De Paul rinnova, ma è sempre sul mercato

De Paul rinnova, ma è sempre sul mercato

De Paul dopo quattro anni può essere davvero l’uomo chiave e non solo quello mercato. Dove ci rimane perché piaccia o meno è l’unico ambito davvero in questa rosa (forse assieme a Lasagna)

di Redazione

Il rinnovo del contratto per Rodrigo De Paul può essere guardato in due modi: il primo è una sorta di “premio” in termini di adeguamento dell’ingaggio per l’essere rimasto nonostante probabilmente abbia ascoltato con molta attenzione quel che accadeva tra Firenze e Udine la scorsa estate. L’anno passato la sua permanenza (sempre a discapito della Fiorentina) gli valse un avvio difficile, lui stesso lo confermò. Oggi il suo avvio di stagione è pario pari a quello dello scorso anno, come quello della squadra del resto che mostra i soliti problemi già visti in passato specie per quanto riguarda la fase realizzata dove De Paul è chiamato in causa in prima persona.

Il secondo modo con cui serve guardare il nuovo accordo tra l’argentino e l’Udinese è ovviamente e squisitamente collegato sempre al mercato: avere un  giocatore con più anni sotto contratto ne aumenta il valore, specie se l’ingaggio è aumentato. Insomma i 35 milioni chiesti l’anno passato saranno gli stessi anche la prossima estate, non a gennaio quando l’Udinese non vende di certo un giocatore che può fare load differenza se non in campo almeno sul bilancio.

Proprio in campo ora De Paul è chiamato a far vedere che cosa sa fare. Per adesso è stato sempre un “ibrido“: un attaccante che non segna abbastanza da definirsi tale, un trequartista che nel calcio d’oggi è un lusso specie se gli equilibri dietro sono fragili come nell’Udinese, troppo inadeguato da mezzala quando deve fare lavasse di non possesso. Ma deve giocare e come a Firenze sembra proprio che alla fine tra i tre mali Tudor cercherà di scegliere quello minore, ovvero iniziare a obbligare il number ten ad adattarsi fare la mezzala, in modo di poter giocare sia con Okaka sia conLasagna davanti “altrimenti ci arrabbiamo” come dicevano Bud Spencer e Terence Hill.

Ma che Udinese sarà? Certamente più sbilanciata davanti e con Barak che dovrà alternarsi a Mandragora e con Fofana che farà lo stesso con Walace. Chi giocherà accanto all’argentino in mezzo lo dirà la forma e la sostanza, oltre che qualche gerarchia già scritta col francese e l’italiano in vantaggio oggi come oggi.

Nel 3-5-2 sono poi essenziali le ali e Larsen e Sema per ora non  sembrano poter far rimpiangere Isla e Pasquale per citarne solo due dei grandi ex che hanno fatto la fortuna del modulo targato Guidolin.

Ma alla fine tutto gira attorno a De Paul: sarà fulcro del gioco, la maggior parte dei palloni passeranno attraverso di lui e la maggior parte degli avversari lo guarderà a vista, perché al di là dei problemi tattici rimane il giocatore più tecnico in rosa. Poi servirà altro da lui, come lo stesso Tudor ha fatto intendere. Cosa? Fase difensiva, ma anche meno egoismo, meno possesso palla fine a sé stesso, più inserimenti ‘intelligenti’ davanti per c fregare spazi a gestire palloni da smistare alle due punte. Troppo? vedremo. le prossime quattro gare saranno importanti per capire non solo l’Udinese, il destino Tudor, ma anche se questo De Paul dopo quattro anni può essere davvero l’uomo chiave e non solo quello mercato. Dove ci rimane perché piaccia o meno è l’unico ambito davvero in questa rosa (forse assieme a Lasagna). Ma il prezzo non cala e alla fine gli acquirenti spenderanno solo se farà vedere qualcosa in più di quanto fatto finora.

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