Gazzetta: Motta osa troppo, l’Udinese lo punisce

Pandev illude il Genoa, poi si scatena De Paul. Sema e Lasagna completano l’opera

di Redazione

Il punto della Gazzetta sulla vittoria dell’Udinese.

L’azzardo non ha pagato, ma forse non è nemmeno giusto definirlo così. È soltanto la visione del calcio di Thiago Motta che ieri ha mostrato un Genoa fortemente offensivo fin dall’inizio e poi ha rischiato inserendo una quarta punta (Sanabria) al posto di un difensore centrale (Romero). L’obiettivo era assediare l’Udinese e batterla, il risultato invece è stata una sconfitta che stava già maturando lentamente dall’inizio della ripresa. Proprio per questo è difficile dire se la scelta dell’allenatore sia stata determinante, magari l’intenzione era quella di spaventare l’Udinese e dare una scossa a un Genoa che si era spento dopo un discreto avvio. Resta il fatto che i bianconeri non hanno mai sofferto e anzi sono andati a prendersi una vittoria meritata. Viene da chiedersi, piuttosto, che cosa fosse successo all’Udinese nelle due partite da pallottoliere che sono costate la panchina a Igor Tudor. Ieri la squadra ha lottato con ferocia, non si è sciolta dopo il vantaggio di Pandev ed è cresciuta progressivamente concedendo pochissimo e costruendo abbastanza grazie al solito De Paul e a un Okaka in versione Lukaku, che da solo ha impegnato la difesa avversaria e ha fatto salire i compagni.

Le idee

Gotti, alla prima e ultima partita sulla panchina friulana, ha impostato la gara sulla chiusura degli spazi e in avanti sulle sponde e sugli inserimenti. Il 3-5-2 gli ha consentito una superiorità numerica a centrocampo e la conquista sistematica delle seconde palle sulla trequarti, sporcando sempre i tentativi offensivi del Genoa. In casa rossoblù non tutto è da buttare. Il lavoro di Thiago Motta si percepisce dalla tribuna, così come la sua idea di calcio. Il 4-3-3 di partenza è solo teorico e d’altronde il tecnico ha detto più volte di non dare una grande importanza ai numeri. Contano l’interpretazione e il movimento dei calciatori che infatti, in fase di possesso, si allargano e si allungano rapidamente. Thiago ha indossato la maglia dell’Italia, quindi a Coverciano avrà visto le foto di Vittorio Pozzo e gli avranno parlato del c.t. di due titoli mondiali e un’Olimpiade. Difficile che si sia ispirato al glorioso passato azzurro, però Thiago Motta ieri ha disegnato il Genoa secondo il metodo tanto caro a Pozzo: il WW o 2-3-2-3 con i due centrali difensivi, Schone bassissimo a costruire in linea con i terzini, Saponara e Agudelo dietro a Pandev, Pinamonti e Kouame. Un progetto ambizioso, che avrebbe bisogno di grande intensità e continui movimenti. Trovato il gol con una bella combinazione tra Kouame e Pandev, però, il Genoa è diventato passivo lasciando spazio all’Udinese. Il pareggio di De Paul e altre scorribande concluse fuori di poco da Mandragora e Nestorovski sono stati un inno alla praticità e anche alla logica: il 3-5-2 friulano creava superiorità in mezzo e c’era sempre un uomo libero sul quale scaricare la palla e dal quale riceverla dopo uno o due tocchi.

La svolta

Nel finale, come detto, Thiago Motta ha cercato di vincerla con l’azzardo delle quattro punte che però hanno creato un ingorgo in mezzo: con Sanabria e Pandev alle spalle di Pinamonti e Kouame quello del Genoa era quasi un 4-2-2-2 con l’intenzione, ammessa dal tecnico, di aprire spazi per le discese dei terzini. Ma ad approfittarne è stata l’Udinese che ha colpito con Ken Sema dopo una lunga azione alla quale hanno partecipato Nuytinck, De Paul, Becao, Lasagna e Okaka e poi con lo stesso Lasagna in spazi larghi. La ricerca del gioco è sempre una buona soluzione, il Genoa però adesso ha bisogno di trovare soprattutto un equilibrio e un’identità stabile.

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