Testa sulle spalle

Testa sulle spalle

In questa squadra non ci sono cazzari, ma l’individualismo dev’essere sepolto per il bene comune.

di Monica Valendino, @Moval1973
Udinese: ecco i convocati

L’Udinese non è un a squadra di cazzari. Cos’è un cazzaro? Beh, sdoganiamo il termine che non sarà da Accademia della Crusca ma serve a rendere l’idea. Prendete Armero: piedi delicati, veloce, fantasioso, ma anche uno che ha amato la bella vita, o almeno così hanno scritto. Non è un male. Chi critica la vita privata delle persone o è un santo o un coglione. Però, per fare il calciatore, anzi lo sportivo, serve testa sulle spalle. Non puoi concederti vizi, o virtù per qualcuno chissà.

Ranegie era un cazzaro. ma non è stato il solo. In questa squadra non sembra ce ne siano. Se lo sono, allora sono pure cazzi loro. Perché per arrivare in alto non basta poi un buon rompi coglioni di procuratore che s’indigna se il suo protetto sta fuori. Dove si vuole arrivare? Al nocciolo, semplice.
Luca Gotti che non vuole essere primo allenatore, ma di calcio ne capisce eccome  dopo la vittoria a Genova ha indicato la Luna. Poi qualcuno si è soffermato come sempre sull’indice. Ma questo è comune oggi giorno. Ha semplicemente detto quello che sosteniamo da tempo. Che questa squadra è livellata come qualità. Non è dato sapere se il buon Gotti (che dovrà ripetersi a Genova sull’altra sponda, quella blucerchiata) aveva in mente qualche messaggio subliminale. Ma ha detto la verità. Che analizzata significa che se uno è bravo a rimettere dentro Nuytinck, poi qualcun altro deve rimanere fuori. E prima o poi s’incazza. E non  perché cazzaro, ma perché dalla terza categoria allaSerie A il mondo va così.

Un esempio? Un giocatore dei tempi di Zac una volta raccontò un aneddoto. Come compagno di camera gli era capitato un certo Amoroso. Che dopo qualche mese si panchina e dopo essere stato presentato in piazza da Zico, iniziò a rompere gli zibibbi a tutti perché non giocava. Il suddetto giocatore gli ripeteva di stare calmo, perché era più vecchio e saggio e sapeva come andavano le cose. Ma niente. Amoroso iniziava a rompersi davvero. Dovette intervenire l’allora DG Carlo Piazzolla direttamente con Zac per un compromesso. Mancava solo l’occasione che arrivò a Torino. Poi il resto è storia.
Questo per far capire una cosa: che stare fuori non è bello e a Udine il problema è proprio avere una rosa che non sarà quella del Real Madrid, ma non è nemmeno quella della Longobarda. E’ una rosa che può salvarsi, ma deve trovare una guida. Che non può essere un generale di ferro, un dialogatole, un tattico o via dicendo. Tutti provati senza successo nell’ultimo lustro. Dev’essere bravo sì, ma anche psicologo. Perché la gestione del gruppo sarà la sfida che da qui a giugno si deve vincere. Oramai la frittata è stata fatta. Inutile dare colpe oppure assoluzioni. La situazione è che finché qualche genio non vorrà ulteriormente cambiare il calcio portandolo a quindici giocatori (facendo felici gli estimatori di Oronzo Canà), l’Udinese avrà questo tipo di problema. Che non è da poco.

Oggi c’è Pierpaolo Marino a cercare di fare da tessitore. E tutti siamo contenti di questo perché sappiamo il suo valore, anche se il calcio d’oggi è proprio cambiato tanto rispetto anche solo al Duemila. Regolamenti, ma anche i giocatori sempre più vittime di sé essi e dei loro agenti onnipresenti. Non perché cazzari, ma perché ingenui, forse anche un po’ ignoranti e se stranieri pure con poca consapevolezza di dove sono capitati. Gianni De Biasi, altro maestro di calcio (ma davvero qui sono così permalosi da non voler pensare a un veneto accanto a un altro veneto?),  diceva spesso che non vai lontano finché pensi che il nome dietro la maglia vale più del simbolo che hai davanti. A Udine forse non hanno ben chiaro questo e Marino (lo possiamo o garantire) sta provando a far passare il messaggio. L’individualismo nel calcio è una serpe che si insinua proprio quando nascono malumori dovuti ad altri problemi, qui appunto un livellamento della rosa che prevede scelte che appaiono (a loro) indigeribili, abbinate a ingaggi non di certo faraonici. Così tutti i tecnici avranno sempre gli stessi problemi nel gestire il tutto.

Non è questione di moduli o schemi, abbiamo visto che se la testa c’è le gambe rispondono. Ma la testa ultimamente, diciamo sempre nell’ultimo lustro, è venuta fuori quando sono iniziati a piovere fischi per i fiaschi fatti in campo. Una reazione nervosa? Forse. La risposta la avremo presto. Gotti in panchina a Genova ci sarà e sarà uno sparti acque, per lui e per la squadra. O forse no. Oddo arrivò a cinque vittorie consecutive e tutti iniziavano a parlare di Europa. Colantuono chiuse a 24 punti all’andata, tutti pensavano già a un’ottimo campionato. Poi…Poi i problemi vengono fuori per chiunque, questo intendiamo. Perché fare da psicologo è più difficile che fare schemi.

Marino in  questo sarà determinante, ma lo potrebbe essere anche Pinzi. Una coppia starna con lui  e Gotti in panchina, la testa e il braccio (violento della legge…). Chissà. Una cosa è certa. In questa squadra non ci sono cazzari, ma l’individualismo dev’essere sepolto per il bene comune. Tutti per uno…si diceva una volta. E testa sulle spalle, ovviamente.

 

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