Forse non è il caso di farne una tragedia

Forse non è il caso di farne una tragedia

Cosa si nasconde dietro alle critiche nate in seguito alla sconfitta contro il Chievo Verona? L’affetto di una tifoseria che crede in questa squadra.

di Redazione

Si salvi chi può, abbiamo perso una partita! Difesa in rovina, centrocampo da rifare, Udinese sotto attacco già alla prima di campionato. Il disfattismo cronico di qualche supporter friulano unito alla delusione di chi sperava in esordio più lieto. Se da un lato, tuttavia, si intravedono spiriti infausti, memorie di un passato tanto recente quanto tapino, dall’altro la delusione successiva alla sconfitta col Chievo si può leggere come reazione alle grandi aspettative riposte nel team Delneri. Le mancate cessioni, una pre-season più che discreta: fattori in grado di entusiasmare la torcida bianconera, euforia scioltasi al sole del day after ko del Friuli. Sotto i colpi di Inglese e Birsa, la squadra allestita dai Pozzo in estate è così parsa la combriccola allo sbando vista nel corso degli anni passati, aspetto questo capace di render più amaro il sapore di un insuccesso altrimenti solo circoscritto.

Attesa, dunque, trasformatasi in critiche e rabbia proprio in virtù del favore incontrato dal club nei mesi precedenti l’amara première contro il Chievo. Una sola amichevole persa, rosa giovane, di prospettiva, uscita illesa dai mille intrighi di una sessione di mercato intensa, accesa come non mai. Poi lo slogan, ah quello slogan. Messaggio forte per indurre a sottoscrivere abbonamenti, battuta ironica post gara, ironia su chi è sceso in campo. “Daremo l’anima… si è visto” commentava beffardo un fan domenica sera.

Si è forse già esaurita la pazienza del tifo friulano? Può un 2-1 casalingo suscitare tanto disdegno? Diciamocelo, che sia Friuli o Dacia Arena, il nostro stadio ha visto di peggio. E se a quest’ultimo non c’è limite, in ogni aspetto, compreso il calcio, lo stesso discorso può dirsi valido per l’affetto che lega l’Udinese alla sua gente. Mi correggo: per l’affetto che lega questa Udinese alla sua gente. Perché in fondo la rabbia maturata da una sconfitta è direttamente proporzionale a quanto di bello provato per la squadra che l’ha subita. Possiamo allora dedurne che la rosa attualmente a disposizione di coach Gigi da Aquileia – “uno di noi” cit. Curva Nord – è apprezzata, ci piace. Non un like fasullo come quelli ad un post su Facebook, ma un intrinseco entusiasmo che aspetta solo d’esser liberato. Vogliamo gasarci per le parate del nostro Simone Scuffet, trovare esaltazione nelle prodezze di Jankto, Fofana e compagni. Criticare nella speranza che ciò susciti un moto d’orgoglio. Perché per dare l’anima alle volte basta uno sprone, quello giusto. Magari da parte di una tifoseria scontenta, forse, senza dubbio innamorata.

Simone Narduzzi

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