Il mio regno per un cavallo

Il mio regno per un cavallo

I soldi e l’immagine non sono tutto. Si può anche perdere o uscire di scena rimanendo vincenti.

di Monica Valendino, @Moval1973

«Io mi sono ingannato fino ad oggi sopra la mia figura;
S’ella mi trova, al contrario di me,
Un uomo di straordinario fascino. M’accollerò, costi quel che costi, la spesa d’uno specchio;»
(Sir William Shakespeare – Riccardo III)

In tempi come questi, dove l’arrivismo il diventare ‘influencer‘ (che nome squallido per una ‘professione’), l’apparire più che l’essere, esistono storie che vale la pena raccontare. La prima riguarda il concorrente e campione della trasmissione l’Eredità su Rai1. Niccolò Pagani, il suo nome, professione insegnante, uno che agli occhi dei telespettatori appariva imbattibile. Come racconta benissimo Masimo Gramellini sul Corriere della Sera,  si è dimesso a sorpresa dal titolo di re del quiz per tornare dai suoi studenti, e lo ha fatto con una lettera che in tempi normali sarebbe banale, mentre in questi suona quasi rivoluzionaria. «Il mio posto è là, tra i miei ragazzi. Ogni mattina in prima linea, dimostrando ai giovani che la gentilezza vince sulla violenza e la cultura sull’ignoranza; che il sorriso sconfigge la rabbia e l’ironia batte l’odio. Insegnando loro a non impugnare i coltelli, ma i libri. E a sostituire gli spintoni con gli abbracci».

L’altra storia è quella di Luca Gotti, il tecnico chiamato o forse supplicato dall’Udinese di fare il primo allenatore dopo l’esonero di Igor Tudor. Ma Gotti, di fare questo ruolo non ne vuole proprio sapere. «Cosa deve succedere per vedermi in panchina dopo la sosta nella partita contro la Samp? Nulla. La società si è presa il tempo per decidere, e la tempistica in occasione della sosta sembra quella più giusta in modo che il nuovo allenatore possa avere il tempo per conoscere la realtà. Sapete bene che quando arrivano le vittorie è facile esaltarsi e poi basta una sconfitta per deprimersi».

Due figure distanti anni luce, ma così simili quella di Pagani e di Gotti in una Italia dove molti arriverebbero ad accoltellare il vicino pur di essere considerati vincenti. Citando sempre Gramellini un insegnante come ce ne sono tanti e come dovrebbero essere tutti. Innamorato della scuola e della sua missione sottopagata e scarsamente considerata, al punto da sentirne il richiamo irresistibile proprio quando stava cominciando a diventare più facile arrendersi alle lusinghe della popolarità. Poi, aggiungiamo noi, un allenatore come ce ne sono tanti e che non vengono considerati solo perché manca la meritocrazia, ma soprattutto in maestro di calcio innamorato di questo sport e e della sua missione sottopagata e scarsamente considerata, al punto da sentirne il richiamo irresistibile proprio quando stava cominciando a diventare più facile arrendersi alle lusinghe della popolarità.

Di certo Pagani verrà rispettato nella sua scelta. Farà l’insegnante e avrà molte cose in più da raccontare. Gotti rischia di dover venire incontro alle richieste incessanti del club dove lavora, che a discapito dei molti allenatori che si sono proposti non ne ha trovato uno che potesse abbinare qualità e valori umani evidentemente tanto da dover fare pressioni a chi ha ribadito qual è il suo ruolo. Alla fine probabilmente dovrà arrendersi, Gotti. Ma che succederà se poi si scoprirà come sempre che i problemi non stanno mai dove punta l’indice, ma più in là. Cosa succederà se dall’altare si passerà di nuovo alla polvere?

Una cosa è certa per noi: qualunque cosa accadrà ci saranno valori a cui non si può venir meno e che la società e le società devono iniziare a fare dio nuovo propri. I soldi e l’immagine non sono tutto. Si può anche perdere o uscire di scena rimanendo vincenti. L’importante è che quello che si fa non sia per il mero guadagno o per avere visibilità. Gli ‘influencer’ lasciamoli dove stanno, relegati dentro a un social. Nella vita reale si spera che si abbia finalmente la forza di essere sé stessi fino alla fine.

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