Tolgay Arslan, centrocampista dell'Udinese, ha parlato ai microfoni de Il Gazzettino. Queste le sue parole

UDINE - Tolgay Arslan, centrocampista dell'Udinese, ha parlato ai microfoni de Il Gazzettino. Queste le sue parole: "Se sono migliorato? Molto. Allora eravamo all’inizio del campionato ed era da poco cominciata la mia nuova avventura. Il primo allenamento con la squadra l’avevo sostenuto proprio alla vigilia del debutto in trasferta a Verona. Senza contare che non mi preparavo da tempo come avrei voluto e dovuto. Oltretutto ero reduce da un’annata in cui non avevo giocato molto, una ventina di gare, tormentato da problemi di natura fisica. Ora sto bene, sotto questo punto di vista. Il lavoro che svolgo a Udine mi ha consentito di essere al top sotto il profilo fisico e atletico e avverto più fiducia nelle mie qualità. Inoltre conosco molto meglio i compagni e il campionato italiano.

Arslan, mediano turco classe '90, finito nel mirino della Fiorentina

Questa una delle mie migliori stagioni? Francamente non saprei. È una situazione sicuramente diversa da quelle vissute in Germania e soprattutto in Turchia, nel Besiktas, dove ho trascorso tre anni conquistando e disputando pure la Champions League. Lì c’erano molte pressioni. Nell’Udinese invece no, c’è la giusta tranquillità. L’ambiente è familiare e hai la possibilità di essere un pochino più rilassato, nel senso di non vivere particolari tensioni".

Luca Gotti, allenatore dell'Udinese

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"C’è quella familiarità alla quale ho fatto riferimento che contraddistingue squadra e società. Io ho vissuto anche in città grandi, autentiche metropoli come Istanbul, dove non godevi di serenità. Quando, emergenza Covid permettendo, mi reco in centro a Udine, ognuno rispetta la privacy dell’altro, quindi l’uomo e dell’atleta. Anche quando mi capita di mangiare al ristorante nessuno mi disturba. Siamo cresciuti tutti, è migliorata sul campo la connessione tra noi giocatori, ma non posso nemmeno dimenticare i progressi che sta facendo Deulofeu.

Va anche evidenziato che l’Udinese è composta da diversi giocatori di valore, ed è inutile fare l’elenco, tutti li vedono all’opera. Poi c’è dell’altro, un’aria diversa e un’atmosfera particolare che identificano la squadra e la società in una grande famiglia. Ruolo? In primis dico che è importante giocare. In ogni caso preferisco essere un play, perché posso toccare più palloni essendo sovente nel vivo del gioco. Poi è chiaro che sto agli ordini. È l’allenatore che turno dopo turno, in base a tanti fattori, ti assegna il compito da svolgere".

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