Aic, Tommasi: tecnologia sì, ma chi paga?

di Castellini Barbara, @barchettazzurra

Sono settimane difficili in casa Udinese per quanto concerne il rapporto con gli arbitri. Un po’ di sfortuna ci può stare, ma come abbiamo sottolineato nei giorni scorsi gli episodi “pesanti” sono molteplici e la classifica, ovviamente, ne sta risentendo. Un problema che non riguarda solo la formazione di Andrea Stramaccioni, visto che anche altre società si sono lamentate apertamente per decisioni quantomeno “strane”. Ma come si può migliorare la situazione? E come si pone a riguardo l’Assocalciatori? A tal riguardo abbiamo interpellato in esclusiva il presidente dell’Aic Damiano Tommasi.

Tommasi, dalla prossima stagione verrà introdotta la tecnologia anche in serie A. Qual è la sua posizione?

La tecnologia è già stata approvata dalla Fifa e ora dalla Figc. Il problema ora è capire chi pagherà le spese per l’installazione delle telecamere o di eventuali altri strumenti scelti per determinare il gol-non gol. Negli anni passati, per allinearci a quanto già avveniva in campo europeo, abbiamo adottato il sistema degli arbitri addizionali. Due occhi in più cambiano il modo di interpretare il calcio piazzato, la marcatura in area. Credo che l’esperimento abbia avuto un buon riscontro. Giudizi positivi sono giunti anche da parte dei calciatori, cioè da coloro che vivono l’area di rigore abitualmente. Ritengo sia positivo avere arbitri in più dietro la porta, anche se possono accadere situazioni in cui sia difficile prendere comunque una decisione.

E l’Udinese si è trovata in una di queste situazioni complicate proprio una ventina di giorni fa, quando al Friuli è arrivata la Roma. A proposito di Udinese, Kone, espulso nel corso della sfida con l’Empoli, è stato sanzionato con tre giornate di squalifica, in base al referto presentato dall’arbitro Ghersini al giudice sportivo. Spesso a microfoni spenti ci sono giocatori, allenatori e dirigenti che si lamentano di come vengano compilati tali referti… è un problema che l’Aic sta trattando?

In serie A la situazione è meno difficoltosa, grazie all’ausilio delle telecamere, ma nei campionati dilettantistici il referto dell’arbitro è l’unico documento utile per chiarire le situazioni. Ed è giusto che il giudice sportivo basi la propria decisione su di esso. Comunque questo  un tema che si affronta e si discute, ha la sua validità. Tutto dunque ruota attorno alla consapevolezza e alla capacità dell’arbitro di mettere per iscritto ciò che succede dentro e fuori dal campo.  

Ma lei, in generale, come giudica la classe arbitrale italiana?

La nostra classe arbitrale rimane una delle migliori del mondo. Aver avuto un nostro arbitro a dirigere la finale del Mondiale brasiliano (Nicola Rizzoli, ndr) rappresenta il massimo riconoscimento tangibile del nostro livello. Sicuramente siamo propensi a sostenere che l’errore, può determinare conseguenze importanti. Non mi riferisco solo al risultati, ma anche all’esonero di un allenatore, molto più frequente di una volta, o alle sorti di un club.

Dunque come si può riportare ordine ed equilbrio?

Come avviene da diversi anni, grazie all’iniziativa del precedente presidente dell’Aic Campana, ogni anno viene organizzato un incontro nazionale con tecnici, capitani e arbitri. A breve ci riuniremo con l’obiettivo di dialogare in modo costruttivo. Solo così si possono trovare le giuste contromisure o superare le incomprensioni. L’arbitro in campo aiuta l’atteggiamento calciatori. Così come i tesserati possono avere comportamenti che inaspriscono o alleggeriscono il clima in campo.

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