Udinese, baci e abbracci e il sogno Quagliarella….

Udinese, baci e abbracci e il sogno Quagliarella….

di Monica Valendino, @Moval1973

Sono due le fotografie della domenica: l’abbraccio di Deki a Stramaccioni  a fine gara, così potente che i polmoni del povero Andrea hanno rischiato di schiacciarsi. Il serbo però, ignaro del pericolo, continuava, con un sorriso grande così forte come lui, forte e potente come un monsone. Sapete, in India i monsoni non sono visti come tragedia, anzi sono una sorta di appuntamento per ‘fare pulizia’, per ridare all’aria quella frescura che si era andata persa impegnandosi di odori, sapori, colori che solo l’India possono dare.  La vittoria dell’Udinese è stata un monsone: ha fatto pulizia, anche se ovviamente certe persone, certe parole dette e che continueranno a uscire, non le spazzi via nemmeno con una bomba atomica. Poi, magari, fra qualche anno saranno le stesse che diranno con rammarico perché quella strana coppia così affiatata, dopo un ciclo a Udine se ne siano dovute andare via…Va così il calcio, anche s non dovrebbe. Non dovrebbe soprattutto esserci prevenzione. Perché se la critica è sacrosanta e smuove anche gli animi (una piazza che ti dà solo pacche sulle spalle non può ambire a nulla), è altrettanto vero che il pregiudizio crea un’atmosfera che fa scappare il prima possibile tutti. Ea  Udine di pregiudizi, nascosti sotto forma di critica, ce ne sono sempre stati, ce ne sono, ce ne saranno purtroppo. Udinese+Calcio+v+Torino+FC+Serie+88S3tfENorvlSi diceva delle critiche: Pozzo ha alzato l’asticella ancora una volta, spiegando però questa volta anche che serve un pubblico caloroso per creare un ambiente che faccia sì che i giocatori possano rimanere anche se gli ingaggi non cambieranno di molto. Come diceva J.F.K., ‘ non pensare a quello che il club può fare per te, ma quello che puoi fare tu per il tuo club’. Oddio, non ha detto proprio club, ma la questione non cambia. Pozzo, e qui ci batteremo, ha però ribadito che la politica non cambierà: si scoveranno giovani, si aspetteranno, si lanceranno, si affermeranno, si venderanno. Non più magari dopo 2-3 anni, ma magari dopo cinque.  IL punto è che Cassano, come ha detto lui, poteva anche essere ingaggiato, ma non è nelle corde del club. No, grazie: Cassano no. Ma per riempire di passione il nuovo stadio continuiamo ad essere certi che non bastano giovani da sostenere, ma serve anche avere uomini immagine. E con la possibile partenza di Totò, che avvenga o meno, i vari Pinzi, Danilo, Domizzi vuoi per età vuoi per il ruolo che hanno in campo, non sono la stessa cosa. Nell’immaginario calcistico di tutti, da sempre, è l’attaccante l’uomo simbolo. Non sarà giusto verso gli altri, ma è così. E in tema attaccanti, ieri Fabio Quagliarella a fine gara ha parlato chiaro: «Sono felice, soprattutto, di questa accoglienza e degli applausi che mi ha riservato il pubblico di Udine. Non me l’aspettavo». E’ la seconda fotografia della giornata. L’incubo di Stramaccioni (con la Juve mentre l’Udinese sbagliava i gol, il vecchio ‘Cosmo’ mandava ripetutamente in evidenza i gol del granata, allora agognato per rimpolpare l’attacco), anche nello scontro diretto lo ha fatto impazzire. Il Toro è stato lui, c’è poco da dire o da aggiungere. E gli applausi per quella girata che si è stampata sul palo, non erano solo sportività, erano quelli un’implorazione: sappiamo che Quaglia a Udine tornerebbe di corsa per chiudere la carriera, quando hai il benestare del giocatore almeno il 50 per cento dell’affare è fatto. Strama su quel palo ha ammirato, sospirato di sollievo e, chissà, magari ancora sognato di costruire quello a cui vuole arrivare.

[polldaddy poll=8710770] Il tridente: sì, perché a chi lo considera un allenatore che pensa a difendersi (Zeman a parte, chi non lo fa?), nelle giovanili ha sempre giocato con il tridente. Quagliarella, Di Natale (che magari potrebbe anche rinunciare ai soldi americani per giocare ancora con l’amico) e Thereau o Fernandes o chi pe loro possono diventare più di una soluzione tattica. Possono diventare un’arma per dare all’Udinese la giusta caratura che necessita nel nuovo stadio e possono dare alla gente quella passione che a volte sembra affievolirsi, abituata da piazzamenti e politica consolidata.

Alzare l’asticella non significa fare follie, basta un sacrificio. La fotografia di quelli applausi finali alla squadra e una parte a Quagliarella dovrebbero arrivare al Paròn. Che ha persone che sanno fare mercato, è indubbio, ma che per una volta potrebbero offrire un sogno, perché averlo da avversario, Quaglia, è appurato che sia un incubo! Rimangono queste immagini dopo il Torino e ci dispiace per chi non le sa apprezzare: perché l’aria di primavera è arrivata, ora, con calma (chi l’ha persa stava però fuori), si può tentare di costruire ulteriormente la squadra già da subito. Ambire all’ottavo posto, come scritto in altro articolo, cambia poco e cambia molto. Poco perché non si va in Europa, molto perché la Coppa Italia futura sarebbe più facile e quei soldi presi in più dal piazzamento, chissà, magari riuscirebbero a contribuire a essere considerati un gentile omaggio da girare a un sogno. img.php E tra baci e abbracci, nessuno ci vieta di fare una considerazione finale: questa Udinese è sempre stata un gruppo solido e coeso e il merito è solo ed esclusivamente di chi l’ha costruito. Difficoltà ce ne sono state e ce ne saranno nel processo di crescita, ma quando metti queste basi puoi solo crescere. Nel nuovo stadio come miraggio, con magari qualche sogno in più da cullare. LE PAROLE DI STRAMACCIONI A FINE GARA [sportspress_tv uuid=”1mpq2m54kqc5m1cwibfln3uo4b” size=”large”] ©Mondoudinese  

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