Udinese, oltre al fisico c’è di più

Udinese, oltre al fisico c’è di più

La squadra di Gotti non è solo corsa e agonismo: può esprimere anche una buona qualità tecnica

di Redazione

Oltre al fisico c’è di più. Qual è l’opinione maggiormente diffusa sull’Udinese? Che sia una squadra tutta corsa e agonismo, con un tasso qualitativo ridotto. Ebbene, secondo noi non è così: la sfortunata – e immeritata – sconfitta di San Siro contro il Milan lo ha dimostrato.

Perché? La squadra di Gotti, interpretando la partita con la giusta tattica, ha messo in mostra buone trame di gioco: veloci, efficaci, capaci di tradursi in diverse, buone opportunità. E se non ci fosse stato Donnarumma…

Ora, va fatta una precisazione. La fisicità è caratteristica peculiare di questa Udinese, probabilmente la più marcata, forse la più decisiva. Ma non è la sola. Non si è d’accordo? Si prenda in esame il centrocampo.

Tutto si può dire di De Paul, tranne che gli manchi qualità; ora, poi, anche in maglia bianconera sembra aver trovato la piena maturità da centrocampista centrale, come già aveva fatto con l’Argentina.

Mandragora ha un piede educato, possiede una visione di gioco che può essere lungimirante e una buona capacità di far girare la squadra: la collocazione da regista davanti alla difesa può essere quella definitiva? Sì, secondo noi.

Infine, Fofana, di sicuro il più fisico dei tre che compongono il pacchetto di mezzo. Ma non esente da giocate di spessore, soprattutto di strappi in grado di mandare in apnea le difese avversarie.

Questo per ciò che riguarda il centrocampo. Musso, per fare un salto triplo all’indietro, è portiere destinato – si spera il più tardi possibile – a un top club; Sema ha gamba e buona capacità di cross, il troppo spesso criticato Larsen a San Siro ha regalato una chicca mica da ridere.

Infine, l’attacco. Okaka è sì un gigante, ma ha anche una buona padronanza tecnica; Lasagna punta tutto sulla velocità, ma può essere protagonista anche di giocate pregevoli. Insomma, fisico sì – e va bene, ci mancherebbe -, ma c’è di più.

Massimo Pighin

 

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