Corsport: Il Napoli non sa più vincere

E’ 1-1 e non ci sarà da far festa, semmai converrà pensare al Genk, a quell’esame che potrà essere definitivo o interlocutorio ancora, per capirci qualcosa, per riflettere (e dopo averlo fatto) su come scongiurare che quel malessere diventi dilagante, peggio ancora travolgente.  

di Redazione

Il commento del Corsport alla gara tra Udinese e Napoli:

Cè un’ombra lunga e s’intravede: è in quel buio che avvolge il Napoli, nelle tenebre che ormai l’hanno inghiottito, persino nel pallido luccicchio di quarantacinque minuti riempiti dalla dignità e di poc’altro ancora. Ma ora ch’è finita anche questa, la nona partita senza un sorriso, il quinto punto nelle ultime sette gare di campionato, ciò che resta è l’espressione stanca e un po’ confusa d’una squadra smarritasi, schiacciata da un peso enorme che l’Udinese, per un bel po’, trasforma in macigno. E’ 1-1 e non ci sarà da far festa, semmai converrà pensare al Genk, a quell’esame che potrà essere definitivo o interlocutorio ancora, per capirci qualcosa, per riflettere (e dopo averlo fatto) su come scongiurare che quel malessere diventi dilagante, peggio ancora travolgente.  
CHE BRUTTO. Le statistiche raccontano una partita paradossale, nella quale i numeri non hanno anima e il 69% di possesso e i 18 tiri sanno d’inganno: perché per un bel po’, un tempo intero, del Napoli non s’è avuta alcuna percezione della sua presenza, né fisica e né caratteriale, e all’Udinese, indotta da Gotti a spremersi con sacrificio estremo, non è (quasi) parso vero di potersela giocare come non avrebbe mai sospettato, affrontando sagome sparse qua e là, persino inconsistenti nell’intendere e nel «volere» e capace di sfruttare il contropiede. In quel campionario degli orrori, una ricerca ossessiva di andare in un’area spoglia con traversoni divorati dai giganti altrui, il Napoli ci ha infilato una serie di perle suggestive, la rappresentazione della propria, assoluta debolezza, esplosa fragorosamente (31’) nella ripartenza da calcio d’angolo sintetizzato dalla percussione di Fofana e dal morso velenoso di Lasagna. (…)
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