De Paul, sempre lui: un peso se non trova un ruolo

De Paul, sempre lui: un peso se non trova un ruolo

Rodrigo De Paul continua a deludere: non per la tecnica, ma perché un giocatore così toglie spazio a un attaccante vero e non ha una facile collocazione. Insomma rischia di diventare un peso che però “deve” giocare per non svalutarlo

di Monica Valendino, @Moval1973

Rodrigo De Paul, sempre lui. A Firenze doveva essere la sua partita contro la squadra che lo voleva (e chissà quanto; chissà quando lo vorrò ancora), dopo tre giornate di squalifica. Ma il problema non è stato il suo rientro, ma cosa può dare questo giocatore all’Udinese.

Chi ha la pazienza di leggerci sa bene cosa ne pensiamo: è tecnicamente un buon giocatore (non un fuoriclasse), è stato arrogante all’inizio quando si è preso la responsabilità di indossare il 10 che fu di Di Natale e Zico mettendosi così in competizione indiretta specie col suo predecessore, è stato ibrido fin dalle prime apparizioni. Il suo modo di stare in campo può andare bene in Spagna forse, ma in Italia dove vige una disciplina tattica quasi esasperante un giocatore senza un ruolo fisso è un incubo per gli allenatori, al di là delle dovute dichiarazioni di rito che sono quasi obbligatorie. Cosa può dire il Tudor di turno? Che De Paul non serviva e sarebbe stato meglio cederlo? Non sentirete mai queste dichiarazioni, non nel calcio d’oggi dove vige il politicamente corretto, oppure ci sono clausole contrattuali che obbligano i tesserati a parlare come e quando le società desiderano.

Rimane il punto. A Firenze ha giocato ancora mezzala. Lo aveva fatto anche in passato e l’esperimento era simile a quello degli spaghetti cucinati per 55 minuti e conditi con zucchero e acciughe. La ricetta pare essere stata di un cuoco che se l’è portata opportunamente nella tomba. Peccato. Il buon Rodrigo poi è stato utilizzato da seconda punta, ma non ‘naturale’ un po’ trequartista un po’ più punta in modo da togliere spazio a chi sta in campo e chi deve stare fuori. Eh già perché questa Udinese non può giocare con il tridente, non con questo centrocampo fragile e una difesa spesso disattenta. Così se De Paul gioca davanti, uno tra Okaka (che però pare il più ‘raccomandato’), Lasagna (sognatore di Europei), Pussetto (uno che soffre di saudade argentina, visto che spesso in estate ha parlato di voler tornarci prima o poi), Nestorovski (giocatore discreto che necessità di continuità, come tutti), Teodorczyk (desaparecido) deve stare fuori. Un po’ troppi tra cui scegliere concordate?

Una squadra, piccola o grande che sia, necessità di un undici tipo, ma ancor di più di una coppia d’attacco certa, una copia che si affiata partita dopo partita e che possa raggiungere almeno 20-22 reti assieme per garantire più o meno lo stesso numero di punti, visto che in maniera non empirica un gol vale circa un punto in  Serie A a fine stagione. Con tre gol segnati ad oggi i sette punti presi appaiono già tanti, perché è inutile aver messo mano dietro (dove pure si continua a sbagliare) s poi non si cerano occasioni e non si concretizzano. De Paul crea poco, segna poco, insomma è da anni che ripetiamo questi concetti sottolineando sempre che nessuno ne mette in dubbio le qualità tecniche, ma se si decideva davvero di puntare su di lui si doveva costruire la squadra attorno a lui decidendo dove posizionarlo prima di cominciare il campionato. Invece si è preso tanto, con la sensazione che lo si sia fatto puntando sulla quantità piuttosto che sulla qualità e la logica.

Così come l’anno scorso ci si ritrova a dover vedere De Paul dentro (i primi due anni fu il più sostituito della massima serie, un motivo ci sarà), magari anche perché mr 35 milioni non può svalutarsi stando fuori, e fuori chi magari riuscirebbe a dare maggiore vigore al reparto, sempre ricordando che se in mezzo manca uno che fa gioco o fasce che cercano il fondo, nel 3-5-2 serve a poco avere an he una coppia certa.

Siamo quindi alle solite, con Tudor che come i predecessori deve fare scelte che paiono obbligate. Ora durante la sosta dovrà prendere meglio in mano la situazione. A inizio stagione sognava di tornare alla difesa a quattro, oggi impossibile per mancanza di terzini puri. Si deve proseguire con questo canovaccio, ma serve che abbia le mani libere per poter mettere in campo chi ritiene opportuno senza dover guardare in faccia  nessuno, ma scegliendo un undici che poi deve iniziare ad amalgamarsi. Questa Udinese dà spesso la sensazione cdi essere una formazione ogni giornata estemporanea per un motivo o l’altro. Così si soffrirà. E De Paul rimane una croce e qualche volta delizia se riesce a fare qualche giocata. Ma forse è meglio cercare concretezza piuttosto che fuochi artificiali che possono dare una giornata di gloria, ma che si è visto che poi una volta finiti il cielo torna a farsi buio. Le stelle del resto non ci sono, le nubi invece permangono.

Aspettando un po’ di sole si dia manforte al tecnico per riuscire a trovare la quadra, perché a gennaio oltre a qualche cessione minore non ci si può attendere molto altro.

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