Alessandro Orlando: il mio 1992

Alessandro Orlando: il mio 1992

di Monica Valendino, @Moval1973

Nel 1992 avevo 22 anni, stavo attraversando il momento più bello della mia carriera: ero agli inizi, stavo iniziando a calcare certi palcoscenici. La stagione con l’Udinese è stata bella, ma dura, con lo spareggio vinto a Bologna. Di quella partita ricordo la tensione e l’emozione che provocano certi eventi: furono giorni intensi di preparazione, poi quando van bene le cose tutto ti appare ancora più bello.

Poi ricordo l’anno l’anno della Coppa Campioni alla Samp, che aveva vinto già la Uefa, la Coppa Italia e ricordo con affetto Boskov, un papà più che allenatore e un grandissimo presidente come lo è stato Mantovani. Poi le cose sono cambiate, ma quel gruppo di giocatori di assoluto valore è stato formativo.

Come calciatori si parlava negli spogliatoi di quello che stava cambiando attorno, ma nel calcio come sempre da ragazzi si parla d’altro.

Nel calcio non invidio però i giocatori di adesso: il calcio di adesso non mi entusiasma.  Ieri ero a un club e una cosa che ho detto è che ai miei tempi, quando si lottava per la sopravvivenza a Udine, c’erano 20 mila persone, oggi si è più che dimezzato il numero. Al club (San Giovanni), l’età era un po’ oltre la mia: fa riflettere che i giovani si stiano distaccando. Rimpiango quei tempi perché era un calcio più vero. Fa quasi tenerezza vedere giocatori che giocano in stadi vuoti: certo le grandi di allora non sono le stesse di oggi, il movimento si è impoverito.

A mio avviso non è che allora si viveva al di sopra delle nostre possibilità: semplicemente si pagavano i campioni, oggi si paga tanto chi non vale. Si spendeva meglio,  il Parma che fa il botto dimostra che oggi più di qualcosa non funziona.

La Legge Bosman ha rovinato il calcio per come vediamo le cose oggi: andava gestita meglio. Indubbiamente è stata un’etichetta per un calcio nuovo.

Noi, però,  eravamo una rosa di 22 con quasi tutti italiani: questo era bello e forse per questo l’Italia si sta distaccando dal calcio, oggi è impossibile trovare identità nelle squadre. Non si può parlare di Lazio piuttosto che di Udinese con tre italiani in campo.

Se nel 1992 mi avessero detto che l’Udinese sarebbe stata quella di oggi avrei detto che sognare non costava nulla: allora eravamo proprio una provinciale, non ci avrei scommesso sono sincero, ma non per mancanza di competenza di Pozzo, ma solo perché vedevamo l’Udinese come una squadra all’angolo d’Italia. Che interesse potevamo dare? Almeno su questo dal 1992 le cose sono migliorate, anche se oggi rimane ancora una provinciale di lusso, anche se un simbolo per molti. Ma ci sono tante cose da cambiare nel nostro calcio, forse proprio perché fin da allora ci sono state cose gestite male, anche politicamente.

Alessandro Orlando @Mondoudinese

 

 

 

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