese, la Lega di serie A e Sky si erano già rifiutate di concedere a migliaia di italiani, costretti loro malgrado a restare a casa, di poter vedere in chiaro le partite, nascondendosi dietro presunte difficoltà normative che con l’autentica disponibilità di tutti si sarebbero potute ampiamente superare», ha aggiunto.

In questo contesto a Udine il teatrino è andato puntualmente in scena. “Dal punto di vista economico è un grave danno perché abbiamo meno incassi. Tutto ciò che ruota attorno alle società di calcio si blocca. Abbiamo bisogno tutti noi di avere delle risposte economiche e organiche dal Governo centrale”, ha ribadito il presidente Soldati, come a voler confermare che gli introiti sono tutto per i “pallonari” Mentre per il resto del Paese sono solo spiccioli.

 

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