Udinese, foto di gruppo

Udinese, foto di gruppo

di Monica Valendino, @Moval1973

LA fotografia più bella di Udinese-Juve è l’abbraccio finale, ra pubblico, squadra e tecnico. Capita, ma a Udine era da tanto che non si vedeva. O meglio, quest’anno è facile cogliere questi attimi, ma per troppo tempo si è ragionato con un comandante tra i migliori in circolazione, ma solitario e introverso, una squadra che pensava alle sue ambizioni il più delle volte collimanti con quelle personali e poco altro. Risultati certo, ma non dava l’impressione di essere una squadra, da ‘squad’ in inglese, un termine non da poco, molto simbolico.  Si dice spesso, citando J.P. Sartre,  che il calcio è metafora di vita. Ebbene, è qualcosa in più potremmo dire. Molti, tra voi lettori, sapranno infatti che la nascita del ‘football’ è vecchia del 1863,  quando la Football Association (la federazione calcistica inglese, che è la più antica del mondo) si riunì a Londra per decidere  le regole. Molti tra voi lettori, non sapranno però che la riunione che decretò nascita e regole avvenne presso la Freemason’s Tavern – che i Massoni di Londra usavano per i loro ricevimenti e i loro pranzi – in Great Queen Street (di fronte alla Freemason’s Hall che era ed è il quartiere generale della Grande Loggia Unita d’Inghilterra). Ivi si tennero sei incontri durante i quali fu compilata la prima versione delle regole del calcio, dopo che a Cambridge erano già state discusse le prime bozze. 01022015-B25J5654Come mai fu scelto proprio questo luogo? Per prima cosa provate a pensare perché tifate per una ‘squadra’, poi magari perché il calcio d’inizio viene dato in mezzo a un  cerchio disegnato da un ‘compasso’: il simbolo della Squadra e Compasso è uno dei più noti emblemi della Massoneria. Insieme con il Libro della Legge Sacra, la Squadra e il Compasso compongono le Grandi Luci della Libera Muratorìa. Ecco qual è la pietra angolare del gioco. Da qui comincia tutto. Poi ci sono i valori comuni di libertà, fratellanza ed uguaglianza che devono essere portati a simbolo, dal greco σύμβολον e dalle radici σύμ- (sym-, “insieme”) e βολή (bolḗ, “getto”), “mettere insieme” due parti distinte. E l’Udinese, permettetecelo, oggi incarna questi valori universali. Insomma tutto inizia a prendere forma pian piano. E questo gioco comincia a non apparire più tanto tale, quanto piuttosto il simbolo perduto che deve riunire alcuni ideali. Attraverso il calcio si lotta, si combatte. I bianconeri hanno fatto un dogma di questo ideale, il pubblico friulano non può che apprezzare perché forgiato proprio attraverso una fratellanza nascosta e invisibile, che unisce un carattere mai domo a una sincerità a volte fin troppo disarmante. Chi non è così, da queste parti, non è proprio amato. Di squadre che hanno fatto del simbolismo la loro storia ce ne sono molte. L’Argentinos Juniors (in cui giocò anche Diego Armando Maradona), per esempio, fu fondato nel 1904 con il nome di Mártires de Chicago, in omaggio agli anarchici ingiustamente condannati a morte del 1886 a Chicago. D’altra parte, anche il Chacarita Juniors nacque in una biblioteca anarchica di Buenos Aires, ed i suoi colori – bianco, rosso e nero – indicherebbero la purezza e gli ideali politici libertari dei fondatori. Oggi, tra le due tifoserie, esiste un solido rapporto di amicizia fondato sul comune ideale anarchico che è alla radice della storia dei due club. L’Independiente è un altro esempio di come le lotte sociali si legarono a quell’epoca al calcio, giacché i fondatori scelsero questo nome in quanto erano in contrasto con i loro datori di lavoro e si dichiararono Independientes de Patronal. Nel 1908 nacque anche il Club Atlético Libertários Unidos, il cui nome potrebbe dimostrare che alcuni anarchici o simpatizzanti furono tra i suoi fondatori, tesi avvalorata dai colori sociali: rosso e nero (un’altra versione dice che il nome deriverebbe dalla via in cui avvenne l’atto di nascita della squadra. Ma come spiegare i colori sociali?). Anche il piccolo club El Porvenirebbe alcuni anarchici tra i suoi fondatori. Una delle squadre più seguite in Croazia, l’Hayduk Spalato, ha probabilmente avuto tra i suoi fondatori alcuni anarchici, dal momento che il primo nome scelto fu Anarkho. In Germania, la squadra storicamente è più orientata a sinistra è il Fußball-Club St. Pauli von 1910. Si tratta di una polisportiva ubicata nell’omonimo quartiere di Amburgo, Il cui attuale presidente, Corny Littman, è stato il primo (unico?) presidente del calcio tedesco ad essersi dichiarato omosessuale. Tra gli anni ’80- ’90, il St.Pauli è stata la prima società a vietare l’ingresso nel proprio stadio ai tifosi di estrema destra. Anche la sua tifoseria, ovviamente, è esplicitamente legata al comunismo, al socialismo, all’anarchismo e all’antifascismo. Club e tifoseria si sono inoltre sempre dichiarati nemici del razzismo, promovendo iniziative comuni per diffondere la cultura antirazzista. 01022015-ISG_7397Il motto del F.C. St. Pauli è: «Non established since 19», ad evidenziare la sua posizione antitetica rispetto a tutto ciò che è parte integrante del “sistema”. Ma come, direte voi lettori, Massoneria e Anarchia insieme? Sì almeno a cavallo tra ‘800 e ‘900, guarda caso quando molte squadre nacquero. A fronte di un’apparente incompatibilità fra Massoneria e Anarchia, ecco molti nomi illustri dell’anarchismo che sono transitati per le Logge: Proudhon, Bakunin, Ferrer, oltre agli italiani Andrea Costa e Errico Malatesta. E perché si gioca in undici, poi? Il numero Undici, insieme al 22 è un numero maestro e rappresenta la potenza, la giustizia e il potere acquisito per meriti e valori in senso positivo e la paura e la decadenza morale, in senso negativo. Caratterizzato dalla uguale presenza sia di proprietà maschili che femminili è sovente associato a segreti, legami e vincoli. Undici esoterico, ma non solo: le prime squadre nascevano dalle università che avevano classi di dieci alunni, a cui nelle partite si aggiungeva il maestro. Il capitano divenne da qui il discendente in campo proprio del maestro. Insomma, il calcio è per le masse, anche grazie alle sue origini nascoste. E l’Udinese, anzi il gruppo bianconero, è una fratellanza che sta unendo più che mai tutti. E non è la partita con la Juve a farlo scrivere, ma un processo che Stramaccioni ha iniziato a luglio, andando avanti per la sua strada anche quando qualcuno da queste parti storceva il naso. Ha ricreato quella passione che mancava da tempo, che ora non è più uno slogan impresso in tribuna: la foto di gruppo è un pezzo di storia se vogliamo. La rinascita di un club che è e sarà forte solo se unito. Perché è vero: siamo l’Udinese, ma ciò non toglie che le grandi imprese sono state fatte da persone normali, unite da ideali comuni. Moval©Mondoudinese

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy