Che siate credenti o meno è giunto il momento di cominciare a pregare. Poco importa se preferiate rivolgervi ai patroni della città, Ermacora e Fortunato, alla "madrina" della tradizione udinese, Caterina, o alla Santa dei bambini, Lucia: ogni richiesta di aiuto potrebbe essere ascoltata ed esaudita. D'altronde in momenti come questi è difficile rimanere razionali e fare analisi obiettive.
L'Udinese sta attraversando un momento che definirlo "sfortunato" sarebbe poco. Andrea Stramaccioni sta perdendo di settimana in settimana i suoi uomini. Non è questione di preparazione errata o di accelerazioni "forzate" (se proprio vogliamo, l'unico dubbio può sorgere sulla gestione di Luis Muriel, ma ormai il colombiano è un ex e non ha senso parlarne), quanto di una serie di coincidenze negative che ha portato il numero di indisponibili a livelli record. L'ultimo caso, ovviamente, riguarda Maurizio Domizzi che ieri cadendo si è procurato un trauma distorsivo alla caviglia. Non c'è nessun avversario da rimproverare, così come nel caso del rigore assegnato al Cagliari non c'è un arbitro contro il quale imprecare. E' solo dannatissima sfortuna. E adesso come se ne esce? A parte prenotare immediatamente un volo per Lourdes (in questo periodo le tariffe sono particolarmente convenienti), l'unico rimedio è fare quadrato all'interno e fuori dallo spogliatoio. Che l'Udinese abbia sprecato diverse occasioni da rete contro il Cagliari e che abbia un po' tirato il freno a mano nell'ultima parte di gara è vero ed è giusto sottolinearlo, ma in questo particolare momento puntare il dito contro qualcuno o qualcosa non ha molto senso. La società ha l'obbligo di intervenire per migliorare la rosa e rispondere, per quanto possibile, alle richieste del mister. Il tecnico, a sua volta, dovrà cercare di sbagliare il meno possibile, così come i giocatori dovranno mettere il 101 per cento in campo, stringendo i denti e mettendo da parte il proprio "ego" in virtù del bene comune. Perchè nulla è compromesso e ci sono ancora ambizioni che resistono, ma se il Friuli non chiuderà le porte, una situazione tutto sommato gestibile potrebbe trasformarsi in un incubo. Per ritrovare la luce, dunque, bisogna rimanere uniti. E, in tutti, i casi si accettano miracoli...
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