Bandiere al vento

Bandiere al vento

Ecco, alcuni esempi. Udine come Roma o Torino o Milano. Il fatto è che nel calcio le bandiere ci sono, ma sono al vento nel senso che una volta che si sbiadiscono vengono lasciate andare via con la brezza che le porta lontano, mentre le loro gesta la loro importanza rimane nel cuore dei tifosi che, come al solito, non contano nelle scelte.

di Redazione

Le chiamano bandiere quando servono, da sventolare davanti ai tifosi per vantarsi di avere la forza di esibirle fieramente. Ma sotto sotto il calcio d’oggi le divora, le ammaina, a volte le brucia.

TOTTI Da ‘pensavo de morì prima’ a ‘preferivo morire’: che sia dal calcio giocato o dal ruolo di dirigente, se Totti lascia la Roma e’ sempre una storia di emozioni sopra le righe. Due anni fa il saluto alla maglia fu accolto dagli striscioni amari dei tifosi (perfino la Nord laziale gli dedicò un tributo), questa volta è lo stesso ex numero 10 a raccontare tutta la sua amarezza: “Ho rassegnato le dimissioni dall’As Roma”.

Francesco Totti si tira fuori dalla società di James Pallotta e del suo consigliere Franco Baldini. “È un arrivederci, non un addio” aggiunge però perché “se un’altra proprietà punterà forte su di me io sarò sempre pronto”. Solo in serata arriva una replica della società, affidata ad una nota sul sito: “La percezione dei fatti e delle scelte adottate dal club” da parte di Francesco Totti è “fantasiosa e lontana dalla realtà”, dichiara il club, che tiene anche a sottolineare come “la proprietà non ha alcuna intenzione di mettere la società in vendita adesso o in futuro”. Il club esprime anche “estrema amarezza” per la decisione di Totti di lasciare e sottolinea di “non avere avuto risposta” alla proposta fattagli di assumere il ruolo di direttore tecnico”. E’ a due passi dall’Olimpico, e a 18 anni esatti dal suo unico scudetto, che Totti dice la sua sul rapporto con la gestione Usa. “Tutti sappiamo che hanno voluto che io smettessi”.
Parole come sassi che denotano come anche club considerati importanti non considerano l’importanza che possono avere certi giocatori , per esperienza e carisma, nel loro progetto.

DI NATALE L’addio al Capitano bianconero non poteva essere più amaro. Assieme a Pinzi (oggi ritornato  a casa come dirigente anche se non si ha chiaro ancora il ruolo che Marino tenterà di solidificare), Domizzi e Pasquale sono stati semplicemente messi alla porta. Il numero 10 in maniera quasi indecorosa. Un addio dopo un 1-2 col Carpi all’ultima giornata in casa, con una salvezza arrivata quasi per miracolo, con Di Natale praticamente sempre ai margini. «Ora voglio fare due mesi di vacanza, poi vediamo. Non vado di fretta», disse alla vigilia della sua ultima gara in bianconero. «Non vado via da Udine. I miei figli vogliono rimanere a Udine. Ho le mie scuole calcio. Ma da giocatore ancora credo di no».

«Ringrazio il presidente – ha aggiunto  – che per me è un grandissimo tifoso. Sono stati 12 anni bellissimi. Non si può tornare indietro, voglio ringraziare i tifosi che ci hanno sempre sostenuto anche nei momenti difficili. Ho fatto una scelta di vita, con il cuore e con la testa. Sono contento di quello che ho fatto. Voglio ringraziare i miei genitori, mamma e papà, che mi hanno aiutato e tutti quelli che mi sono stati vicini», ha affermato.

 Gianpaolo Pozzo, aveva tentato si smorazare i toni e la rabbia di chi l’avrebbe voluto ancora a Udine da dirigente o con un ruolo tecnico perché «non è facile sostituire un campione del genere. Ha dato tantissimo a questa società. Ci ha fatto divertire tantissimo. Abbiamo avuto la fortuna di avere questo campione assoluto di tutti i tempi dell’Udinese, che ha fatto cose spettacolari e gol decisivi per la nostra classifica. Egoisticamente devo dire che ci mancherà molto sotto il profilo tecnico. Quest’anno abbiamo sofferto perché eravamo abituati troppo bene con Totò, e lui affetto da qualche acciacco non ha potuto darci il solito contributo in termini di gol. Dobbiamo essergli tutti riconoscenti. Ho sempre detto che finché Totti gioca, può giocare tranquillamente anche Totò, quindi gli auguro di continuare. Qui all’Udinese trova sempre le porte aperte».
Oggi Totò segue il suo ex allenatore Marino aiutandolo a far crescere gli attaccanti, ma a Udine le porte sembrano ancora chiuse.
GUIDOLIN Altra bandiera bianconera trattata di certo non come i gianti bianchi. Al quarto anno i problemi, anche perché la società aveva già cambiato idea sul progetto che poi ha portato solo sofferenze fino ad oggi. a Guidolin, dismessa la tuta, era stato proposto un ruolo nella holding con sede a Granada, dove praticamente non ha mai messo piede. Queste le parole di Guidolin quando diede l’addio alla panchina:«Per me e’ un bel giorno, perché non allenerò più, ma potrò rimanere qui. Comincia una nuova avventura e sono curioso di come andrà. Non a caso mi sono messo la giacca, perché ci saranno cambiamenti». Non è andata così.
DEL PIERO Da un capitano bianconero a un altro, questa volta targato Juve, anche lui messo alla porta senza troppi rimpianti: “E’ chiaro che però c’è un velo tristezza in me. Ci tengo a ringraziare i tifosi, quello che ho visto va oltre ogni cosa”. Così saluta un capitano, dopo 19 anni di onorata militanza con la maglia della Juventus addosso. Regalando ai suoi tifosi l’ennesimo trofeo di una carriera indimenticabile, scandita da vittorie in serie, record personali, forche caudine di una Serie B decisa a tavolino e subita senza abbandonare la nave, e adesso di nuovo il trionfo. Con parole misurate, sempre in bilico tra profonda saggezza e superficiale banalità. Mai una dichiarazione fuori posto, mai un guizzo di fantasia: questi, Del Piero, se li è sempre riservati per il campo. Eppure….la Juve aveva bisogno d’altro.
MALDINI Oggi è il nuovo DT del Milan, ma quanta fatica per rientrare a casa. Anche lui abbandonato dopo aver dato tutto. Vedremo quanta libertà d’azione avrà.
Ecco, alcuni esempi. Udine come Roma o Torino o Milano. Il fatto è che nel calcio le bandiere ci sono, ma sono al vento nel senso che una volta che si sbiadiscono vengono lasciate andare via con la brezza che le porta lontano, mentre le loro gesta la loro importanza rimane nel cuore dei tifosi che, come al solito, non contano nelle scelte.
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