Si sa come vanno le cose con Totò: ogni anno, di questi tempi, ha il mal di pancia. Ma oggi è proprio una bella peritonite la sua. Come abbiamo spiegato ieri in altro articolo, Totò sembra che sia rimasto male con la società perché, ancora una volta, si sente responsabilizzato troppo, con la paura di ricevere ingenerosi rischi se non segnasse a raffica, come accaduto proprio l'anno scorso. Quei fischi l'hanno segnato, lui ha perdonato il Friuli, ma non ha dimenticato. Poi i gol hanno mitigato il clima, la primavera ha riportato speranze, alcuni parlavano addirittura di Mondiale, anche se lui sapeva che era impossibile.
Ma pensava che col nuovo ciclo l'Udinese gli regalasse fin da subito partner d'attacco affidabili: ha provato in tutti i modi a svezzare Muriel, non ci è riuscito nemmeno lui. Apprezza Thereau, si è trovato bene con Geijo, ma ora che l'emergenza è assoluta (Aguirre è una delle tante scommesse, non l'erede), ha sperato, ha chiesto, forse preteso Quagliarella subito.

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Una pista che la società sa che è difficile: il Torino non regala nulla, figurarsi il suo gioiello. Difficile, anche qui, ma non impossibile.  Il punto è che Totò ci teneva da matti ad essere il capitano nel nuovo stadio, ma ha anche capito che oramai è l'ultimo senatore a vita rimasto, al quale gli era stato proposto un contratto dove sarebbe stato lui a mettere la data finale dopo di che ci sarebbe stata una scrivania da dirigente. E lui in quel progetto ci ha creduto, tanto che ha provato a fare il 'dirigente': ha caldeggiato il suo amico Fabio, non come raccomandazione, ma per amore viscerale verso l'Udinese. Lo scettro del re, come gi detto, lo vuole lasciare a una punta esperta e degna. Non al primo ragazzino da svezzare e vendere. No, questo non lo può approvare.

A Udine non ha mai vinto nulla, sa che quest'anno nelle condizioni in cui è caduto Strama sarà durissima portare a casa la Coppa Italia, una qualificazione europea è poi altrettanto complicata in queste condizioni.

Strama stesso sembra implorare: questa rosa non va rifatta, va migliorata, ma non con ragazzini. Eppure per adesso nessuna risposta, tan te voci, si lavora in silenzio su varie tracce, ma nulla. Forse Totò ha capito davvero che dopo la speranza iniziale il sogno di riformare una coppia con Quagliarella e Thereau magari dietro, sta sfumando. Oppure c'è, ma nessuno garantisce follie, se così si può chiamare un sacrificio necessario. La politica del club va diritta per il suo verso, ma anche i Pozzo hanno capito che questa volta l'addio sembra inevitabile.

Il segnale lo si è avuto, ma non interpretato, in quel viaggio tra gli emiri a Natale: Totò d'Arabia si materializzerà, soldi certo a palate, ma anche un'esperienza che piace alla famiglia. Poi l'Empoli, dove Fabrizio Corsi da anni lo attende per allenare i ragazzini.

Questa volta il mal di pancia sembra davvero una cosa seria. Fabio Quagliarella potrebbe curarlo. Non crediamo al nome di El Sharaawy, che se mai si con cretizzasse sarebbe un prestito e nulla più. Il Milan dei suoi campioni non si priva e un giocatore non sceglie Udine al posto della ricca Milano, anche se in crisi.

Suggestioni, parole che non fanno altro che dare a Totò determinazione nel dire addio. Addio a tutto: alla squadra, alle scuole calcio che farà seguire dai suoi fidi amici, a Udine. Il Friuli, quei fischi sono ancora nelle sue orecchie e il pensieri che questa gente a causa non sua, non di Stramaccioni, ma di una rosa che pare un crisantemo (in estate in 50 oggi 12 contati), possa non rendergli onore è forte.

Sa che, poi, questo anno zero è di ricostruzione anche per i leader: Domizzi e Pinzi, nonostante il contratto non sappiamo se resteranno. Stramaccioni sta costruendo, giustamente, qualcosa di nuovo dove l'unico Grande Vecchio indispensabile era Totò. Magari con Quagliarella. Invece tutto sembra sfumare.

A Napoli che lo conoscono confermano: "Questa volta è tutto vero". C'è chi dice che anche le altre volte lo era, chissà se davvero il club...

Intanto però non arriva a prendere nemmeno Niang, che Strama aveva chiesto, il Milan aveva tolto dal mercato non appena fatta uscire la voce dell'interessamento bianconero e oggi lo da all'amico Preziosi.

Non arriverà Almeida, non convince nessuno. Forse arriverà Pavoletti, ma anche se fosse un piccolo principe non è l'erede che Di Natale e i tifosi vogliono, ma di più forse non  è nemmeno il partner per vivere tranquilli il finale di questo campionato.

Senza contare il centrocampo e la difesa. Mai come oggi alle richieste che non sono lamentele ma suppliche di tifosi e non solo si risponde con un assordante impotenza. Già l'Udinese non sembra incapace di volere, ma sembra incapace di prendere e forse questa è la cosa che preoccupa tutti, non solo Totò. Perché c'è da adeguarsi alle nuove regole, i 25 in rosa, quegli otto dal vivaio di cui 4 almeno da quattro anni qui. Corsi ieri, al nostro giornale, ha fatto l'esempio della Fiorentina che avrà problemi. Figurarsi l'Udinese sembrava voler aggiungere. Non l'ha fatto, ma intanto pare che anche Montella stia facendo un pensierino a Quagliarella sacrificando Cuadrado.

©Mondoudinese

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