Ormai da troppo tempo sentiamo parlare dei problemi economici che si trovano ad affrontare le nostre squadre che faticano ad essere competitive rispetto ai top club europei che hanno fatturati e capacità di investimento maggiori rispetto alle nostre, una situazione quindi drasticamente diversa rispetto a quanto accadeva qualche anno fa in cui il campionato italiano era l'approdo ideale dei grandi campioni, mentre attualmente finisce per essere considerato in molti casi una terra di passaggio. Proprio per questo diventa fondamentale cambiare politica, anche se questa è un'idea che non è sempre semplice poter attuare nei fatti. Poter contare su una rete di osservatori che sia in grado di scovare talenti poco più che sconosciuti che siano in grado di accontentarsi di ingaggi più abbordabili è quindi fondamentale, anche se poi c'è il rischio che nel momento di massimo splendore possano scegliere di approdare altrove attirati da offerte milionarie.

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Una delle idee più importanti che possono essere utili in questa fase è così la realizzazione dello stadio di proprietà, un mezzo che alcune delle nostre squadre hanno già attuato iniziando a goderne i benefici che ne derivano, mentre altre sono in procinto di farlo pur sapendo che la lotta con la burocrazia italiana è sempre piuttosto dura.

La prima a realizzare lo stadio è stata così la Juventus, che al momento ha il vantaggio di essere il primo e unico club a godere di un impianto totalmente di proprietà. Riuscire a trovare l'area per costruirlo è stato però semplice visto che è sorto sulle ceneri del vecchio Delle Alpi grazie a un'attenta strategia di progettazione. Si tratta inoltre del primo stadio eco - compatibile del mondo, in quanto tutto il materiale frutto della demolizione del vecchio impianto è stato riciclato totalmente e riutilizzato nel nuovo cantiere. Inoltre, è il primo stadio italiano privo di barriere architettoniche, in cui le panchine sono posizionate nelle prime file dalla tribuna (caratteristica tipica degli stadi inglesi). Almeno inizialmente qualche critica era sorta per il numero limitato di posti (circa 41.000), ma si è poi capito come la modernità dell'impianto e soprattutto la possibilità di poter giocare quasi sempre in uno stadio pieno siano aspetti da privilegiare anche per dare una carica maggiore alla squadra.

Ormai da qualche tempo anche l'Udinese, a conferma di come la società guardi sempre in modo concreto al futuro, ha avviato i lavori per lo stadio di proprietà e il momento di vedere la struttura finita si sta avvicinando. A differenza della Juventus che ha iniziato a giocare nel nuovo impianto solo a lavori ultimati, però, i friulani disputano le gare di questo campionato con il cantiere aperto, ma cercando di limitare il più possibile i disagi per pubblico e addetti ai lavori. Come per le altre società che investono nello stadio di proprietà, l'obiettivo è avvicinare gli spettatori al campo per migliorare lo spettacolo, sviluppare iniziative commerciali, incrementare i ricavi da stadio. Al momento tutto prosegue nei tempi previsti con il consenso delle istituzioni: proprio oggi, infatti, il presidente Pozzo ha incontrato, insieme alla presidente del Friuli Debora Serracchiani, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega allo sport Graziano Delrio proprio allo scopo di presentare il progetto. Il gradimento è stato massimo proprio perchè sono state sottolineate le innovazioni nel rispetto delle norme di sicurezza che devono servire a far convivere gli eventi sportivi e la normale vita di un luogo inteso a ospitare negozi e punti di ristoro, che non possono interrompere l’attività in occasione delle partite.

Tra le squadre che hanno capito l'importanza di investire nello stadio c'è anche il Sassuolo, una delle sorprese più positive di questo campionato. un'iniziativa che è stata resa possibile proprio per le capacità imprenditoriali del proprietario, Giorgio Squinzi, che è anche il presidente di Confindustria. La società emiliana ha così acquisito l'ex Giglio di Reggio Emilia, oggi Mapei Stadium, 23.700 posti, con un'offerta di 3,75 milioni di euro all'asta del fallimento della Mirabello 2000, pari a 100 mila euro in più rispetto alla proposta della Football Properties srl, immobiliare costituita dal presidente della Reggiana, Alessandro Barilli, con una quota del Comune di Reggio Emilia. In questo caso, però, il Sassuolo ha la possibilità di avere il vantaggio sportivo di giocare in un impianto simile, ma per i veri proventi economici il progetto deve essere sviluppato.

Nel frattempo anche le squadre milanesi, protagoniste finora di una stagione decisamente poco positiva, sembrano avere ben compreso l'importanza di poter giocare in un proprio stadio. La prima ad avere portato avanti il progetto è Barbara Berlusconi, che dopo avere realizzato Casa Milan ha ora predisposto la manifestazione di interesse per la realizzazione dell'impianto che dovrebbe avvenire (se ci sarà l'approvazione di Fondazione Fiera) in zona Portello, a due passi dalla sede rossonera. Lo stadio dovrebbe avere una capienza di 48 mila posti con la presenza di un liceo sportivo, un albergo e negozi nelle vicinanze proprio perchè si vuole seguire un'idea ormai determinante: la zona dove si trova l'impianto deve vivere sempre, sette giorni su sette, non solo il giorno della partita. A questo punto per l'Inter si spiana la strada per rimanere a San Siro, che verrà ristrutturato e reso più moderno con l'eliminazione del terzo anello.

A questo punto verrebbe quasi spontanea una domanda: dopo uno stadio di primo livello quando lo saranno davvero anche le nostre squadre rispetto alle rivali europee?

     Ilaria Macchi

@MondoUdinese

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