Gianni De Biasi sta già pensando alla gara con l'Armenia a marzo con la sua Albania. Una gara che potrebbe davvero lanciare 'il paese di fronte' all'Europeo. Una crescita calcistica impressionante a livello nazionale, che ha molto da insegnare anche all'Italia: "Giocare a pallone si insegna a chi ha voglia di imparare, chi vuole sempre mettersi in discussione. Non si finisce mai di imparare nella vita, nel calcio si deve crescere sempre a tutti i livelli. In Italia mi sembra che molti hanno imparato a insegnare, ma hanno disimparato a imparare: servono bravi maestri. Nella vita io ho avuto un maestro elementare che mi ha insegnato molto, aveva sempre stimoli nuovi da darci per rendere noi piccoli a imparare sempre qualcosa di nuovo. E' un'arte insegnare, puoi essere il più bravo, ma serve tenere in mano la classe e in questo caso la squadra" La bravura dell'allenatore è più nel saper insegnare tattica o saper essere un bravo 'padre'? "L'allenatore dev'essere completo a 360°, altrimenti è monco: la comunicazione pubblica, quella nello spogliatoio, il sistema di rapportarsi con i propri dirigenti è la base del successo per poter lavorare in una certa maniera in un club. A volte purtroppo manca il tempo. In Italia il calcio lascia sempre meno tempo e in piazze di certo tipo la pressione può condizionare il lavoro del club. Un club vincente è quello che riesce a unire presidenza, direttore sportivo e allenatore: in questo caso vincerà sempre. Chi fa casino, parlo di gente esterna, anche i media, che ha interessi solo economici, viene messa a tacere se si è compatti".

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Gianni De Biasi con Mauricio Isla
Udine però in questo momento vive un'epoca strana. Esempio in Italia, spesso polemiche in casa: "A Udine si lavora tranquilli, ma c'è un distinguo: ogni allenatore ha una sua filosofia e deve adattarla al parco giocatori che hai a disposizione. A volte camuffi le mancanze con astuzie e molti non lo capiscono. A me infastidiscono le critiche del tifoso medio che non conosce le situazioni interne e parla. Si giudica il risultato e si parte in quarta. Questo vale anche per i media, si è sempre faziosi da quando è nato il mondo: chi se ne frega! L'importante è la compattezza all'interno del club e credo che all'Udinese di Stramaccioni non manchi" Intanto il calcio italiano sta vivendo una crisi nata forse a causa di anni vissuti al di sopra delle proprie possibilità e oggi si paga dazio: "Per i club d'élite è vero che si è vissuto per anni sopra le proprie possibilità e oggi pagano dazio con i club inglesi e tedeschi. Noi perdiamo i giocatori più importanti e non si può competere con gli altri. Ma la pianificazione delle squadre medie, dal Genoa in giù guardando la classifica di oggi, deve essere impostata in maniera diversa. Si può fare una politica diversa da quella che si sta portando avanti copiando le grandi, si dia davvero spazio alle giovanili, agli stadi. Allora sì che il calcio si riequilibra e torna ad attirare la gente. Si dovrebbe vietare i debiti, altrimenti i presidenti dovrebbero metterci del loro per ripanarli. In Germania il calcio è una cosa diversa, unica: sono stato a Colonia e c'erano 50 mila spettatori festanti che cantano l'inno della società e stanno insieme prima e dopo la gara. Insomma c'è identificazione col club, lo si vive, in Italia c'è un distacco e una critica troppo elevati" In arrivo a udine un cambiamento epocale: col nuovo stadio basta vendere tutti i big, parola di Pozzo: "Lo stadio nuovo sarà un punto di partenza. L'Udinese ha fatto grandi risultati negli ultimi anni, pur non riuscendo ad affermarsi in Europa. Ma credo a Pozzo, ha consistenza patrimoniale, basta che non si crogiolino su un punto di arrivo, ma che si continui a crescere. Lo stadio può solo dare ulteriore crescita".

News Udinese, le parole di De Biasi.

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