Si scatenino pure i critici: è facile, oggi, trovare bersagli. C’è chi auspica, magari, certi risultati perché in un campionato da ‹ anno zero › dove la classifica, nonostante non sia brillante (siamo tutti d’accordo), ma nemmeno drammatica, ha qualcosa da dire e ridire e soprattutto sperare.
Va bene, ma sia chiaro: non ci sono ‹ lu vive dite jo › non ci sono carri di vincitori e perdenti, c’è solo l’Udinese che conta. E non deve essere sfruttata a piacimento. E ’ un bene, piaccia o meno, si sia d’accordo o meno. Sull’essere d’accordo sulla gara di Cesena è indubbio che l’Udinese ha creato troppo poco per essere considerata onorevole. Soprattutto, dopo la rabbia presa con la gara contro la Lazio e la sosta servita a recuperare al meglio gli uomini, è stato proprio l’atteggiamento dei bianconeri a preoccupare maggiormente: aggressivi sì, ma anche confusionari, nervosi, a volte fragili nell’uno contro uno, spesso inermi dinanzi alla foga avversaria e con poche soluzioni davanti.
I perché di questo? Li sa Stramaccioni, li conosce Pozzo. Purtroppo abbiamo la sgradevole sensazione che il fondo toccato con questa sconfitta abbia radici interrate da tempo e che riportano a vecchi discorsi: più di un dirigente ha parlato troppo di mercato, qualche avvoltoio sappiamo si è già gettato su quei giocatori appetibili. Vagli a spiegare che se non fanno bene di appetibile al massimo hanno l’autografo per un ragazzino. Ma i calciatori d’oggi non capiscono questo e anche se lo spirito di gruppo è cosa tangibile, è altrettanto vero che dietro le mura del ‹ Friuli ›, tra i propri telefoni, le chiacchierate con gli sciacalli non mancano.
Questo è un problema.
L’altro nasce dalla società: inutile che quando si parli di Watford si dica sempre che l’Udinese ha la precedenza. E’ ovvio che sia così, altrimenti il club sarebbe stato già venduto, ma una distrazione lo è: la Premier vale 120 milioni, non briciole. E Angella avrebbe fatto comodo, così come Abdi. Ma non solo, perché le valutazioni sbagliate quest’anno sono state fatte in estate quando Aranguiz è stato perso in maniera incredibile per l’esperienza che ha l’Udinese sul mercato, per come si è gestito Muriel e per come si è scelto di lasciar andare via Lopez senza sostituirlo.
Strama ha certo le sue di colpe: perché quando una squadra perde un allenatore non può esimersi. Se molte volte gli episodi spiegavano tante cose a Cesena non ci sono spiegazioni da dare, solo la consapevolezza che la semina è in corso, ma bisogna prima di tutto estirpare la gramigna. Fare chiarezza, sapere che si ha l’appoggio di tutti, intendiamo tutti, per poter costruire un futuro.
Oggi c’è solo il presente, da analizzare attentamente, ma da non drammatizzare: stay calm e tifiamo Udinese, il nostro patrimonio, la nostra squadra.. Ognuno dica la sua, ognuno tenga la propria opinione se la crede giusta, ma nessuno dimentichi che il simbolo viene prima di tutto e non è che con teste cadute e o altri estremi rimedi si risolvono problemi che nascono forse da inconsci errori nati tanto tempo fa e che, dopo dice,bere, speravamo di non dover più vedere.
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