Una terra, la sua squadra: l’infinito amore dei tifosi per l’Udinese

Non sono anni facili per il popolo bianconero: la passione, però, rimane immutata

di Redazione

Non esiste squadra al mondo che nella sua storia non abbia conosciuto momenti di tonalità opposte. Anni magici, periodi bui, stagioni esaltanti, campionati deprimenti: è lo sport, è il calcio, è la vita. Alle volte va bene, altre meno: è naturale, funziona così.

In ambito calcistico, in egual misura, vanno fatti dei distinguo. C’è chi vince spesso, chi quasi sempre e chi mai. In quest’ultima categoria rientra un ampio numero di club, composito come lo sono le sfumature della passione: l’amore, quello vero, emerge soprattutto quando non si alzano trofei.

Esauriti i discorsi astratti, val la pena soffermarsi sul momento che stanno vivendo i tifosi dell’Udinese. Non un solo anno, sono plurime le stagioni complicate: salvezze conquistate non senza patemi, un via vai frenetico di allenatori, pochi giocatori che fanno consumare le mani dagli applausi per doti tecniche.

Eppure il popolo bianconero non perde l’amore nei confronti della maglia, legata indissolubilmente alla terra che rappresenta. Si prendano come paradigma le ultime settimane. In pochi giorni si è passati dall’esaltazione per il poter vantare la miglior difesa tra i cinque principali campionati d’Europa alla depressione post Atalanta e Roma.

Poi, come per magia, ecco venir messe da parte critiche, astio e rabbia: è bastata – si fa per dire – una vittoria (contro il Genoa) unita a una buona prestazione (contro la Spal) per far sì che il popolo dell’Udinese, e quindi il popolo friulano, ritrovasse l’amore. Quello vero, quello che non ha bisogno di trofei (che pur non dispiacerebbero).

Ora, difficile etichettare univocamente una tifoseria, per quanto particolare come quella bianconera: le differenze, com’è ovvio, ci sono. Di base, però, tra chi sostiene l’Udinese c’è una costante: l’affetto, la passione verso il bianco e il nero.

Certo, c’è chi critica di più e chi di meno, chi ha smesso di andare allo stadio e chi, di contro, ci va ancora più convintamente. Il secondo tempo del match con la Spal è stato caratterizzato dal tifo assordante, della Curva Nord in particolare ma non soltanto: un amore da gridare, nel bene, ma soprattutto quando il quadro non è idilliaco.

Si diceva di una squadra che è l’emblema di una terra. Una terra di confine, attraversata nei secoli da popoli diversi, caratterizzata da un milione di difetti e dall’egual numero di pregi. Un lembo di terra, prima di tutto, genuina, dove l’Udinese è “la” squadra. Ci si arrabbia, si critica, poi, inevitabilmente, si soffre e si canta: succede così, quando si ama davvero.

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