Andrea Stramaccioni fin dal primo giorno in cui ha messo piede a Udine ha capito bene che l'eredità lasciatagli da Francesco Guidolin era pesante: per i risultati, certo, ma anche perché la squadra era stata plasmata dall'ex tecnico e se si vuole iniziare un nuovo ciclo servono scelte anche drastiche. Ha cominciato con una 'Perestrojka', una rivoluzione dolce, mantenendo uomini e modulo, poi pian piano ha creato la squadra a sua immagine e somiglianza. Con i senatori, Pinzi, Domizzi e Di Natale, importanti sì, ma non più determinanti. per cambiare serve trovare nuovi leader, capaci di crescere diventare i futuri trascinatori. Ha puntato e difeso Allan che lo sta ripagando adesso con prestazioni superbe. Quando un giornalista ebbe un battibecco per la posizione del brasiliano, Strama, col suo fare ha risposto: "Quando io sarà a fare domane e tu seduto ui come allenatore, lo farai giocare dove vorrai". Semplice, limpido. I suoi metodi non piacciono a tutti, tanto meno a chi deve masticare amaro per una esclusione.
Ma fa parte del gioco e dell'età che avanza e va rinverdita per creare un nuovo ciclo. Stima è stato bravo finora a saper imporsi (vedi caso Domizzi quando è stato estromesso), ma altrettanto bravo nel saper dare fiducia a tutti, senza dimenticare l'esperienza che certi giocatori possono dare. Però mettendo dei paletti: gioca chi merita, gioca chi ha le caratteristiche per rendere l'Udinese adatta a giocare contro determinati avversari.
Così Di Natale si è trovato uomo di casa, in trasferta sembra poter essere tenuto fuori, per lasciar spazio giocatori con altri caratteristiche. Domizzi in attesa del rientro di Wague si era ripreso il posto, ma c'è anche Piris che può giocare lì, oltre al fatto che, come Pinzi, v soggetto a parecchi acciacchi.
Insomma, la squadra ha trovato una sua quadratura e pian piano emerge come trama stia rivoluzionando l'Udinese senza colpi di mano, ma non il semplice uso della meritocrazia. Che stride con il vecchio modo di pene che i senatori a vita devono giocare per partito preso. Non per questo sono inutili, ma hanno ruoli diversi dal passato.
Di Natale se n'è accorto, ha capito che la società punterà sempre sui giovani (Perica, non l'amico Quagliarella, irraggiungibile per le pretese granata), si è lasciato andare a un nuovo sfogo (nascosto fino ad un certo punto), lasciando intendere che diventerà Totò D'Arabia. Del resto una volta raggiunto Baggio, di superare anche Bonimba non se ne parla facendo l'uomo di casa. E con una squadra che si sta plasmando con altri protagonisti, con giovani da provare e proporre senza paura. Lui, forse, teme di diventare ancora un capro espiatorio se le cose non vanno: lunedì nella sua Empoli ci dovrebbe essere, ma attenzione alle sorprese.Totò ha capito che aria tira, si rende conto che giocherà sempre di meno, per questo a fine stagione non rinnoverà con l'Udinese, e forse per la testa di Domizzi e Pinzi passano gli stessi pensieri, anche se a un contratto non si rinuncia facilmente senza alternative valide.
Però l'epoca dei senatori a vita sta finendo, Stramaccioni è giovane e ha idee chiare su tutto, specie su come plasmare la sua Udinese, figli di un modo di allenare e di fare agli antipodi rispetto al recente passato.
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