Udinese, aria di crisi ma serve calma

Udinese, aria di crisi ma serve calma

Aspettiamo fino alla decima giornata, poi capiremo se questa stagione sarà addirittura peggio delle scorse o se si potrà cercare di sperare in una salvezza tranquilla. Non di più.

di Monica Valendino, @Moval1973

Come abbiamo detto da tempo la classifica di Serie A prenderà davvero forma solo dopo la decima giornata. C’è davvero qualcuno che crede che Fiorentina e Samp rimangano penultima e ultima a lungo? Suvvia. L’Udinese, invece, come ogni anno sempre stata costruita per salvarsi. Lo ha detto in tempi non sospetti Tudor, affermando senza se e senza ma che questa squadra è più o meno la stessa dell’anno passato per cui implicitamente ha asserito che i problemi sono gli stessi. Se lo ha detto lui che vive da dentro la situazione cosa possono pensare i tifosi?

Nulla, se non che se in estate l’arrivo di Marino aveva dato nuova linfa a vecchie speranze, oggi il pessimismo sembra tornare fuori prepotente a causa di un gioco che è rimasto lo stesso da anni, anche se il tecnico sperava (anche qui per sua ammissione) di poter provare la difesa a quattro. Mancano però terzini puri e una mediana capace di fare la differenza, che  crei occasioni e che sappia difendere. Poi, tra tanti doppioni in attacco, mancano almeno due giocatori da doppia cifra quelli che garantirebbero una salvezza tranquilla o forse anche qualche cosa di più. Ma sono osservazioni del momento, sarà il campo a confermarle.

Calma, la parola d’ordine dev’essere questa, inutile farsi prendere dalla rabbia per investimenti non fatti o per un mercato che a detta di molti è stato solo di facciata e con il solito occhio rivolto al Watford (pure esso in crisi). Gino Pozzo non se la passa bene, questo è certo. La Brexit gli impone scelte sugli Hornets impreviste fino a due anni fa. L’Udinese è una squadra che al di là di stadio e poco altro rende quasi nulla. E con il 2021 i diritti tv potrebbero portare ancora meno introiti se passasse la linea Mediapro.

La situazione non è solo una fotografia istantanea sul presente, ma una panoramica su passato (da cinque anni gli stessi errori estivi) e sul futuro (troppe voci, troppi procuratori invadenti, troppi giocatori che sanno di essere di passaggio, troppi stranieri e una cronica mancanza di veri leader di spogliatoio). Pierpaolo Marino si fa sentire eccome, ma spesso anche il più navigato dei dirigenti può poco quando la crisi è atavica e profonda.

Ora, come detto, attendiamo le prossime gare con Verona, Bologna, Torino e Fiorentina per capire meglio se questa Udinese può salvarsi senza troppi patemi o se addirittura ci sarà da soffrire più dell’anno passato. Per ora c’è sconcerto per il non  gioco col Brescia, per come la squadra in casa (e non solo oggi) non si impone  ( spesso il modulo è il solito e facilmente aggirabile),  mentre dà la sensazione che in campo ci vadano non i migliori ma quelli che in un certo senso “devono” giocare (non si spiega altrimenti l’uso di Fofana da tempo inguardabile).

Si parla di De Paul, ma nemmeno lui fa la differenza anzi sembra quasi un sopravvalutato che deve limitare le sue giocate per stare attento alla tattica, cosa che lo limita ulteriormente e lo rende addirittura superfluo. I 35 milioni chiesti per lui sono apparsi fin da subito troppi. In  questi anni non è mai stato decisivo, forse bello, ma non di certo un Di Natale (con le debite proporzioni). Così è rimasto ancora a Udine e vorremmo tanto sapere con quale spirito. Inoltre costringe Tudor a giocare sempre nella stessa maniera con gli avversari che oramai conoscono i limiti che tutti vedono.

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Infine il tecnico: qualcuno sostiene che proprio le sue dichiarazioni possano influire prima o poi su un eventuale allontanamento se le cose non cambieranno in fretta. Che la società sia saggia e si assuma le sue responsabilità: se in cinque anni sono passati dieci allenatori, forse la colpa non  sta in panchina. Nuovi cambi a cosa servirebbero? Nessuno, nemmeno Guardiola, potrebbe fare un cerchio con quattro linee rette. La squadra è questa, oramai c’è solo da dare motivazioni più che disegni tattici improbabili. Quelle sì possono fare la differenza. Guardate il Brescia come ha giocato per orgoglio suo e per il suo tecnico dopo le simpatiche prese di posizione di Cellino. Marino qui può essere determinante. Per questo calma e gesso: aspettiamo fino alla decima giornata, poi capiremo se questa stagione sarà addirittura peggio delle scorse o se si potrà cercare di sperare in una salvezza tranquilla. Non di più.

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