Udinese, Lasagna: “L’emozione di tornare a giocare sarà come quella di un bambino che calcia per la prima volta un pallone”

Il capitano bianconero in collegamento su Zoom ha risposto alle numerosissime domande dei tifosi

di Redazione

Il capitano bianconero in collegamento su Zoom ha risposto alle numerosissime domande dei tifosi

Come hai trascorso la quarantena?

Con la compagna e mio figlio che è una delle persone più importanti della mia vita. E’ stato pesante, come per tutti, ma per fortuna nella mia famiglia, anche a Mantova, stanno tutti bene.

Per allenarvi avete fatto videoconferenze?

No, ci inviavano un programma settimanale d’allenamento e non avevamo obblighi d’orario, potevamo scegliere quando farlo durante la giornata. Facevamo innanzitutto lavoro di forza e resistenza sulla cyclette.

Il tuo giocatore preferito?

Cristiano Ronaldo è un fenomeno, è stato molto bello averlo incontrato come avversario.

La partita più emozionante?

Tra le tante ricordo la vittoria contro l’Inter di due anni fa.

Quanto è difficile essere distanti dalla squadra?

Tanto, stiamo assieme 4/5 ore al giorno, si crea un rapporto particolare, molto forte.

Quanto è stato formativo far parte dell’Este?

E’ stato molto utile giocare con gente più adulta di me, non pensavo di riuscire fare il salto fino in Serie A.

In che altra squadra vorresti giocare?

Ognuno sogna squadre come il Real Madrid o il Barcellona, ma sono contento di essere all’Udinese e spero se si ricomincia di fare tanti gol per la salvezza.

Com’è il rapporto con il mister e con la squadra?

Bello, si era già instaurato un rapporto particolare d’amicizia quando era secondo con Tudor, ma anche con la squadra c’è molta affinità.

Ti mancano i tifosi?

Tantissimo, giocare con lo stadio vuoto, come è successo con la Fiorentina, è surreale. Spero per il prossimo campionato di rivedere le curve piene.

Cosa significa stare fermi?

E’ dura perché noi viviamo di calcio 24 ore al giorno. Tornare sarà emozionante come per un bambino quando per la prima volta tocca il pallone.

Cosa cambia dalla D alla A? 

Intensità, ritmi e qualità dei giocatori, la differenza è molto alta.

Il tuo idolo da bambino?

Da tifoso dell’Inter qual ero, il mio idolo era Ronaldo il ‘fenomeno’.

Che avversario temi di più?

Da attaccante dico Chiellini, è veramente fastidioso averlo contro!

In che squadra vorresti giocare a livello mondiale?

Real Madrid, per blasone, per lo stadio, per la storia.

Ronaldo o Messi?

Non potrei scegliere, sono entrambi extraterrestri.

Che emozione è stata la prima presenza in Nazionale?

Fortissima e inaspettata, un’ansia indescrivibile. Già la chiamata mi aveva sorpreso, poi c’era Immobile in panchina, non mi aspettavo di entrare.

Che obiettivi hai in Nazionale e nell’Udinese?

In azzurro gli Europei del prossimo anno, con l’Udinese fare tanti gol per aiutare la squadra.

Cosa ti piace di più del calcio?

Tutto! Ce l’hai dentro fin da piccolo, io calciavo qualunque cosa mi trovassi davanti. E’ un gioco di squadra ma allo stesso tempo i singoli possono fare la differenza.

Karnezis e Musso?

Sono entrambi portieri di alto livello. Musso è cresciuto a dismisura, c’ha salvato in tante partite. Danno sicurezza a tutta la squadra.

Ricordi la prima partita al Friuli?

A dire il vero la prima volta è stato da avversario, in Coppa Italia col Carpi, e fu in occasione dell’addio di Totò Di Natale.

Quando sei stato chiamato dall’Udinese cosa hai provato?

Una grande emozione, come struttura e organizzazione è il top.

Hai un rito scaramantico prima della partita?

Sono scaramantico ma non ho un gesto in particolare, ascoltare musica mi dà la carica.

L’obiettivo dell’Udinese?

Vediamo come andrà la ripresa con tante partite ravvicinate, ma se facciamo bene tutti, possiamo anche guardare avanti all’Europa, invece di guardare dietro verso cose che non ci piacciono.

Ti ha toccato la morte di Rinaldi (il centrocampista del Legnano scomparso per un aneurisma ndr)?

Ha sconvolto tutti, come succede quando muore un ragazzo giovane, non solo del calcio. E’ giusto il peso mediatico che è stato dato alla sua scomparsa affinché alla famiglia potesse arrivare tutto il calore della gente.

Chi sono i giocatori con cui ti senti più spesso?

Sono tanti. Okaka, Nestorovski, soprattutto Mandragora perché le nostre compagne sono amiche.

Sei molto forte alla play

Ho passione, mi diverto e poi è un modo per ritrovarmi la sera a parlare con amici che magari sono lontano. Comunque non “uso” me stesso quando gioco.

Che consiglio daresti per essere un buon capitano?

Farsi volere bene da tutti e trascinare la squadra nei momenti difficili, perché in quelli facili sono tutti bravi.

Come hai scelto il numero 15?

E’ stato casuale. Al Carpi, quando salimmo in B, era rimasto libero il 15, così lo scelsi. Poi cominciarono a chiamarmi KL15 e la cosa mi piacque.

Quanto è pesata la sconfitta contro il Milan?

Moltissimo. Avevamo dato il massimo e proprio in ultimo è arrivata la beffa. Ma il calcio è bello proprio perché non sai mai come va a finire.

Un consiglio per diventare campione?

Non mollare mai, cercare di inseguire i propri sogni e fare di tutto per realizzarli.

Come hai vissuto gli infortuni?

Quello più grave l’ho avuto con l’Udinese al flessore, stetti fuori più di due mesi. Ma devi pensare positivo, fare il meglio per recuperare e soprattutto curarti bene.

Come ti trovi con De Paul?

Rodrigo è un bravissimo ragazzo, molto simpatico, anche fuori dal calcio. Ha buona visione di gioco e grandi qualità, è naturale trovarsi bene con lui.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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