Calcio: Impossibile ripartire a maggio. I club devono rassegnarsi. E pensare a come ricominciare

Calcio: Impossibile ripartire a maggio. I club devono rassegnarsi. E pensare a come ricominciare

Il calcio si deve fermare a tempo indeterminato. Punto. Poi si ragioni, come detto, solo su come ripartire, visto che nessuno dei cervelli ha mai pensato di inserire una norma che preveda cosa fare in caso di stop, del resto norme sul VAR e sui bilanci erano decisamente più urgenti.

di Redazione

I club di Serie A, oramai chiusi su un pianeta lontano in una galassia lontana lontana, continuano a non voler guardare in faccia alla realtà. L’auspicio dei potenti della Lega Calcio è quello di riprendere il campionato a maggio per concluderlo a giugno, in tempo per fare il mercato.

Definire dispotico questo atteggiamento è poco. I motivi sono semplici: questo  virus si sta evolvendo prima di tutto attorno al focolaio principale in Italia, in  Lombardia (dove i drammi quotidiani fanno vedere i club italiani solo come avidi speculatori anche dai tifosi più accaniti), ma il contagio è oramai nazionale con regioni come Lazio, Marche, Friuli che iniziano a preoccuparsi seriamente e con le regioni del sud che dopo l’incredibile fuga di notizie antecedente al primo decreto blocca Italia, si vedono riempite di presunti “untori” (circa 30 mila) arrivati in fuga dalle zone più esposte. Statisticamente tra queste migliaia di persone ci saranno potenziali bombe biologiche umane che diffonderanno il virus con  la solita equazione Ro=3, ovvero ognuno ne contagia tre.

In secondo luogo il calcio con questi sviluppi non considera che l’epidemia nazionale non può avere un termine comune e finché la  barra dei casi giornalieri non si stabilizzerà e inizierà a calare (tra la prima e la seconda fase ci vogliono almeno tre settimane), non si potrà riprendere. Dal Governo trapela l’intenzione poi di far riaprire con cautela le attività produttive, partendo da quelle essenziali e che garantiscono assembramenti ridotti o controllati, poi  le altre tra le quali lo sport che anche se a porte chiuse rischia di far affollare bar e case private per vedersi le partite.
In terzo luogo l’esplosione in Europa (e a breve in Africa) della malattia non può far pensare che la Uefa non determini una linea comune per mantenere  la sincronia tra le federazioni anche in chiave futura. Impossibile che alcuni campionati possano decidere in proprio se e quando finire.

Per questo l’assemblea dei club, la Uefa e la Fifa stanno ragionando sul da farsi e il testo che trapela dalle alte sfere si scontra con le speranzate dei club italiani. Si pensa a un annullamento della stagione, anche se ad ora non è chiaro come iniziare poi quella successiva. Ma prima di tutto serve la consapevolezza che lo sport in un’emergenza mondiale può rischiare con le sue dinamiche di riportare i problemi all’inizio.

Pensate ai tifosi di Udine arrivati a Brescia poche settimane fa, o a quelli di Bergamo che si sono spostati fino a Lecce, o a quelli di Cremona, o comunque a tutti quelli esposti.

Poi non  si tiene conto che i contagi anche in seno ai club aumenteranno e basta anche un solo episodio per rallentare ulteriormente la preparazione. L’AIC è stata categorica: nessuno può allenarsi in gruppo finché l’allarme non  rientrerà. Allora o il Governo si rimangia tutto andando in contro a una figura mediocre dinanzi ai cittadini, oppure non fa sconti a nessuno  e continua sulla linea adottata che prevede uno stop ad oltranza finché l’emergenza non sia finita.

La data del 2 aprile oggi anche ai più ottimisti appare come una speranza vana. Poi non  si considera la bomba che può arrivare dall’Africa, che non avendo le potenzialità sanitarie ed economiche di controllare tutti come succede oggi in Europa potrebbe diventare un altro modo di reimportare un  virus, magari modificato.

A decidere quando si potrà ricominciare potrà dirlo solo la scienza. Il calcio, come gli altri sport, si rassegni: perché ha già molte responsabilità e non è il caso di aggiungerne altre, altrimenti i danni che qualche tv potrebbe chiedergli ( non lo farà), saranno nulla rispetto alle azioni legali collettive dei tifosi che magari si vedranno contagiati per l’ottusità dei padroni del vapore. Il calcio si deve fermare a tempo indeterminato. Punto. Poi si ragioni, come detto, solo su come ripartire, visto che nessuno dei cervelli ha mai pensato di inserire una norma che preveda cosa fare in caso di stop, del resto norme sul VAR e sui bilanci erano decisamente più urgenti.

 

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