Udinese peggior attacco d’Europa (col Watford): è l’ora delle scelte vere

Udinese peggior attacco d’Europa (col Watford): è l’ora delle scelte vere

‘Udinese, per chi non lo sapesse, è il peggior attacco d’Europa. Al secondo posto nei cinque campionati più importanti c’è, guarda guarda, il Watford: un caso?

di Redazione

C’è bisogno di puntare al problema che parte dalla tre quarti in su e affinare le situazioni, ma questo è sicuramente compito dell’allenatore”: Pierpaolo Marino è chiaro nell’evidenziare la situazione che è il grossissimo problema dell’Udinese, l’attacco anemico.  L’Udinese, per chi non lo sapesse, è il peggior attacco d’Europa. Al secondo posto nei cinque campionati più importanti c’è, guarda guarda, il Watford: un caso? Non  proprio, ma sono discorsi diversi, il primo ha un annoso sperpero di energie sulla quantità piuttosto che sulla qualità, il secondo, gli inglesi, forse subiscono indirettamente già l’effetto Brexit tanto che Okaka (comunitario) è stato ridato all’Udinese anche se qualche altra offerta c’è stata, ma ritenuta non valida.

La media di gol fatti a partita da parte della squadra di Tudor è di 3 reti su 7 sette partite, una media da serie B, visto che le concorrenti (anche in Inghilterra) si avvicinano alla rete fissa per gara.
Anche per expeted gols l’Udinese ha prodotto solo  5,83 occasioni, in Europa solo Newcastle e l’Auxburg hanno valori simili. L’Udinese è penultima in Serie A per tiri in area: 11 volte a partita, solo il Lecce ha fatto peggio, e su 100 tiri solo sette sono pericolosi.

La nota positiva e il controsenso? In difesa i bianconeri concedono 0,8 a partita, solo l’Inter concede meno. Tudor ha quindi messo mano alla fase di non possesso o difensiva che dir si voglia, ottenendo qualche risultato che però viene vanificato da distrazioni di massa o singole che provocano almeno due grandi occasioni a partita per  gli avversari. Brescia, Parma e Fiorentina hanno già ringraziato con mazzi di fiori e cioccolatini fatti recapitare a chi di dovere forse. Sta di fatto che dietro, rispetto agli anni passati le cose vanno meglio. Ma è una mera illusione pensare di salvarsi se comunque un gol qua e là lo si prende, abbinandolo al fatto che questo attacco è spuntato a dir poco.

Manca una coppia gol affidabile questo è il problema. Con De Paul tutto si è complicato. L’argentino per ora è stato messo a fare da mezzala, ma attenzione perché le caratteristiche che ha non gli permettono di avere lucidità nelle due fasi di gioco per novanta minuti, vedi Firenze dove a parte qualche fiammata non si è praticamente visto. Un giocatore deve giocare nel suo ruolo, il problema è che Rodrigo deve giocare ma non si sa ancora bene dove. Da punta non segna a raffica, da rifinitore fa assist ma si ferma lì, da mezzala non rende. Eppure ci deve stare anche per non svalutarlo dopo che in estate si è chiesta la cifra forse esagerata di 35 milioni.

Per cui con lui in campo Tudor deve trovare equilibrio, ma anche deve essere diplomatico nel gestire un attacco troppo folto e livellato. Qualcuno deve vedersi la partita dalla panchina senza nemmeno pensare di entrare. Ecco che si spiega come mai a Firenze Nestorovski e Okaka hanno giocato dopo che si erano comportati benino col Bologna. In Toscana sono stati insufficienti per cui col Toro alla ripresa riecco probabilmente Lasagna con l’ex Watford, che pare altro inamovibile a prima vista. Ma così facendo si esclude Pussetto, si limita Nestorovski, ci si dimentica del polacco “Teo“. Siamo alle solite: tanta abbondanza, qualità mediocre ma soprattutto mancanza di una coppia certa che si affiati e cerchi assieme di arrivare almeno a venti reti in due, la cifra minima per trovare una salvezza relativamente tranquilla (sempre che il resto della squadra giri, ovviamente).

Cambiamenti tattici non se ne vedono. “Non sono io a fare le formazioni ma Tudor, a cui lasciamo giustamente fare il suo compito senza interferire, abbiamo in lui estrema fiducia”, ha ripetuto Marino. Il punto è che chi parla di 4-4-2 pensa forse al Fantacalcio o a Football Manager dove tutto è più facile: nella realtà mancano terzini veri e ali di un certo spessore (Larsen non è quello dello scorso anno, Sema va a momenti, troppo poco). Poi così giocando ci si troverebbe un surplus maggiore di punte e centrocampisti oltre che di difensori, insomma si stravolgerebbe non solo la squadra ma anche il mercato fatto e che verrà.

Si andrà avanti con la difesa a tre, quindi, quella tanto criticata in questi anni, quella che per ora regge ma riuscirà a resistere?

Ora 4 partite fondamentali. Torino, Atalanta, Roma e Genoa. Qui ci si gioca davvero una buona fetta di futuro perché all’undicesima la classifica sarà decisamente più veritiera. Quattro punti per non  precipitare e rimanere a galla con la media di circa un punto a partita, che significherebbe circa 40 punti alla fine, per cui salvezza. Ma dal dire al fare c’è in mezzo un mare di dubbi: in attacco chi giocherà? De Paul oltre alla tecnica si saprà disciplinare tatticamente? La difesa terrà? Non  è solo Tudor a fare scelte, serve unità d’intenti e di vedute. Ma se si guarda anche al precampionato si capirà che i campanelli d’allarme erano già suonati. Di certo il tecnico lo sa, ma quali possono essere le soluzioni? Per ora sembra che si andrà avanti così, non vorremmo che la responsabilità data all’allenatore gli si rivolti contro se non arrivassero risultati, perché qualunque suo collega oggi avrebbe gli stessi problemi e dubbi.

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