"Col nuovo stadio il club deve crescere, basta vendere i giocatori migliori, cerchiamo di trattenerli per aprire un ciclo. Nel nuovo stadio si deve ambire a inizio stagione all'Europa, come Fiorentina o squadre di questo livello". Parole di Giampaolo Pozzo ripetute più volte quest'anno. E' la risposta giusta? La accendiamo?

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Dubitare, a Udine, è sport cittadino al pari del calcio: la diffidenza è innata, poi certamente il recente passato insegna che, nonostante i risultati importanti raggiunti, la sensazione di essere una 'bottega cara' è stata impressa per necessità o virtù proprio dal club. Può uno stadio nuovo cambiare strategie così repentinamente? La domanda è lecita, perché lo stadio in sé sono mura: tutto il contorno che l'Udinese sta progettando in senso di marketing certamente aiuterà a renderlo 'vivibile', ma all fine tutto sarà concentrato sotto l'aspetto squisitamente sportivo. Squadra vincente significa 2o mila spettatori possibili di media, squadra mediocre significherebbe i soliti 14 mila che anche nel 'vecchio Friuli' si vedevano. La differenza in termini di botteghino non porta molto, ma in termini pratici significa moltissimo.

Se qualcuno ancora si interroga sul perché l'Udinese abbia faticato in casa, una delle risposte va ricercata proprio nel cantiere aperto: lo hanno detto più o meno tutti i protagonisti, non per cercare un alibi, ma perché una cornice importante rende anche i giocatori motivati. Sembra una spiegazione inutile, ma credeteci: non lo è. Chi sceglie grandi squadre è certamente per soldi prima di tutto, per ambizioni, ma anche per giocare in grandi impianti.

Dunque l'asticella va alzata, ma come ha giustamente detto a più riprese a questo giornale l'ex Dg, Carlo Piazzolla, serve una sterzata non solo strategica, ma anche di comunicazione. Bisogna vietare a vari dirigenti di spingersi oltre sul mercato, perché il risultato è destabilizzare il lavoro dell'allenatore e il giocatore di turno. Fare esempi è perfino superfluo, troppi ce ne sono.

In questi giorni si parla di Allan: ebbene, il giocatore è molto legato a Stramaccioni, il quale potrebbe anche spingersi a chiedergli un 'sacrificio' convincendolo a rimanere ancora un anno a Udine, nel nuovo stadio, ma soprattutto con una squadra ambiziosa. Lui direbbe sì, lo assicuriamo.

Ovviamente alle spalle ci dev'essere la società che spinge nella stessa direzione. Ora c'è da capire se c'è qualche giocatore che se ne vuole davvero andare (vedi esempio Muriel, impossibile da trattenere), oppure c'è l'esigenza di cedere un elemento di spicco.

Se queste due componenti non esistono, si deve mettere a tacere giornali, siti giornali e tv (anche locali), che possono giocare a loro piacimento sulle voci.

Se in campo serve compattezza, questa è necessaria anche e soprattutto fuori per costruire una Udinese da vertice. Ripartire senza Allan, con Di Natale che potrebbe lasciare, significa altresì obbligatoriamente acquistare tre innesti di assoluto spessore , investimenti certi e costosi. Trattenerli con giocatori mirati, potrebbe cambiare le sorti.

La risposta Pozzo l'ha già data, serve dargli seguito: la accendiamo?

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