Nessuno, e ribadiamo nessuno, nella squadra di Stramaccioni, staff compreso, non è carico a mille per dimostrare che gli ultimi 30 minuti di Napoli e la sconfitta con la Lazio sono alle spalle. Purtroppo, a Udine, oltre alla iella avuta quest'anno tra infortuni di giocatori e arbitri, oltre alle difficoltà di un anno di ricostruzione, oltre alle difficoltà anche di giocare in uno stadio per tre quarti inagibile (chiedere ai giocatori quanto incide), ci si mette anche qualche gufo interno che, o è un semplice nostalgico o è prevenuto. Intanto i fantasmi da Parma, le nebbie padane avvolgono il futuro prossimo, inutile negarlo. Giocare fare tre punti al Tardini era un obiettivo primario, ora la situazione che si è creata rende tutto ancora più nebuloso: arriveranno i tre punti a tavolino (come logica vorrebbe se il Parma fallisse) oppure la Lega troverà un archibugio per salvarsi la faccia piuttosto che per salvare un campionato già falsato. Chiaro che l'Udinese è vittima di questa situazione, ma intanto a Cesena deve fare punti, perché le altre giocano e muovono la graduatoria, mentre lei deve consolarsi col fatto che si deve allenare per recuperare chi non stava bene. La squadra, nonostante qualcuno cerchi di dimostrare con tesi astruse il contrario, è granitica, ma in effetti come sollevato dall'ex DG Carlo Piazzolla, diventa inutile parlare di alzare l'asticella, quando poi si sentono valutazioni di giocatori come Allan. L'Udinese è chiaro che vivrà sempre con la politica intrapresa, ma solo a campionato finito si deve decidere chi, eventualmente, dev'essere sacrificato per mantenere il bilancio più che positivo. Parlarne ora rischia di destabilizzare non solo Allan, per esempio, ma tutti quelli che alle spalle hanno quei procuratori che non aspettano altro che un segnale per iniziare a volare come avvoltoi sulla preda. Andrea Stramaccioni ha creato un gruppo granitico. Bravissimo Stramaccioni a parlare chiaro: massima fiducia nei suoi, nella loro professionalità, ma se qualcuno pensa ad altro la rosa permette finalmente cambi. Messaggio chiaro, diretto. Aggiungiamo però che Stramaccioni da solo può gestire la squadra, ma serve compattezza anche nelle dichiarazioni, le grandi squadre fanno così. Altra nebbia da diradare, tanto per far luce su chi getta ombre è un'altra questione legata in qualche modo a questo aspetto: sfatiamo definitivamente il fatto che Stramaccioni abbia fato il mercato. A Udine non è mai successo e chi lo sostiene lo fa in malafede. L'allenatore a Udine, al massimo offre suggerimenti (accolti per Piris, una occasione, Thereau e Kone che servivano ad alzare la media anagrafica e l'esperienza, neo dell'anno scorso): Tutto il resto, pregi (Wague) ed errori (Aranguiz) sono frutto della società che come sempre persegue la sua idea di setacciare il mondo alla caccia di talenti: non tutti sono tali, non tutti esplodono subito. Perica e Aguirre, ad esempio, stanno dando l'impressione di doversi ambientare ancora prima di essere quello che la società spera, degli attaccanti che fanno la differenza. Chiaro che, tornando al discorso di prima, Stramacconi ha costruito un gruppo completamente dalla sua e potrebbe parlare con qualche giocatore chiaramente: 'rimani un altro anno, il progetto parla davvero di alzare l'asticella, ci divertiremo'. Ma alle parole serve abbinare i fatti: da qui a giugno, come ha confermato anche il Ds Giaretta, basta parlare di uscite. Che il gioco manchi è una frase fatta, poi: un allenatore va giudicato quando ha la rosa al completo e a Udine quest'anno è successo a intermittenza, spesso dovendo davvero inventarsi una squadra. Specie in attacco, dove si è puntato su Muriel per il quale si doveva capire prima che non voleva Udine e cederlo, magari al posto di Lopez, affare economico da oscar, ma sportivo senza sostituti. Così anche cambiare gioco, diventare più offensivi diventa complicato. La mentalità, altra questione sollevata spesso da opinionisti o finti tali che spopolano in quelle trasmissioni che cercano la polemica per fare audience: l'ultimo anno diGuidolin, dove la paura regnava davvero sovrana e il gioco era prevedibile come le parole dei politici, ha lasciato il segno. Qualcuno non si è accorto che c'è un cambio generazionale in corso, poi, che si sta inculcando una mentalità vincente emersa chiaramente in più di una partita, ma che purtroppo non ha portato se non briciole (vedi Juve) o complimenti (vedi Roma e Napoli in Coppa Italia). Un risultato utile avrebbe cambiato forse qualcosa, qualche episodio a favore avrebbe aiutato a non sentirsi vittime, la cosa più sbagliata dove l'allenatore deve intervenire anche duramente perché rischia di divenire alibi seducente, da abbinare al fatto che Udine è una realtà non protetta. Udine, e qui deve intervenire la società, col nuovo stadio non sarà più trampolino di lancio. O almeno non prima di aver concluso un ciclo che non può essere circoscritto alla crescita di questo o quel giocatore, ma di tutta la squadra, come accaduto con Zaccheroni e Spalletti. Tornando a Parma, ora non serve parlarne più. Davanti altre nebbie padane, quelle di Cesena. Altra gara da vincere, partita diventata ancora più complicata perché mentre i vertici del calcio non sanno come risolvere la questione dei Ducali, salvando il salvabile (Mission Impossible, chiamate Tom Cruise!). Nelle due trasferte si erano preventivati dai sei ai minimo quattro punti per affrontare poi il resto del campionato con tranquillità. Ora al massimo ne può fare tre. anzi ne deve fare tre, perché della Lega è bene non fidarsi e anche se si dovesse rigiocare al Tardini, contro una squadra derelitta, a quel punto ci potrebbero essere altri punti interrogativi, vedi un acciacco, uno squalificato. Insomma tra le nebbie dell'Emilia-Romagna è bene uscirne con una vittoria, per rispondere direttamente anche a chi si lamenta di allenamenti fatti a porte chiuse. Ma l'Udinese, sia chiaro, non è una fantasma e non deve temere altro che sé stessa i suoi fantasmi che si è creata. Anzi deve dimostrare alle malelingue, ai gufi, anche alla società che il gruppo che si sta costruendo merita fiducia. E non parole di mercato, altrimenti si rischia di creare un vortice pericoloso.