Vi anticipo, lo dico per primo, Vi frego: io ne avrei espulsi zero. Zero. Ed ammoniti la metà di quanti sanzionati dal signor Cervellera (nomen omen). Detto ciò, spiegate a Jacopo Sala che entrare in quella maniera a centrocampo, con un direttore di gara mediocre come questo tarantino di non illustri ascendenti, non gli porterà mai buone cose. Il difendente di casa mostra una cosa peggiore della realtà, cioè un’entrata al salto da dietro che sfiora solamente Cirillo. Un giallo bastava, ma agli amanti del regolamento (che sono spuntati come funghi, sul lato bianconero e nerazzurro dopo la gara di martedì passato) dico che secondo le norme Fifa un’entrata potenzialmente pericolosa da dietro deve essere sanzionata col rosso. Detto ciò, io ero, sono e sarò paladino degli arbitri che ragionano prima di sventolare colorati cartoncini, per cui non avrei cacciato Domizzi né Sala oggi. Dal vecchio mescalero Rafa Marquez mi attenderei più esperienza ed attenzione; la sua entrata sulla coscia di Aguirre è da giallo, ma (encore une fois) avessi indossato il fischietto arbitrale, dotato dell’apposita medaglia Expo da sorteggio, avrei chiuso gli occhi e lasciato perdere. E così in tre quarti degli interventi sanzionati, tipo quello di Bubnijc su Toni a centrocampo.. Fa comodo a molti dire che l’espulsione di Sala ha indirizzato la gara: quelli, di qualsiasi sponda, che vogliono a tutti i costi metterla sempre e solo sul piano arbitrale. Io non l’ho fatto l’altra sera, quando Rocchi ha commesso scempiaggini immensamente superiori al povero Cervellera, non lo si faccia oggi. Come martedì, però si dica che costui ha arbitrato malissimo. L’Inter ha vinto a Udine perché uno dei suoi supposti campioni ha messo una palla nel sette, Poldi lo avrebbe fatto anche contro undici difendenti; oggi il Verona ha perso perché non è scesa in campo, pigra crogiolantesi nella salvezza ormai acquisita, arroccata attorno alla traversa piena timbrata da Tachtsidis e a pochissimo d’altro: due begli interventi di Karnezis nel finale, specie l’uscita sui piedi di Jankovic (il volo sul piazzato di Marquez, nato dall’ennesimo errore di Cervellera, effettuato più a beneficio dei fotografi che altro) ed una mischia. Stop. La gara di Toni, solito mestierante che le prende e le dà, che gioca da ala destra, sinistra, da centroboa pallanotistico e da mezzala di raccordo, si riassume con un paio di remate in area ben contenute da Danìlo e Bubnijc ed un tiro a giro finito fuori dallo stadio. Fumosissimo anche Nico Lòpez, meno concreto del solito. Il resto è roba ordinaria, incluso il tramontato Saviola (lontani i tempi blaugrana): questi assomiglia a quel manìpolo di cariatidi dal passato glorioso di cui Pozzo si attorniò prima di capire come funziona il giocattolino. Qualcuno gli faccia ascoltare Elio e le Storie Tese, e gli pianti al muro il preposto chiodo. Prestazione di sostanza, quella bianconera, in trend con le precedenti ultime prestazioni. Inclusa quella di Stramaccioni, lontano dal conquistarmi ma decisamente sul pezzo, cui non si può imputare la rabbia (positiva!) di Koné sostituito a un quarto d’ora dalla fine, né tantomeno la prestazione inguardabile di Bruno: che Eupalla gli renda la classe, la voglia di stupire e la determinazione agonistica che ne farebbero l’ennesimo crack della gestione Pozzo. Dimentico qualcosa? Ah, già. 
@Franco Canciani
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