Gazzetta: Zapata fa paura Bonucci rimedia

La Juve riscopre la X a Udine

di Redazione

L’analisi della Gazzetta al pari dell’Udinese.

Anche se talvolta spunta qua e là, l’antica «divisione della posta» non esiste più da tempo, perché i tre punti non si possono spaccare a metà tra le squadre. La Juventus poi aveva l’abitudine di aiutare a non cadere nella frase fatta, in quanto allergica ai pareggi: oltre dodici mesi che non succedevano in campionato, da statistica chiamata da Allegri sabato, quando sul tema parlava di casualità. Ma non è il caso che ha fatto ricomparire il pari bianconero per la prima volta in questo torneo, e nemmeno una spruzzata democratica vista la sconfitta della Roma sabato. La banda di Max, al terzo impegno settimanale, è invece stanca e svogliata, troppo convinta di essere superiore e di poter sbagliare. Tanto nel secondo tempo, come contro Empoli e Napoli, torneremo quelli di sempre. Non succede, quindi l’1-1 sembra quasi una vittoria, in fondo fa sempre aumentare il vantaggio sui romanisti (ora a 8 punti) e anche il tecnico ammette che «certe partite se non le vinci, non le devi perdere». Almeno questo aspetto della missione è portato a buon termine.

I MOTIVI L’Udinese, dopo tre sconfitte consecutive, meritava di più, non per una miriade di occasioni, ma perché inquadra la partita secondo saggezza tattica, esuberanza atletica e limitato numero di errori. Mentre la Juve sbaglia e risbaglia, esce a fatica dal pressing nella prima parte e non apre la fabbrica delle idee nella seconda, l’Udinese ha un solo grande errore sulla coscienza e lo paga caro. E’ la solita punizione laterale che viene letta male, come contro l’Inter. Gli ultimi anelli della catena a zona vengono sovrastati dall’avversario, Perisic in gennaio e Bonucci ieri. Mentre Delneri viene espulso perché protesta sull’assegnazione del fallo (che le moviole sentenziano come errore dell’arbitro), i suoi non hanno ancora la misura giusta per quel salto da contraerea. Dovevano stare su due rette, come per i corner, invece fanno fila unica. E’ l’unico serio tiro in porta dei campioni d’Italia. Basterà.

RISCATTO UDINESE Il comandante della difesa, che prende anche un palo davanti a Buffon, è fra i migliori con Jankto e Hallfredsson, ma sopra tutti troneggia Duvan Zapata. Il suo riscatto simboleggia quello di tutta l’Udinese, piazzata nel mare calmo della bassa classifica, senza pericoli di scendere ma troppo abulica per fornire entusiasmi. Era criticato perché alla potenza fisica e all’applicazione tattica non univa le reti. Poco tempo fa, dopo una sconfitta, l’allenatore disse che se «segnasse con regolarità non sarebbe ancora qui», rispecchiando la provincialità della squadra. Stavolta invece l’Udinese gioca da grande, con due punte anche senza Thereau (4-4-2 iniziale), con uscite giuste per la pressione e inserimenti sulle riconquiste. Quando deve lasciare Fofana (frattura del perone) è Jankto che si incarica delle incursioni. E Zapata rimpicciolisce Bonucci nello sprint del vantaggio. L’altro poi si rifà non solo per l’1-1, ma per una chiusura fondamentale su un contropiede del colombiano. E’ soltanto un punto per l’Udinese, ma la posta stavolta non andrebbe divisa in parti uguali.

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