L'Europa, come confermato su queste pagine dal Ds bianconero, Cristiano Giaretta, non è lontana e dev'essere uno stimolo, forse più che un obiettivo. Stramaccioni sta già facendo il mago ricostruendo una squadra ereditata da Guidolin che aveva manifestato tantissimi problemi. Danilo è stato rigenerato, da prepensionato deluso dalla mancata cessione a difensore indispensabile, Heurtaux che non fa rimpiangere Beanti, Piris tutto fare, Allan che annulla Pogba, una mediana che gira. Purtroppo però non mancano i problemi: ancora qualche disattenzione, un attacco che ha ricevuto rinforzi, anche se forse uno sforzo in più si poteva are per avere un giocatore pronto. Perica e Aguirre sono scommesse, come tante passate per Udine, ma è anche vero che con la Juve lanciare l'uruguaiano alla fine sarebbe stato un azzardo. Strama avrebbe voluto cambiare come leggi, forse chissà. Ha fatto il massimo con quello che ha.

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Che da un lato è tanto, dall'altro come visto ha ancora motivi per dire che si deve crescere: le fasce viste contro la Vecchia Signora sono quelle che dovrebbero esserci sempre, ma il processo di crescita di Widmer e Silva non basta se non ci sono alternative.

Ecco che risuonano ancora le parole di Pozzo, che col nuovo stadio vorrebbe altre l'asticella. Farlo senza snaturarsi è giusto, ma serve anche arrivare a qualche compromesso. Se la Juve per Pereyra è vero che offriva Zaza, forse un ragionamento andava fatto.

Massima fiducia in Nico Lopez, va bene: ma per ora a Verona non sta incantando. Non vorremmo diventasse solo una plusvalenza. Insomma sognare va bene, ma guai a pensare che quest'anno sia facile. E senza una vera crescita di tutti, anche col nuovo stadio ci potrebbero essere problemi.

Questa Udinese ha margini di crescita enormi, la società lo sa: Pozzo dopo aver creato la nuova casa siamo certi che sogna di essere il primo presidente che regala qualcosa di solito ai tifosi, la Coppa Italia quest'anno brucia averla persa perché tutti ci credevano davvero. La strada è quindi giusta, silenziosa, senza proclami, ma determinata da quanto si apprende.

Però tra presente e futuro c'è una linea comune, che si cosparge delle stelle che compongono la bandiera dell'Unione Europea. Raggiungere questo obiettivo quest'anno sarebbe uguale all'impresa fatta da Zac ai suoi tempi: giocatori non eccelsi, che col temp sono cresciuti, amalgamandosi. I quaranta punti sono solo il trampolino, null'altro, poi serve fame e ancora fame, mascherando o dimettendo le ambizioni personali. Che Heurtaux, Allan, Karnezis, Widmer abbiano grande mercato è il risultato che si ha quando si inizia a ingranare. Ma di questi 4 quanti la società vuole trattenere? Farglielo sapere, dargli motivazioni in prospettiva aiuterebbe a trovare ulteriori stimoli.

Che, sia ben chiaro, Strama e Stankovic stanno già dando. L'esempio più concreto lo si  ha con il cambio generazionale che si sta completando e co gente come Domizzi e Pinzi, che nonostante le esclusioni si sentono parte integrante della squadra. Il processo di cambiamento va cavalcato. L'Europa sarebbe forse uno stimolo anche per il club, che inaugurerebbe il nuovo stadio con una competizione che, per citare Andreotti, logora più chi non ce l'ha.

Poi il resto deve venire da sé. Pozzo, come detto, se ha parlato in na certa maniera va creduto. Questa squadra avrà bisogno di ritocchi, di guardare al bilancio come sempre, ma anche di certezze. Iniziamole a dare, la classifica dice che sono 6 i punti che dividono l'Udinese dal groppone che conta. Crederci non osta nulla, gli stimoli sono ambizioni. Aspettando di fare quei famigerati 12 punti che per inerzia devono arrivare il prima possibile, specie dopo quanto visto con la Juve.

©Mondoudinese

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